Vetri della Collezione Mosca e di altre

 

Dal Quattrocento all’Ottocento

 

 

18 dicembre 2005 -  22 ottobre 2006

Pesaro - Musei Civici - Piazza Toschi Roma, 29


orario

martedì, mercoledì 9.30-12.30, da giovedì a domenica 9.30-12.30, 16.00-19.00;

 

luglio-agosto:

mercoledì, venerdì, sabato, domenica 9.30-12.30, 16.00-19.00, martedì-giovedì 9.30-12.30, 16.00-22.30
 

ingresso gratuito ogni terza domenica del mese; domenica e lunedì di Pasqua

E’ stata prorogata fino al prossimo agosto la mostra ai Musei Civici di Pesaro che espone per la prima volta al pubblico la collezione di vetri dei musei pesaresi, conservata nei depositi. Un altro “pezzo” dell’eterogeneo patrimonio - fatto di pittura, scultura e arti decorative compresa la ceramica - viene dunque alla luce. La scelta del vetro non è casuale perché si tratta di un’antica “materia del fuoco” dove la sapienza artigianale è spesso di grande qualità e che testimonia al meglio le arti decorative, che connotano fortemente i musei. D’altra parte, proprio a Pesaro il vetro ha una tradizione risalente almeno al XV secolo che ha fatto da terreno fertile per la nascita di aziende prestigiose, leader a livello internazionale.

I 140 pezzi circa sono esposti nella sala delle Nature Morte della Pinacoteca - per un originale accostamento con un gruppo di dipinti che recano rappresentazioni di vetri storici - e presso l’ultima stanza del Museo delle Ceramiche; insieme offrono una significativa panoramica delle forme, dei decori e delle tecniche del vetro tra la fine del XV e il XIX secolo delineando un quadro pressoché completo delle più importanti aree di produzione. Dei pezzi censiti, ben 64 appartengono alla raccolta della marchesa Vittoria Toschi Mosca, nobildonna illuminata che donò a Pesaro, a fine Ottocento tutte le sue collezioni di arti decorative. Oltre che dalla bellezza intrinseca e dal fascino del materiale, l’interesse della mostra nasce dalla varietà dei pezzi esposti, che comprendono sia oggetti popolari di uso quotidiano, sia prodotti raffinati destinati alle tavole e alle credenze delle classi elevate, lungo un percorso di ben quattro secoli.

In esposizione si possono ammirare tre nuclei principali. Il primo e più numeroso comprende i vetri veneziani e quelli del periodo aureo della façon de Venise, tra l’inizio del Cinquecento e l’inizio del Settecento, quando in tutta Europa si imitano i soffiati muranesi. Un altro gruppo è costituito dai cristalli intagliati e incisi di produzione tedesca, boema o “alla boema”; con l’inizio del Settecento, infatti, il predominio lagunare viene oscurato dal nuovo “cristallo” che si produce in Inghilterra e in Boemia. Il terzo gruppo riunisce vetri soffiati di produzione popolare, che si possono attribuire all’Europa centrale e a manifatture toscane, estensi e verosimilmente anche pesaresi.

Vi sono documentate tutte le principali tecniche in uso nei vari periodi - dal vetro soffiato al cristallo intagliato e inciso, fino agli esempi ottocenteschi del vetro pressato in stampo - in un repertorio rappresentativo delle più significative zone di produzione: in particolare Murano e le manifatture che vi si riallacciavano da un lato e l’area tedesco-boema dall’altro. La sezione più importante della mostra dal punto di vista artistico, infatti, è senza dubbio quella che documenta la produzione muranese e à la façon de Venise: È della metà del Quattrocento, appunto, la scoperta a Murano di un vetro particolarmente trasparente, depurato dalle imperfezioni che contraddistinguevano i vetri medievali; in questo periodo è ampia la produzione dei calici “a balaustro”, che si trovano riprodotti ad esempio nei dipinti di Tiziano, Veronese e Tintoretto. Tra la fine del Cinquecento e il Seicento la forma di coppe e calici si fa più complessa; esportati in tutta Europa, vengono presto imitati dalle manifatture locali - soprattutto fiamminghe e spagnole - i cui calici à la façon de Venise divergono spesso da quelli muranesi solo per pochi dettagli.

Attraverso le forme e le decorazioni degli oggetti esposti, dunque, è possibile ripercorrere l’evoluzione del gusto dal Cinquecento a tutto l’Ottocento in questo suggestivo settore delle arti decorative. Vale la pena di citare le coppe muranesi di inizio Cinquecento dipinte in smalti policromi, i leggeri ed eleganti soffiati cinquecenteschi e seicenteschi, i rari esemplari in vetro filigrana, calcedonio e “girasol” - quest’ultimo così chiamato a Venezia per la singolare caratteristica di cambiare colore secondo l’incidenza della luce -, i cristalli settecenteschi incisi con lo stemma della famiglia Mosca. Ma gli esemplari di pregio o anche semplicemente curiosi che rendono la mostra godibile e degna d’attenzione sono veramente molti.

E’ opportuno ricordare che i vetri presentati in mostra non esauriscono il patrimonio dei Musei Civici di Pesaro. Da una ricognizione dei depositi emergono pezzi non ancora inventariati che sono autentici capolavori e richiederebbero ulteriori studi e approfondimenti. Si ricordano qui, fra gli altri oggetti, una splendida specchiera muranese, e una notevolissima serie di lampadari e lumiere.

Il catalogo di mostra è pubblicato all’interno del secondo numero di “Report. rivista dei Musei Civici di Pesaro” edito dal Centro Di (Firenze). L’esposizione - a cura di Margherita Gobbi e promossa dal Comune di Pesaro/Assessorato alla Cultura/Musei Civici - sarà visitabile fino al 31 agosto.

informazioni 0721 387474

www.museicivicipesaro.it

 

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