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Federico Comandino fu scienziato, umanista, matematico,
medico.
Nacque a Sassocorvaro nel 1509 da Giovan Battista Commandino,
famoso architetto e matematico, che gli trasmise l’amore per
le scienze, e Laura Benedetti, dalla quale ricevette un’ottima
educazione umanistica. Il ricercatore inglese Giovanni Dee
venne ad abitare in Urbino per conoscerlo “Tu solo a questi
tempi, mio Commandino, più di tutti gli altri mi sei parso
degno di godere queste nostre fatiche”. Galilei e
Keplero
hanno ritenuto opportuno conoscere i lavori di Federico ed
avvalersene nei loro studi e nelle loro opere.
Il suo interesse predominante fu per la matematica.
Nel 1534 Federico Commandino si trasferì a Padova per seguire
gli studi di Medicina e Filosofia. Dopo 10 anni si trasferì a
Ferrara dove si laureò in Medicina.
Tornato in Urbino nel 1546, sposò Girolama Bonaventuri, dalla
quale ebbe tre figli.
Sempre nel 1546 Guidobaldo II della Rovere lo chiamò al suo
servizio. Federico, grande matematico, ha il merito di aver
iniziato l’attività scientifica nel Ducato di Urbino: dopo una
ricerca assidua e scrupolosa dei testi greci e latini, questi
vennero da lui tradotti e fatti conoscere agli scienziati
europei.
Perse prematuramente la moglie ed il figlio maschio: ciò gli
procurò un profondo smarrimento che lo portò ad allontanarsi
dalla medicina, giudicata da lui impotente di fronte a molti
dei casi della vita: “…m’allontanai del tutto da lei per
poter con tutto l’animo quietarmi in questi studj, cioè
matematici, e…attendere…a liberare dalle tenebre e mandare
alla luce, illustrati da commentarj, gli scritti di quegli
antichi, che in questo genere sono stati più eccellenti” .
La sua fama di scienziato e di uomo di cultura aumentava per
le numerose traduzioni, tra le quali molto apprezzate:
“Archimedis opera non nulla” di Archimede; “Liber spiritalium”
di Erone Alessandrino; “Lemmi” di Pappo; “Libri de conici” di
Apollonio Perego; “Commentarj” di Eudocio Ascalonita;
“Elementi” di Euclide.
Pubblicò anche un libro sul centro di
gravità dei solidi, opera da essere paragonata a quella dei
più nobili antichi.
Nel 1553 il Principe Francesco Maria II della Rovere (futuro
Duca), figlio del Duca Guidobaldo, chiamò Federico a corte per
continuare con lui quegli studi sulla matematica che aveva
iniziato prima di assentarsi dall’Italia. Tra gli allievi più
prestigiosi di Federico figurano Torquato Tasso e Bernardino
Baldi. Anche la sua attività di traduttore continuava: tra
tutte le traduzioni “Gli elementi” di Euclide gli meriteranno
gli onori e la fama universale. Gli anni restanti della sua
vita li trascorre immerso nei suoi studi.
Morì in Urbino il 3 settembre 1575. |