La sciatteria della comunicazione pubblica


A sette giorni dalla fine della Festa del Duca campeggiano ancora stendardi e striscioni come se l’evento dovesse accadere. L’Università, dal canto suo, per la prima volta, accampa striscioni stradali (a Porta Belisario e a Piansevero) come se dovesse promuovere una sagra paesana. Desta stupore che tale modalità venga proposta ed usata proprio dalla facoltà di Sociologia che ha un corso di laurea dedicato appositamente alla comunicazione pubblicitaria Da qualche anno, l’ufficio del turismo, aveva adottato le buone regole della sobrietà, del rigore, della massima discrezione tenendo in alta considerazione il contesto urbano ed ambientale dove è inserita la comunicazione pubblicitaria. In primo luogo aveva rinunciato all’uso degli striscioni stradali perché comunque ingombranti e deturpanti e persino poco efficaci per la collocazione oltre la traiettoria dello sguardo orizzontale. Aveva proposto e preferito diversi moduli di totem e qualche “discreto” pannello verticale nelle zone ad alta frequenza automobilistica di ingresso alla città. Il messaggio poteva poi, talvolta, essere rafforzato dai manifesti caratterizzati dalla prevalenza dell’immagine, dai depliants, dalle locandine, dai gadget Tutta la comunicazione doveva sempre risultare coerente, riconoscibile, mirata e di alta qualità estetica. La scelta aveva avuto successo ed in alcuni casi aveva modificato i comportamenti di altri enti ed imprese. Si era adottato anche il principio della massima tempestività a rimuovere gli elementi fissi della comunicazione quando gli eventi fossero terminati. Ora sembra tornare quella rassegnazione “all’involgarimento, alla sciatteria, all’incuria, alla trasformazione di tanti gioielli in cianfrusaglia consumistica” che denuncia, con passione civile, Vittorio Emiliani nel recente “L’enigma di Urbino”. Del resto anche il Comune fa del suo meglio per trascurare gli spazi pubblici, l’illuminazione, la collocazione dei raccoglitori di rifiuti, la pulizia delle strade e dei bordi stradali, l’arredo urbano, la segnaletica, senza parlare dell’accessibilità, dell’approdo e della sosta e persino del sito internet che, così com’ è, da solo, mostra il grado di decadenza dell’interesse alla comunicazione ed alla promozione. Non è pensabile che tutti i problemi siano risolti dall’ente pubblico ma è sicuramente l’ente amministrativo comunale che deve coordinare l’accessibilità facilitata ai beni colturali, artistici, ambientali, ai servizi come gli alberghi, agriturismi, ristoranti, bar, luoghi di svago e tempo libero, ai servizi commerciali, ai prodotti dell’artigianato tipico locale o territoriale, incentivandone la qualità. Su tutto dovrebbe prevalere, in ambito pubblico e privato, l’assidua cura della qualità che dovrebbe essere l’elemento distintivo del marketing Urbino e del territorio. Non è così. E’ ricorrente però la lamentela della crisi del turismo in una città come Urbino in cui persino le pietre costituiscono motivo di richiamo e d’interesse. La soluzione sta non tanto nelle singole azioni virtuose di qualche (raro) imprenditore ma nella identificazione di un progetto condiviso di città in armonia con il territorio, fino a comprendere l’impegno della Regione, su cui scommettere tutte le energie pubbliche e private.

Francesco Colocci

23/08/04

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