16 Dicembre / 7 Gennaio - Fossombrone
La Casa Museo Quadreria Cesarini giustamente definita un “unicum” per la ricchezza e la bellezza delle sue opere inserite in un contesto d’epoca che ne aumenta il valore e la caratterizza distinguendola da altri musei, ospita dal 16 Dicembre al 7 Gennaio la Donazione Mario Bucci Recentemente acquisita dal Comune, nuovo fiore all’occhiello per la Quadreria è costituita da un nucleo di diciotto opere di cui sedici di Anselmo Bucci e due di Dudreville, più alcuni mobili antichi, che il prof. Mario Bucci volle donare al Comune pochi anni prima della sua morte. Sono opere che ci parlano della sua casa e quindi della sua famiglia: in particolare di suo padre Giovanni, fratello di Anselmo, più volte raffigurato nei vari ritratti. Ci parlano nuovamente anche di Anselmo, che in queste opere del tutto inedite rivela ancora una volta la sua arte che è sempre una nuova scoperta. Le opere costituiranno una sala espositiva permanente che sarà visitabile all’interno della struttura.
In diverse occasioni, negli ultimi anni della sua vita, il prof. Mario Bucci, nato ad Arezzo da Giovanni Bucci ed Anna Galli, venne a Fossombrone, riallacciando rapporti con i luoghi di origine. A Fossombrone erano nati il padre, scrittore e insegnante di lettere, ed il mitico “zio Anselmo”, che in questi luoghi, nella casa del notaio Cesarini, volle lasciare ampia e significativa traccia della sua arte con una scelta di opere, alcune delle quali tra le più belle della sua produzione. Nella primavera del 2001 per Mario Bucci ebbe felice compimento un desiderio da tempo coltivato: il Comune di Fossombrone pubblicò tramite l’editrice Giunti di Firenze il libro di racconti scritti dal padre Giovanni Bucci, “Primi Amori”, ispirati all’infanzia trascorsa a Fossombrone, commossa rievocazione di luoghi fatti e personaggi dei primi anni del ‘900. Maturò così la decisione di esprimere la propria gratitudine alla città con una donazione di opere d’arte, che lasciasse un segno tangibile di riconoscenza. Si tratta di opere appartenenti alla casa di famiglia che arredavano lo studio del padre Giovanni, che raffigurano fatti e personaggi della giovinezza, e sono quasi tutte opere di Anselmo Bucci, dei suoi viaggi, di guerra, affettuosi ritratti; vi sono inoltre due ritratti di Giovanni Bucci eseguiti da Leonardo Dudreville, amico di Anselmo fin dagli anni giovanili. L’allestimento degli ambienti destinati all’esposizione venne curato dallo stesso donatore rispettando in criterio per così dire “autobiografico” che ripercorre a grandi linee vicende di famiglia legate anche a Fossombrone.
In occasione della mostra verrà esposto nella sala Bucci della Quadreria il dipinto di Anselmo Bucci ”Terrazza sul Lago di Como” recentemente acquistato dalla Galleria Novecento di Fossombrone e messo gentilmente in mostra dai titolari. Si tratta di un quadro di dimensioni museali (1.70x1.20) del 1927. Un lavoro così importante che torna, come una tessera, ad incastrarsi a meraviglia tra i lavori noti della Quadreria Cesarini e quelli ormai approdati altrove. “Il tema è puro paesaggio, privo di presenze umane, con l’angolo di una terrazza monumentale in primo piano, leggermente rialzata rispetto all’ambiente circostante e riprodotta con la tipica impaginazione ottocentesca, diagonale o fotografica che dir si voglia. L’occhio spazia, come inquadrato dall’obiettivo di una macchina fotografica per cui l’umanità assente siamo noi o è il pittore che guarda da uno spazio appena fuori del quadro, ante quem. Il balcone, opera dell’uomo si protende sul paesaggio, opera della natura, ed il rapporto è mediato dal vaso di agavi, posto ad angolo e asse ideale di uno spazio a tutto tondo che è parabola dell’esistere. Quel balcone, in una lettura rinascimentale, avrebbe potuto ben accogliere i ritratti pierfrancescani dei Duchi di Urbino o, anche, la Gioconda di Leonardo. In quanto a vaghezze simboliche e letterarie il “Novecento Italiano” è più schivo ma coglie, dai movimenti artistici che lo precedono, il senso prevalentemente costruttivo, il perdurante carattere di ricerca discosta e severa, di controllata ponderazione formale degli elementi interni al fare pittura: le forme, il colore, la tecnica esecutiva, la pennellata. L’esecuzione dell’opera in questo quadro è quasi a monocromo, con tenui e opache tonalità di terra ed erba e di cerulei elementi; c’è lo splendore di una natura in sfumato, in una stagione imprecisata, in un’ora di perla, senza ombre, giocata tutta con l’effetto della lontananza, attraverso la fusione graduale di caldi gialli-oro e splendidi azzurri-grigi. Il pittore esegue con mobilità di tocco; il colore ad olio, particolarmente diluito, è steso a velature leggere e usato quasi come acquerello. I segni, come repertori sentimentali ed enigmatici, carichi di potenzialità narrative e di allusioni spesso comprensibili solo all’autore e ai suoi intimi, hanno l’essenzialità nonché la grazia decorativa e costruttiva della grafica giapponese. Un paesaggio romantico, classico ed esoterico, in altre parole un paesaggio permeato da uno stato d’animo! La particolare poeticità dell’immagine dipende tutta dalle cose raffigurate al suo interno, dalla loro esistenza appagata e silenziosa. La data è importante: 1927; è questo un periodo in cui gli artisti, con una sorta di accomodamento, occupano, tra le due guerre mondiali, un territorio neutro, non percorso dalle Avanguardie prebelliche, in cui domina la poesia intimista, la natura morta, il realismo appunto “magico” ma non “veristico”, il ritorno alla tradizione, il silenzio, i temi eterni della vita e della terra. “Un’arte di elevato e pensoso travaglio spirituale, di moderna italianità”; citiamo un testo che Margherita Sarfatti scrisse nel 1926. La prima mostra del “Novecento” si tiene nel 1922 alla Galleria Pesaro di Milano; seguono l’esperienza collettiva alla biennale di Venezia del 1924 e le due mostre milanesi del 1926 e del 1929 con cui il movimento si impone all’attenzione generale e raccoglie intorno a se un centinaio di artisti di varie tendenze confermando il proprio ecclettismo. Tra i sette pittori che prendono parte alla prima mostra di Milano nel 1922 troviamo, maestro e cantore, il giovane forsempronese Anselmo Bucci. “ Prof. Maria Ester Giomaro |
|
|
www.UrbinoeProvincia.com / |Home| |Pro loco Fossombrone|
|