|

|
|
Dell’ antica chiesa di San
Leo resta una formella di
maiolica bianca (cm. 25 x
25), ora proprietà
Rattini di Caprazzino, di cui è
stata eseguita una copia
collocata in una celletta
colonnare in sito, nel podere
omonimo già dei canonici di
Urbino, lungo la strada
provinciale dove sta sorgendo
(mutare dei templi!) una
discoteca.
Rappresenta il martirio di un
santo papa: probabilmente san
Leone appunto, anche se non
risulta (Enciclopedia Cattolica,
s.v.) che un papa (li quel nome
abbia subito il martirio.
La piastrella ò dipinta nei toni
prevalenti del giallo e
dell’azzurro celestrino tendente
al blu; soprattocchi marrone di
manganese sono utilizzati per
rendere i particolari
descrittivi delle vesti, tramite
sottili segni di pennello. Il
fondo appare invece a striature
gialloblu ottenute con larghe e
dense pennellate quasi per
creare un’atmosfera fosca
attorno al dramma che si sta
consumando (...).
Per quanto il disegno sia di
estrema semplicità, non manca di
grazia nella morbidezza del
tratto che crea il corpo del
soldato e nei delicati arabeschi
delle vesti. Per dare l’idea di
un’armatura ferrea, il pittore
nel soldato ha sopradipinto
l’azzurro delle maniche con
archetti, cercando di ricreare
un’atmosfera medievale.
Notevole attenzione è stata data
ai particolari anatomici dei
visi, che risultano realistici,
senza alcuna idealizzazione.
(...) E’ un’arte popolare assai
vivace, di grande immediatezza
visiva. Per individuare la
bottega che ha fornito la
piastrella, un paragone calzante
di ductus pittorico, di cromia e
di qualità artistica si può
stabilire con la Via crucis ora
nella chiesa di San Fortunato a
Peglio, datata 1733-34 e siglata
F.M.S.F., con buona probabilità
Francesco Maria Scatena fece (G.
Gardelli, C. Leonardi, La Via
Crucis in maiolica a Peglio,
1733-34, Urbania 1986).
Si tratta di un ceramista
operante in una bottega di
Urbania nei primi decenni del
‘700, sulle orme di pittori di
origine fiamminga, i Doiz o
Doix, influenzati anche da
moduli cromatici della
produzione di Castelli, la
cittadina abruzzese che, nella
generale decadenza dei gloriosi
centri dell’antico stato di
Urbino, si avviava ad assumere
un molo trainante.
La cromia giallo-blu, i parchi
soprattocchi verdi,
probabilmente di risulta, le
minime annotazioni
paesaggistiche, la fisionomia
del santo e soprattutto del
soldato, con l’elmo rotondo che
ritorna puntuale nella Via, ed
infine il tipo di disegno sono
tutti elementi che conducono
alla bottega durantina dove
lavorano Francesco Maria Doiz e
Francesco Maria Scatena, in
collaborazione anche con Rocco
di Castelli, negli anni fra il
1730 e il 1735.

A cura di Giuliana Gardelli
|