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MUSICA…ALLA CAMERA E FUORI |
Diversi deputati (e senatori) hanno depositato proposte di
legge sulla musica e le attività musicali.
Non è la prima volta. Già nelle scorse legislature alcuni
parlamentari si erano mossi in questo senso. Il proposito,
però, è restato tale.
Questa volta si spera. Infatti lo spettacolo (cinema, musica,
teatro, arte circense) ha un suo spazio nel programma
dell’Unione. Sperano quelli che della musica hanno fatto la
loro vita o la loro parte di vita, di lavoro, di divertimento.
Spetta alla politica fermare lo scandalo del silenzio su
composizioni italiane del ‘900 non eseguite da decenni,
sconosciute agli intenditori, lo scandalo di autori senza
spazi, di amatori senza luoghi. Spetta alla politica aprire la
possibilità che ascoltatori non patiti o lontani sentano la
musica e l’abbiano a gradino (non il meno importante!) di
relazione critico-culturale con il mondo, con gli altri, con
il passato, con il presente, con il proprio sé.
Saranno le istituzioni a predisporre finanziamenti e direttive
perché i musicisti possano dedicarsi alla loro arte, perché il
pubblico possa goderla e perché gli operatori, le scuole, le
associazioni assicurino sostegni, incentivino la conoscenza
musicale, ne favoriscano l’accesso.
…Spazi, occasioni, esecuzioni, concerti, prove di orchestra,
complessi. E la musica va, entra e fa bene ai singoli, alla
comunità, al costume.
Pur nella differente impostazione di principi generali e degli
articoli, tutte le proposte legislative riconoscono il valore
sociale e formativo della musica, che è bene culturale,
patrimonio storico, artistico e culturale della collettività,
strumento e mezzo di crescita civile.
Dunque in prospettiva lo Stato e gli enti locali (nella
proposta che ho contribuito ad elaborare nel dipartimento
cultura di r.c. con la responsabile Stefania Brai, con esperti
e cultori del settore) promuovono la produzione, la diffusione
della musica. Tutelano la libertà di espressione. Valorizzano,
incoraggiano e sostengono l’innovazione, la sperimentazione e
la ricerca, le produzioni giovanili, le forme di cooperazione
e di associazione fra diverse realtà artistiche.
Sostengono l’educazione ai linguaggi musicali dentro i
curricula scolastici fin dalla scuola primaria: perché si
acquisisca la capacità di capire la musica, di amarla.
Promuovono la circolazione e la distribuzione in Italia e
all’estero della produzione nazionale, ora bistrattata o
spesso relegata ai margini.
Danno impulso alla realizzazione di circuiti di siti pubblici
come punti di incontro, di divulgazione, partecipazione,
sperimentazione, scambio, approfondimento ed espressione. Con
un occhio particolare verso i giovani che abbiano già in piedi
ensembles e aspirino a far del pentagramma la loro strada.
Lo Stato assicura la conservazione ed il restauro del
patrimonio musicale nazionale: in primis con la
ristrutturazione della discoteca di stato, ma anche tramite
altre realtà locali che potrebbero nascere per non perdere o
disperdere la memoria di quanto si produce e si fa.
Particolare il sostegno riservato alle scuole e agli istituti
destinati alla formazione specifica, così come quello verso le
iniziative volte alla formazione culturale del cittadino, alla
diffusione della cultura musicale, a partire dalla scuola
pubblica e dai luoghi di lavoro.
Hanno una voce, perché ci siano e ci siano al meglio,
festival, manifestazioni, cartelloni dei teatri storici,
attenzione giornalistica, attività concertistico-orchestrali,
associazioni musicali: contenitori, cioè, e/o base di
produzione e sviluppo delle attività musicali, della
possibilità di farvi confluire gli interessi di chi conosce
già questa forma d’arte o di spettatori restii a frequentarla,
oggi magari del tutto indifferenti.
Con quali risorse? Finanziamenti dal Fus (fondo unico per lo
spettacolo), in misura molto maggiore rispetto agli anni
passati (già insufficienti, hanno subìto consistenti tagli
negli anni del centrodestra), dalla Siae, dai trasmettitori di
musica, da erogazioni liberali, ecc.
Si dirà. Perché una nuova legge? Non c’è già una direzione
nazionale dello spettacolo che si occupa anche di tale
settore?
Qui è previsto un Centro apposito che convoglierà, in sinergia
con le Regioni - non secondarie nelle decisioni e
nell’erogazione di fondi, prime conoscitrici della realtà
culturale di competenza -, le richieste, le necessità, darà
risposta ai bisogni..
Una riorganizzazione (o una organizzazione?) non può
attendere. (Lo suggeriscono i paesi della Comunità Europea,
nei quali le iniziative musicali sono tante, di qualità,
diffuse e seguite, perfino da bambini e bambine. Anche le più
difficili, non sono estranee al tempo libero di uomini e
donne).
E, si sa, una riorganizzazione vuole una sua legge. Che esca
presto dal parlamento. Prima possibile. Un testo condiviso
richiede tempo, è vero, ma, si spera, non il tempo lungo di
quando prevale lo schieramento di parte sulla decisione da
prendere.
Aspettare con fiducia? Attendere facendo sì che si sappia che,
musicisti e amanti della musica, non solo attendono ma ci
sono: partecipando e dicendo la loro là dove le proposte
vengono presentate.
Ad Urbino, Macerata, Ancona, Porto San Giorgio la proposta
nazionale di rifondazione è stata illustrata nelle iniziative
per la raccolta di osservazioni, idee e proposte su una legge
per la musica extra-colta nelle Marche (coinvolti i gruppi, i
produttori indipendenti, le band molto presenti nella nostra
Regione), proposta che il consigliere regionale del prc
Michele Altomeni sta mettendo a punto. Il prossimo
appuntamento, di Altomeni e del prc, a Fano, in marzo.
Maria Lenti
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