Produzioni 2007 / 08

 

produzioni in vista della programmazione per la stagione 2007/2008

 

1 In fondo al pozzo
2 Tana Libera Tutti
3 Settembre
 
Brevi sinossi degli spettacoli:
 
In fondo al pozzo è un progetto che si propone di indagare la figura del bambino-schiavo, un ossimoro che indigna, in palese violazione della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia di cui calpesta, soprattutto, l’articolo 32; sono infatti almeno 250 milioni i bambini di età compresa tra i 5 e i 14 anni costretti a lavorare; un ossimoro che inquieta, l’infanzia privata delle ali e costretta alle catene dagli ingranaggi economici. Il progetto deve il proprio nome al pozzo in cui sono caduti i sogni e le speranze di Latif e di tutti gli altri bambini-schiavi: racconta di Nadia e Suresh, chiusi in un'officina a tessere tappeti, un lavoro che, soprattutto dopo la storia di Iqbal, è diventato metafora dello sfruttamento minorile e che offre la possibilità di vedere un mondo alla rovescia, dove i tappeti non fanno volare, bensì avvolgono coi loro fili i bambini-tessitori, costretti, come Aracne, ad essere piccoli ragni legati per sempre al filo che tessono; un giorno d'improvviso la porta si apre, cosa c'è di là. Un progetto che tenta di riflettere non solo sull'ignominia della schiavitù, ma anche sulla necessità di lavoro propria dei bambini e adolescenti del Sud del mondo, realizzato con il sostegno di Argo Navis – itinerari teatrali nella provincia di Rimini.
 
Tana Libera tutti è uno spettacolo che nasce dal viaggio che il Teatro dell’Asino ha fatto in Polonia, nei campi di sterminio di Auschwitz e Birkenau; una riflessione sull’assurdità di quella realtà, un monito per non dimenticare, come diceva Primo Levi, che questo è stato. È la storia di quattro bambini che si ritrovano ogni giorno per fare un gioco; ognuno di loro “porta” qualcosa, perché ha studiato, perché ha sentito qualche racconto o perché ha letto qualche cosa, così si ritrovano “giocando” a mettere in scena la guerra dei campi di concentramento.
Per non dimenticare un conflitto che sembra lontano nel tempo, eppure paurosamente somigliante alle più recenti Serbia... e Uganda... e Congo... e Iraq... e Sud... e...Allo spettacolo è affiancata una mostra fotografica e la proiezione di un video.
 
Settembre è uno spettacolo che parla di guerra ma non parla di chi la fa. Parla di persone che subiscono la guerra. Parla di persone lontane a noi nel tempo, sono passati sessant’anni dal 1944, ma parla anche di persone vicine a noi nel tempo, sono passati pochi secondi dall’ultima violenza di guerra. Una donna che ha vissuto la guerra del ’44 ha scritto: “….in me è nata la convinzione che la memoria del passato sia un dovere che i genitori devono tramandare ai figli e ai nipoti”. Questo spettacolo è rivolto alle persone vittime delle persone. Gli uomini che rimangono in mezzo alla guerra che l’uomo fa contro l’uomo.
Si è deciso di utilizzare la metafora del cibo, come se gli uomini si affannassero a mangiare e divorare tutto, lasciando alla fine, solo gli avanzi che in scena rappresentano proprio gli avanzi che divengono storie da raccontare, ciò che rimane delle guerre. Partendo da molto lontano, dal 1944, e arrivando fino all’istante in cui stiamo vivendo, siamo stati coperti dalle guerre, come se il tempo e la storia non ci avessero insegnato nulla. Questo spettacolo nasce dall’esigenza del non dimenticare le microstorie cha attraversano l’esistenza delle persone semplici, di chi è vicino a noi, sia nel tempo sia nello spazio. 

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