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IL PALAZZO DI FEDERICO

Storia  Personaggi celebri  Itinerari

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Cappella del Perdono

 

Lo studiolo

 

La zona considerata sacra del “palazzo più bello d’Italia” comprende lo studiolo e i due tempietti.

Lo Studiolo  è un piccolo ambiente con un’unica finestra che si affaccia sulla loggia tra i due torricini;  una porta, mimetizzata da rivestimento ligneo conduce direttamente nella loggia.

Vi sono altre due porte con decorazione lignea ( una comunicante con la stanza guardaroba e l’altra con la sala delle udienze), anch’esse mascherate da una decorazione lignea ad intarsio.

Secondo il Rotondi(1950) l’ideazione della decorazione dello studiolo, ricavato  in uno spazio limitato, per non dire angusto,a pianta irregolare, è da attribuire al Bramante, come pure quella dei

due tempietti., in quanto, sempre secondo l’ipotesi del Rotondi, l’artista era l’unico in quell’epoca in grado di progettare un’opera di tale portata: si doveva realizzare nel piccolo ambiente una decorazione illusionistica per circoscrivere lo spazio prospettico con l’uso di elementi architettonici. L’effettiva realizzazione dell’opera, che si svolge tra il 1472 e il 1476 inizia con l’elaborazione del disegno generale da parte di un esperto maestro, seguita  dall’applicazione dell’impianto architettonico con effetti prospettici sulle tavole da sistemare nelle pareti laterali nord e sud, dove luci ed ombre si armonizzavano con la finestra.

In seguito , forse a causa dell’abbandono da parte del primo maestro, sopraggiungono altri due maestri ,Giusto di Gand e Berruguete , i quali inserirono  nelle architetture interne degli spazi destinati ad accogliere i ritratti. Ma nel 1474 Federico riceve le onorificenze a causa delle quali gli artisti sono costretti ad apportare le opportune modifiche dando luogo ad un secondo progetto. Da questo momento i disegni iniziali vengono modificati con l’introduzione di nuovi elementi con varianti per quanto riguarda l’impostazione architettonica e completati nei dettagli. Il risultato finale è un’opera straordinaria che durante la visita al palazzo tutti possono ammirare. Il piccolo ambiente si presenta con le pareti rivestite in legno decorato a tarsie. Tale rivestimento si può suddividere in tre parti partendo dal basso: uno zoccolo con settori decorati a griglia sormontato da un sedile sul quale sono appoggiati oggetti che sembrano abbandonati in modo disordinato: strumenti musicali libri,  oggetti vari; la parte centrale, costituita da un rivestimento che presenta un armadio continuo suddiviso da lesene con capitello che nella finzione reggono l’architrave. Negli spazi tra le lesene, ante, anch’esse grigliate semiaperte e scaffali lasciano intravedere codici, libri, orologi, fogli di musica, una clessidra, un calamaio a prisma ed altri oggetti, il tutto realizzato in una straordinaria finzione prospettica. La parete di fondo presenta un settore sporgente, nel cui zoccolo sono delineate due ante grigliate di cui una semiaperta. La parte superiore ,delimitata da lesene, presenta , con magistrale funzione prospettica, una finestra aperta sul cui davanzale è posato un cesto di frutta con accanto uno scoiattolo che sta rosicchiando qualcosa; in secondo piano sono state realizzate tre arcate al di là delle quali si intravede un paesaggio collinare. A sinistra del pilastro sporgente si può osservare l’interno di un armadio pieno di lucenti armature e a destra una piccola stanza con un leggio  al centro e libri sparsi; in alto una cornice che mostra un’iscrizione. Oltre a tutto ciò che si può scorgere nei finti armadi, a completare la finzione prospettica è lo schienale dei sedili con intarsiati i simboli di Federico.: lo struzzo, l’ermellino, la bombarda, la giarrettiera. Nelle altre pareti dove non sono inseriti gli armadi, fanno bella mostra le virtù teologali: fede, speranza e carità rappresentate da tre imponenti figure di donna, inserite entro nicchie. Nell’angolo accanto alle armature, tra due tende annodate emerge le figura di Federico, togato e col tocco.

La parte perimetrale che si trova tra il soffitto e la soluzione del rivestimento ligneo era occupata da 28 dipinti ( gli uomini illustri)su tavole. Tale impresa pittorica fu affidata a Giusto di Gand ed a Berruguete.I dipinti rimasero a decorare la parte alta dello studiolo fino al 1631, quando vennero prelevati e trasferiti a Roma dal cardinal Barberini. Agli inizi del 19° secolo una metà della serie fu acquistata da Napoleone III, nel 1860 venne collocata al Louvre. L’altra metà venne acquistata dallo Stato italiano e restituita ad Urbino.

Il bellissimo soffitto ligneo a lacunari completa e conclude  l’intera opera .

 

 

La cappella del perdono e  il tempietto delle muse

 

La cappella del perdono e il tempietto delle muse si trovano accanto alle logge dei torricini, nel piano sottostante allo studiolo; si possono raggiungere dal cortile d’onore, dall’appartamento ducale, dalla terrazza del Gallo. Si accede ai due tempietti dalla “sala del giudice istruttore” attraverso un piccolo vestibolo comune. Il termine “perdono “ è stato aggiunto di recente in base  a quei versetti del vangelo di Giovanni inseriti nel fregio interno: ACCIPITE SPIRITUM SANCTUM ET  QUORUM  REMISERITIS  PECCATA REMITTUNTUR EIS”. Ad introdurci nella cappella è un piccolo portale di marmo che mostra un fregio con un’iscrizione secondo la quale il Papa Sisto IV avrebbe concesso l’indulgenza plenaria a tutti coloro che l’avessero frequentata, su richiesta di Ottaviano Ubaldini, tutore di Guidubaldo  I°.  Il fatto che nell’iscrizione non ci sia alcun riferimento a Federico fa pensare che sia stata realizzata  dopo la morte del Duca.

I decori interni  sono determinati da  riquadri di marmo policromo scuro in cornici chiare.

Il fregio, sempre di marmo che corre sotto il cornicione è determinato da una serie di forme  rotonde.  La volta, a botte, decorata a lacunari con piccoli rosoni, in bicromia oro- azzurro,  poggia direttamente sul cornicione e termina sulla cornice del Catino absidale.

Il tempietto di forma rettangolare, aveva lo scopo di custodire  le reliquie in possesso dei  Montefeltro.

Dal piccolo vestibolo si accede anche al tempietto delle muse.

Della stessa forma rettangolare è anche  la pianta del tempietto profano. La piccola volta a botte presenta lo stesso motivo decorativo:  la dicromia oro - azzurro con piccoli rosoni inscritti in lacunari, i quali a differenza di quelli presenti nella cappella sono semplici  e lineari.

La cornice lignea è percorsa da una iscrizione latina:QUISQUIS  ADES LAETUS MUSIS FACUNDUS  CITHARE : NIL NISI CANDOR INEST. La lunetta nel fondo presenta l’aquila ad ali spiegate, simbolo ducale. Le pareti ora sono spoglie mentre fino al 1632 erano rivestite da tavole con dipinte le muse. In tale data furono asportate dal cardinal Barberini e donate al papa assieme ai ritratti  tolti dallo studiolo. Oggi le muse sono sistemate nella galleria Corsini di Firenze. 

 

A cura della Prof.ssa Annarita Bossi

 

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