Puliani ricorda BECKETT e il NAZISMO

 

Il Prof. Puliani ricorda l’attività dello scrittore/regista a favore degli ebrei BECKETT e il NAZISMO

 

7/27 gennaio - Teatro Comunale di Cagli

 

Per  la GIORNATA della MEMORIA nell’ambito della kermesse finale con il regista Giancarlo Cauteruccio dedicata a Samuel Beckett in programma al comunale di Cagli (sabato 27 gennaio, ore 21.15, ingresso libero), il prof. Massimo Puliani, curatore del festival 101 Beckett, in collaborazione con Agnese Mezzanotti e Alessandro Forlani, ha annotato testimonianze e  aneddoti biografici riferiti al rapporto “Beckett e il Nazismo”.

Nel 1938 mentre si facevano minacciosi i fragori di guerra, Beckett scrisse  all'amico George Reavey: "Ho ascoltato Adolph il pacificatore alla radio l'altra sera e mi è sembrato di udire l'aria che esce lentamente da un pneumatico forato...comunque vadano le cose io resterò qui, al settimo piano con la mia manciata di sabbia."
Beckett arrivò a Parigi nei giorni dell'invasione tedesca sul fronte orientale. La città era in subbuglio, sebbene il pericolo di un attacco diretto non fosse imminente. Molti dei suoi amici da  Joyce a Giacometti avevano già lasciato  Parigi, ma Beckett voleva rimanere in Francia per manifestare il suo disappunto contro Hitler. Alcuni suoi  amici ebrei erano però  scomparsi.  e anche  Paul Léon   ben presto fu catturato e internato in un campo di concentramento alle porte di Parigi, per morirvi nel 1942.
Arresti ed uccisioni indussero Beckett ad abbandonare la neutralità dietro la quale si era barricato, per prendere parte attiva agli avvenimenti:"Ero così indignato con i nazisti, in particolare per la persecuzione nei confronti degli ebrei, che non potei più rimanere inattivo" . Inoltre molto tempo dopo la fine della guerra B. dichiarò  ad Alan Simpson, direttore del teatro Pike di Dublino:"Combattevo contro i tedeschi  che avevano trasformato in un inferno la vita dei miei amici, non per la nazione francese".
Nel ‘40 Beckett fece parte della neonata Resistenza francese, e a fianco di studenti, intellettuali, insegnanti cominciò l'attività di propaganda  nel gruppo chiamato "Etoile". Conosciuto come Sam l'Irlandais, Beckett ebbe il compito di ricevere informazioni, tradurre le notizie in inglese  non solo su semplici fogli di carta, ma  attraverso  microfotografie che venivano nascoste in scatole di fiammiferi.
Il 30 marzo 1945 gli  fu conferita la Croix de Guerre con la stella d'oro per la sua attività. La menzione era firmata dal generale De Gaulle, presidente del governo provvisorio della repubblica francese. Questa   la motivazione: "Beckett, Sam: Uomo di grande coraggio che per due anni ha dato prova della sua efficienza  come agente informatore in un importante rete di spionaggio. Ha svolto la sua opera  al di là dei limiti della sicurezza personale. Scoperto dai tedeschi , dal 1943 è stato costretto a vivere nella clandestinità, tra moltissime difficoltà".

Citazioni manifeste o nascoste si possono rintracciare  nei testi stessi, dalla prosa al teatro, fra cui  "Catastrofe" (1981) dedicato ad Vaclev Havel e scritto per l'Associazione  Internazionale per la Difesa degli Artisti andato in scena   proprio a Cagli il 20 gennaio scorso nella versione di Paolo Graziosi. Il personaggio muto su un piedistallo  veste una uniforme che rammenta  quelle degli  internati nei lager.  In "Cosa dove" (1983)  si allude   ad una  tortura da lager di qualcuno. Sempre a Cagli, nell’incontro con Franco Branciaroli, l’attore ha espresso che  "quel pazzo che dipingeva e vedeva solo cenere" in “Finale di Partita” è a Hitler. E in altri passaggi della pièce vi sono allusioni ad altri dittatori  (Mussolini e Stalin).

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