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Università libera e pubblica |
Iniziativa forte del consigliere provinciale Giuseppe
Magnanelli (Margherita) per chiarire le posizioni dei
responsabili provinciali e regionali del partito oltre che dei
parlamentari e
degli amministratori sul problema del destino dell’Università
di Urbino. Li invita infatti tutti ad una giornata di
confronto, attorno alla metà di settembre, nella
consapevolezza precisa che non si tratta esclusivamente di un
problema locale né di una contesa di parte, né di una partita
contabile né di una crisi aziendale. E’ in discussione un
istituto di ricerca e formazione universitaria di eccellenza
ed unico nel suo genere non solo in Italia ma in Europa,
accostabile, per longevità e per lo status giuridico di libera
alla pur celebre Università di Lovanio in Belgio, a 22
kilometri da Bruxelles. L’Università di Lovanio, fondata nel
1425, è libera ma confessionale, pur avendo mantenuto una
singolarissima apertura verso le diverse esperienze della
cultura cattolica e grande attenzione alla cosiddetta cultura
laica. Urbino invece ha origine dal potere laico ducale
(Guidubaldo da Montefeltro, 1506 “Collegio dei dottori”) con
uno scopo del tutto pratico in ambito giurisdizionale. Lo
Studio pubblico verrà dopo e la tormentata storia
dell’istituzione, nei secoli successivi, conferma il legame
vitale ed essenziale, anche questo singolare, con le
istituzioni pubbliche locali. Da qui la caratteristica, oggi
ovunque chiarita, di Università libera (non statale) e
pubblica. La sua missione è duplice: ricerca, orientamento e
formazione dei giovani.
Ora l’iniziativa del consigliere Magnanelli porrà a tema,
congiuntamente ed inevitabilmente la programmazione
universitaria nelle Marche e la formazione giovanile, problema
che riconduce in scena Urbino e la sua eccezionalità storica
sotto ogni profilo a livello regionale, nazionale, europeo.
Non si dà, in tutta Europa, un caso paragonabile a quello di
Urbino (fatta salva l’analogia di Lovanio, per alcuni soli
aspetti) e pertanto la sua trasformazione omologante sarebbe
un crimine culturale. Ma occorre fornire ai parlamentari ed ai
responsabili della Margherita regionale, una adeguata
informazione sulla straordinaria e dinamica storia
dell’Università di Urbino. un valore esclusivo, irripetibile,
accumulato in cinque secoli di attività scientifica e
formativa in un contesto che a nessuno al mondo è dato, non
dico di superare, ma neppure di ripetere o imitare. E’ certo
che l’iniziativa del consigliere Magnanelli non ha carattere
“separatista” ma scopo informativo all’interno della sua
stessa componente politica dove, forse per equivoco,
fioriscono posizioni divergenti. Qui c’è un bene comune da
difendere che appartiene alla Nazione ma prima alle Marche.
L’Università di Urbino non minaccia nessuno e non pretende
l’egemonia ma il riconoscimento della sua secolare storia,
della sua identità e della sua singolare offerta formativa nel
contesto straordinario che comunque nessuno può contenderle,
indipendentemente dai limiti dell’attuale congiuntura
gestionale che è del tutto contingente.
Francesco Colocci
02/09/04 |