Le ricette di Umberto Piersanti


Senza le sfacciate prudenze dei piccoli addetti locali che si puntellano a vicenda e senza la voglia smodata di propaganda che divora la destra (minoranza) come la sinistra (maggioranza) che ha perduto la cultura di governo, il poeta scrittore di fama e spessore nazionale Umberto Piersanti, getta un sasso nello stagno o nella palude dell’ordinaria amministrazione e lancia un grido, un appello ma anche un’accusa circostanziata. Il centro storico di Urbino, patrimonio dell’Umanità, è diventato “un guscio vuoto” perché i residenti, gradatamente, sono, in parte spariti, in parte espulsi.

Lo aveva detto, non senza durezza, anche Vittorio Emiliani ne “L’enigma di Urbino” (2004), un libro di ricostruzione delle vicende minori ma anche di suggerimenti, indicazioni, pareri, dispensati con calore di chi conosce a fondo l’ambiente, le circostanze, le trasformazioni, e gli uomini di ieri e di oggi. Emiliani aveva trovato, in riferimento al presente, “una città svuotata, come scomparsa, una città fantasma della quale sembra restare una sorta di guscio splendidamente vuoto”(p.11).

Umberto Piersanti chiama in causa direttamente gli amministratori che “non hanno impedito la distruzione degli immobili” oggi “trasformati in mini appartamenti”, non sanno contenere le intemperanze degli ospiti che riducono, di notte, la città in una terra di nessuno: “il venerdì – dice Piersanti – la piazza è un inferno”. Con linguaggio diretto, come un proiettile, aggiunge: “Manca tutto a Urbino e qui siamo davvero allo sbando. L’unico circolo cittadino che c’è, è una bisca fumosa ed ignorante”. Umberto Piersanti, sociologo della storia letteraria, attribuisce l’insolito fenomeno del degrado e sfaldamento sociale, all’assenza di una borghesia colta e necessariamente attenta alla qualità dell’immagine urbana. Quando poi il poeta – “da poeta” – come egli stesso sottolinea, passa alla proposta, si limita a suggerire strutture ricettive fuori città, luoghi multifunzionali ed allude al “divertimentificio” romagnolo.

Manca invece l’idea di un sistema di progetti integrati (sinergia di diversi Enti: Comune, Università, Curia, Soprintendenze, Unesco, Comuni vicini, Provincia, Assindustria, Camera di Commercio ecc) di trasformazione economica sostenibile a partire dalle risorse culturali di tutto il territorio. Per un’idea del genere esistono premesse ed opportunità di finanziamento di livello nazionale ma pare che gli amministratori locali, contro ogni aspettativa ragionevole, siano sul punto di rinunciare, e tergiversano, presi dalla paura del colossale impegno di trasformazione che si avvierebbe a partire da tracciati già sottoscritti nella precedente tornata amministrativa. Sarà destinata, Urbino a rimanere “un guscio splendidamente vuoto?”

Francesco Colocci

24/01/05

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