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Raffaello da Urbino a Roma |
Frustrazione.
Questo è il sentimento prevalente degli ambienti urbinati a
fronte della grande iniziativa della National Gallery di
Londra che ha realizzato la singolare mostra “Raffaello da
Urbino a Roma”. Ma Urbino compare solo nel titolo. Nessun
accordo, nessun contatto, nessuna collaborazione né
partecipazione. Certo, un difetto degli organizzatori
londinesi che oltre ad adunare opere e disegni per
testimoniare la formazione ed il repentino, impetuoso ma
durevole ed imperituro successo del genio urbinate, avrebbero
potuto registrare e mostrare l’ambiente di oggi, non tanto
differente da quello nel quale era vissuto e cresciuto il
prodigioso ragazzo e che ne ha influenzato per sempre la
formazione proseguita poi alla scuola del Perugino e delle
star del momento . Urbino tuttavia resta come paralizzata da
promesse effimere o da iniziative sistematicamente
fallimentari nonostante l’alto valore culturale intrinseco.
Esempi paradigmatici: la geniale mostra “fioritura del
tardogotico nelle Marche” del 1998 e la recente
improvvisazione della mostra “I Della Rovere” i cui costi non
sono proporzionati né alla importanza del tema né, tanto meno,
all’esito. Ma sullo stesso argomento, sempre affascinante,
della esplorazione dell’opera e del successo di Raffaello, la
stamperia Posterla già dal 1999, aveva messo a disposizione
dell’Amministrazione comunale e della Provincia, due
importanti collezioni che riproducono, con due tecniche
differenti , la serie completa delle decorazioni delle Logge
vaticane, note anche come Logge di Raffaello o Bibbia di
Raffaello, affrescate tra il 1517 e il 1519. Questo
straordinario capitolo dell’attività artistica del pittore
urbinate si riconduce all’idea della “renovatio mundi”
perseguita da Raffaello negli anni del pontificato di Giulio
II e poi negli anni di Leone X . Nelle Logge si legge una
singolare interpretazione dell’antichità classica. Il piano
compositivo e pittorico infatti rimanda ad una specie di epica
cristiana dal vecchio al nuovo Testamento. La collezione di
acqueforti originali eseguite da Nicola Schapron, risale al
1649 mentre la serie di litografie originali su pietra, sullo
stesso argomento, è realizzata da G. Engemann nel 1825. Non si
tratterebbe di “gridare” l’evento ma di proporre, con uno
studio adeguato, sia il raffronto interpretativo e tecnico,
sia il continuo e sempre rinnovato successo di Raffello nel
tempo e nella divulgazione popolare specie in ambienti di una
certa sensibilità alla civiltà dell’ immagine. Tra l’altro,
queste due collezioni (52 incisioni ciascuna), ben si
avvicinano alla tradizione delle tecniche incisorie della
scuola più specialistica e creativa del settore (Scuola del
libro) benché i due autori appartengano alla stagione in cui
l’incisione è tecnica riproduttiva e divulgativa per le
esigenze della comunicazione mentre, per la cultura innovativa
della Scuola del libro, maturata dopo l’impetuoso sviluppo
della fotografia, l’incisione risponde ad esigenze espressive
e creative e, pur nella consapevolezza del discostamento dalla
pittura per la realizzazione dei multipli, pone rigorosamente
la nuova frontiera dell’autenticità rispetto
all’intenzionalità e alla realizzazione manuale dell’artista.
Francesco Colocci
08/11/04 |