Candelora

(da Giardino d'inverno)


Avanza ormai la sera,
sereno attendo della notte
il segnale puntato di stelle.
Già brilla, davanti a me,
nel cielo, Vespro con il suo
tremolare d'incerta fiamma.
S'allontanano i rumori.
Avanza e m'avvolge il buio.
Intorno deboli luci limitano gli spazi
con ombre sempre più marcate.
Così lenta s'accende e cresce,
in me, la fiamma del ricordo.
I ceri, benedetti oggi alla Candelora
saranno accesi nel giorno della morte.
Come quel giorno,
di festa era quel giorno,
solo rimasi al bordo della via.
Gli altri bambini al cinema,
o lontano eran tenuti,
per non far rumore.
Io non capivo, ma non domandavo
perché con me nessuno si fermava.
Poi venne il prete e, con fare strano,
forte mi strinse la spalla con la mano,
e la vicina mi condusse via.
Dopo nessuno parlò più di mio padre,
di come andava la sua malattia.
Paesi (da Giardino d’inverno)
Fra loro ormai si toccano,
con un confuso intreccio
di case variopinte,
i paesi di pianura, adagiati
nel fondo delle valli.
Come giovani impudiche
tralasciano di cingersi
delle discrete mura.
Agli sguardi si offrono,
aperti e confidenti.
Non temono, del nuovo,
gli aspetti coinvolgenti.
Stanno in alto arroccati,
paesi diffidenti.
Divisi ancor rimangono
da mura imponenti

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