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LA VIA FLAMINIA

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Una delle più antiche e famose strade d’Italia è la via Flaminia che da Roma conduce a Rimini toccando Otricoli, Narni, Terni, Spoleto sul versante meridionale dell’Appennino; Cagli, Fossombrone, Fano, Pesaro sul versante Adriatico.

L’epoca della sua costruzione non è conosciuta, ma con certezza si sa che esisteva già al tempo degli Etruschi. Tale strada veniva percorsa dai Galli Senoni, succeduti agli Etruschi nel 392 a.C., per tenere sotto controllo i popoli sottomessi e per difenderli dalla prepotenza romana. I Galli però, a causa della loro vita nomade e del carattere selvaggio, non erano in grado di occuparsi di costruzione e manutenzione della strada. Se la strada durante il loro dominio fu mantenuta transitabile, è lecito supporre che l’onere della manutenzione venisse lasciato alle popolazioni indigene. Nel 295 a.C. i Galli furono vinti e cacciati dai Romani i quali avevano tutto l’interesse di mantenere efficiente la strada, così necessaria alla loro difesa, poiché aldilà del confine segnato dal Rubicone dominavano ancora i Galli Boi.

Nel 218 a.C. la via Flaminia venne lastricata dal censore Gaio Flaminio il quale la fece selciare interamente da Roma a Rimini. Da una colonna miliare trovata in prossimità di Rimini si deduce che l’intera via Flaminia fosse lunga 222 miglia.

Il tratto di strada che interessa il territorio della nostra provincia (PU) ha inizio tra la provincia umbra (PG) e la provincia pesarese, a metà del Ponte Voragine (Appennino umbro-marchigiano), costruito sopra un fosso omonimo molto profondo. Il suddetto ponte ha origine romana anche se una parte è di più recente costruzione. Da Ponte Voragine dopo aver salito un breve tratto alquanto ripido, la strada, situata a mezza costa delle alte rocce di Montemartino, scende serpeggiando tra rientranze e sporgenze e, percorsi 80 m. circa di forte pendio, un muro di controriva la difende dal pericoloso scoscendimento del terreno superiore.

Questo muro colossale fu fatto costruire da Traiano (iscrizione scolpita in una grossa tavola di marmo, spezzata ed utilizzata nella costruzione dell’ attuale ponte). Poco più avanti (c. 65m.) si trova il Ponte dei tre archi, quasi sicuramente costruito sui resti di un ponte antico, in quanto la strada, per la conformazione del terreno, non poteva passare in un luogo diverso.

Dal ponte degli archi continuando la discesa si arriva al ponte Penuria (un arco di m. 2,70); poco più avanti si vede il fosso della Scheggia, attraversato dal ponte Grosso, lungo 10 m. Questo ponte potrebbe appartenere al periodo del dominio etrusco, oppure ai primi decenni della Repubblica, quando i romani affidavano i lavori edilizi a maestranze etrusche.

La strada corre parallelamente al fosso della Scheggia, che giunto a Pontericcioli è percorso dal fiume Burano. Lungo il tratto di strada si vede un antico muro romano dei primi anni dell’impero, fatto costruire da Traiano che la restaurò. Continuando, si arriva al villaggio di Pontericcioli ( il nome deriva dall’antica città di Luceoli, di cui sono stati rinvenuti reperti presso il suddetto muraglione. All’uscita da Pontericcioli la strada segue il fiume Burano che presso Acqualagna si getta nel fiume Candigliano. Poco prima del ponte Taverna, in prossimità di Cagli, si staccava dalla Flaminia una strada che conduceva a Senigallia. La strada attraversava la cittadina di Cagli, la quale probabilmente esisteva ancor prima del dominio romano. Alcuni affermano che nella piccola pianura della Smirra si sia effettuata la famosa battaglia tra Narsete e Totila con la sconfitta e morte di quest‘ ultimo.

La via consolare Flaminia attraversava Acqualagna, (l’antica Pitinum mergens), il Furlo (Petra pertusa), Calmazzo (il ponte di Calmazzo fu costruito da Traiano nel 115 d.C.), Fossombrone ( Forum Sempronii) e Fano ( Fanum Fortunae); da qui proseguiva fino a raggiungere prima Pesaro (Pisaurus) poi Rimini (Ariminum).

A Calmazzo la strada seguiva il corso flessuoso del fiume Metauro (qui sono state rinvenute pietre antiche con intagli che forse erano appartenute a luoghi sepolcrali). A Fossombrone (Forum Sempronii), le cui vicende furono sempre strettamente legate alla Via Flaminia, che ne costituiva il Decumanus Maximus, il tratto di strada riportato alla luce durante gli scavi del 1985 in zona S. Martino, è lastricato con grosse pietre poligonali del Furlo, segnate dalle ruote dei carri che per secoli l’hanno percorso.

Da Fossombrone, dopo aver attraversato il Fiume, la famosa via procedeva fino a Fano dove a Porta Maggiore si congiungeva con il Decumanus maximus attraverso l’Arco D’Augusto. Da Fano procedeva salendo fino al monte Ardizio e scendendo poi lungo l’attuale strada di Muraglia (quartiere di Pesaro) per continuare all’interno della città di Pesaro lungo l’attuale via Cialdini, via S. Francesco, Corso 11 settembre fino a Porta Rimini.

 

A cura della Prof.ssa Annarita Bossi

 

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