Teresa De Sio a Urbino

Territorio Musicale: è l'ora dei Big.

 

28 giugno - Fortezza Albornoz - Urbino

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Pesaro (negozi di dischi Pick up e Plastic dischi) Ancona - Casa Musicale Bucchi

Fano - Dischi and Soda

Urbino - Tasti neri dischi, Dumus Libraria

Dopo gli emergenti del Premio Metauro, vinto dai Rosso Colore di Fano, è tempo dei "Big" a Territorio Musicale Festival.
Giovedì 28 giugnoad Urbino, nel bellissimo parco della Fortezza Albornoz, (in caso di pioggia al Palazzetto dello Sport) , arriva Teresa De Sio, che si esibirà dopo il duo minimalista Bachi da Pietra, e i Rosso Colore appunto.

L'evento è voluto dalla Comunità Montana dell'Alto e Medio Metauro, ma anche il Comune di Urbino, che organizzano l'evento con l'Associazione il Vento e la Provincia,

Teresa De Sio è una delle più grandi autrici italiane.

Celebre per successi quali i brani "Aumm Aumm", "Voglia 'e turnà" e album quali "Teresa De Sio", "Tre" e "Sindarella Suite", la cantante partenopea è divenuta il simbolo di un certo modo di fare musica, distinguendosi per il timbro particolare e la passione nell'affrontare tematiche eterogenee, pur partendo da basi popolareggianti e regionali.

La nuova fatica discografica, "Sacco e Fuoco" (Core/Edel), nei negozi dal 25 maggio è una denuncia sui mali di Napoli e, nel contempo, un auspicio per una rinascita, un'esortazione al "Padreterno del Vomero" e alla "Madonna d'a munnezza" (la questione dello smaltimento dei rifiuti è argomento di cruda e
viva attualità) affinché la città si risvegli con l'attitudine di fasti
antichi. Il brano "Amèn" è l'adeguata metafora di qualcosa che si rivela più che una speranza. Vivace commistione tra sonorità folk partenopee e ritmi reggae jamaicani, come se Bob Marley si scatenasse a colpi di tarantella dopo aver fumato, la canzone è un tributo al coraggio di scrittori come Roberto Saviano, capaci di far luce sulle radici della violenza cittadina
anche a costo della propria incolumità.

Nell'album non mancano le suggestioni mediterranee che hanno da sempre contraddistinto l'arte della De Sio. La title track ne è un fulgido esempio.
Sacco e Fuoco, due briganti del periodo post-Garibaldino, constatata l'incapacità del governo sabaudo di garantire quella libertà tanto attesa ed invocata, optano per azioni che mettano a.f erro e fuoco l'oppressione perché "pure quelli sono fetenti, chi ce l'ha (il potere o i soldi) lo mantiene per sé. e in culo a chi non ha niente!"
C'è la necessità di una denuncia sociale. C'è la necessità di un cambiamento di rotta individuale. Bruciando quelle ipocrisie e quei falsi perbenismi così come, in nome dell'allora politicamente corretto, è stata bruciata l'intelligenza di Giordano Bruno e così come oggi, in nome del politicamente
'corrotto', non si bruciano i sacchi di immondizia. L'essenziale è non spaventarsi nel difendere le proprie idee. Ecco dunque spiegato il senso di un brano come "Non tengo paura", ipnotica ballata di talk-folk, dall'incedere psichedelico, in cui viene descritta la sofferta lettera di una figlia alla propria madre sulle regole imposte ad un destino al femminile, inneggiando al coraggio di costruire la propria vita senza moralismi, ipocrisie e schemi prefissati. Una forma di romantico e necessario brigantaggio. Senza contare che io adoro le brigantesse dal piglio deciso.

Il piglio necessario per accostarsi a canzoni poco conosciute di Domenico Modugno, come nel caso di "Tambureddu", interessante rivisitazione in chiave popolare di una canzone d'autore e per celebrare il fuoco della ribellione, della non appartenenza ad alcuna dittatura culturale imposta dall'alto, come dichiarato ne "A figlia d'o rre".

Figlio legittimo del precedente album "A sud! A sud!", "Sacco e Fuoco", presentato al "Festival Internazionale del Mandolino" di Varazze, cerca il bilanciato compromesso tra il folk popolare e la musica d'autore, avvalendosi di musicisti quali il chitarrista Max Rosati (anche arrangiatore con la De Sio di tutto il disco), il mandolinista Giuseppe De Trizio, la violinista Her, il percussionista Upapadia, il bassista Fred Casadei, senza scordare il batterista/percussionista Vito De Lorenzi.

In un certo senso, Napoli non è solo a Napoli. E non per via della pizza, del mandolino e dei i baffi neri. Il vento dell'identità, infatti, dell'appartenenza a qualsivoglia regione o nazione alle più svariate latitudini, soffia su ogni territorio consapevolmente illuminato dal firmamento delle radici linguistiche, culturali, tradizionali, difese senza vergogna dalla musica popolare. A Roma come a Milano, o in Veneto. E' la forma di brigantaggio più temuta dai teorici dell'omologazione.

Il festival continua poi sabato 7 lugio ad Urbania.

info su www.territoriomusicale.it 

Biglietti: 5 euro per studenti universitari con tesserino ERSU e giovani al di sotto dei 26 anni. 10 euro per gli altri.
Per Carotone pagano tutti un contributo di 5 euro.

 

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