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Galleria nazionale delle Marche
Casa natale di Raffaello
Museo
Albani
Museo
dei gessi
Museo archeologico lapidario
Museo
della stampa
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Museo archeologico lapidario
I reperti sono attualmente esposti al piano terreno del Palazzo
Ducale ed occupa una parte dell’ala orientale fra il cortile
d’onore e la Piazza Rinascimento. Il nucleo più consistente
della collezione epigrafica è costituito dalle iscrizioni che
Monsignor Fabretti (1619-1700), nobile urbinate, aveva
trasferito da Roma alla città natale, aggiungendovene via via
altre rinvenute nel territorio marchigiano durante i suoi
soggiorni ad Urbino. Numerose epigrafi andarono disperse alla
sua morte e vennero successivamente recuperate da Monsignor
Stoppani, legato pontificio fra il 1747 ed il 1756 con il
prezioso aiuto del Passeri, che fece, proprio in tale occasione,
accurate ricerche in tutto il Montefeltro; alla originaria
raccolta Fabretti vennero poi aggiunte altre epigrafi che
trovarono posto nel Museo del Palazzo Apostolico della Legazione
di Urbino. Secondo l’uso dell’epoca esse furono murate nelle
soprallogge divise in ventidue specchi, mentre lungo la parete
opposta erano sistemati numerosi rilievi, ritratti, urnette e
cippi appartenenti ad un ampio arco di tempo sino all’epoca
rinascimentale. Nel 1986 la prerziosa raccolta ha trovato
sistemazione nelle cinque sale dove viene riproposta
l’originaria ripartizione dei ventidue specchi.
Le urnette, le stele, le iscrizioni più ingombranti ed i cippi
sono allineati al centro e dividono il percorso di visita
secondo un itinerario anulare; le copie di alcune di quelle
disperse, ricavate dagli apografi del Passeri, sono state
sistemate lungo le pareti accanto ai rispettivi specchi con a
lato testi esplicativi. La prima sala presenta, oltre alla
dedica al Cardinale Stoppani, lo specchio con le inscrizioni
greche ed al centro cinque cippi; fra i pezzi più indicativi
quelle del marmorarius Eutropos ed una lastra sepolcrale
epistografa. La seconda sala riunisce gli specchi dal secondo al
quinto con iscrizioni latine cristiane alcune delle quali
figurate, fra queste l’unico frammento rimasto di una lastra che
reca la risurrezione di Lazzaro; al centro tre piccole urnette e
due cippi. La terza sala, più piccola, reca i rilievi cristiani
(specchio VI); al centro tre urnette. Nella quarta sala sono
collocati i due specchi (VII e VIII) con le iscrizioni
“miscellanee”, gli epigrammi, fra i quali uno riporta un verso
di Callimaco citato anche da Cicerone e le metriche (IX
specchio); una, greca, reca il racconto della breve vita di
Erofilo; al centro, cinque urnette.
L’ultima sala, la più ampia, ospita gli specchi X e XI con le
iscrizioni sepolcrali di ambito famigliare, nel decimo trovano
posto anche due rilievi non iscritti, uno con il ritratto di un
personaggio barbato e l’altro, in porfido viola, con il noto
episodio di Ulisse e le sirene;
fuori specchio si trova una tavola per libagioni in onore del
defunto; cinque urnette sono allineate al centro ed altre tre
sono collocate davanti alla porta che un tempo si apriva
direttamente su Piazza Rinascimento. Inizia quindi il percorso a
ritroso con le iscrizioni collocate rispettivamente sulle pareti
opposte e che si riferiscono alle dediche poste dai liberti,
coniugi e parenti (XII-XVII). Nello specchio XVIII, con le
lastre attinenti opere pubbliche ed edifici, si annovera quella
con incisa la particolareggiata pianta di un’area cimiteriale
con vialetti, siepi ed un monumento sepolcrale. Segue lo
specchio XIX (ritornati ormai nella seconda sala) con i testi
riferibili alle attività pubbliche ed ai mestieri. Infine, nella
prima sala, le iscrizioni imperiali e consolari (XX), le
pubbliche e militari (XXI) le pubbliche e sacre (XXII) fra le
quali una con formula deprecatoria contro i malintenzionati che
intendessero danneggiare il monumento “protetto” dall’epigrafe
stessa.

A cura della Prof.ssa Annarita Bossi
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