Lettera aperta al nuovo sindaco Corbucci


Caro Franco,
non è stato facilissimo conoscere il documento nel quale hai tracciato le linee programmatiche di governo cittadino. C’è infatti chi ha fatto sapere che il testo doveva considerarsi “blindato”. A parte la brutta metafora militaresca, il concetto risulta assai chiaro. Significa che nessuno può “metterci becco”. Ma l’abrogazione del disposto della legge 81/93 e la nuova disciplina della legge 285/99, con tutta evidenza favoriscono il dibattito, in Giunta, tra i consiglieri, nei partiti di riferimento e, di conseguenza, negli ambiti della società impegnata, sul tracciato che marca le intenzioni del tuo “governo”. Se così non fosse ti si chiederebbe subito perché mai hai scritto oppure cosa intendi dire, al terzo capoverso (p.2) del documento programmatico quando scrivi: “I principi ispiratori della Giunta sono la partecipazione, l’integrazione e l’innovazione”. Riconosco che hai assunto un compito immane, in condizioni sicuramente non favorevoli per il divario tra le aspirazioni dei cittadini e le possibilità di risposta e per la congiuntura della finanza pubblica sostanzialmente fuori controllo in ambito nazionale e regionale. Comunque, mentre hai accettato di andare alla competizione elettorale con un programma che era un vocabolario di “si potrebbe fare” ( di 32 pagine/c.8) e che non hai pubblicizzato forse per senso della misura, ora hai tentato una sintesi di poco più di sette cartelle. Resta però il principale difetto che è la frammentarietà di una elencazione in cui non si riconosce un progetto unitario di città anche in relazione al territorio prossimo e all’area regionale. Eppure l’incipit del documento afferma una verità, benché notissima ed accettata: “Urbino è una città…patrimonio unico”. Dunque c’è la consapevolezza del valore e del ruolo di Urbino nel territorio prossimo, nella regione e nell’ambito nazionale ed internazionale. Il minuscolo centro storico definito dalle mura cinquecentesche, il territorio ex ducale che garantisce la lettura di questo straordinario fenomeno politico/culturale, rappresentano un vero miracolo di equilibrio realizzato sulla base di una totale consapevolezza culturale attorno all’idea del primeggiare delle profonde esigenze dell’uomo (umanesimo) e sono oggi un dono vivente, una speranza concreta nel turbine di una modernità convulsa e talvolta smarrita. Rinunci tuttavia, senza neppure un cenno, all’intera progettualità della precedente amministrazione che aveva avviato, almeno formalmente con studi appropriati e singoli progetti finanziabili, ad una rete di rapporti e di opportunità che hanno richiesto grandi energie e risorse pubbliche e private. Finisci per sottoscrivere un programma che esalta esclusivamente l’ordinaria amministrazione e che non è una scelta politica ma un obbligo, il minimo dovuto. Persino sull’Università riduci a niente anche quel poco che era scritto sul programma elettorale e lasci solo l’idea della commissione paritetica Comune/Università, che, stando al pregresso funzionamento, è quasi inutile. Il fatto che sono membro del direttivo della Margherita non mi può sottrarre al dovere di contribuire, come cittadino attivo, a realizzare quella partecipazione critica che è quasi in epigrafe al tuo programma. Ti saluto cordialmente.

Francesco Colocci

15/09/04

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