Impotenza culturale


Incertezza culturale. Questo è il dato grave che emerge dagli strafalcioni relativi alle “luminarie” natalizie a Urbino. Rimarcare che la Giunta non ha un progetto è superfluo perché viene direttamente riconosciuto dall’Amministrazione. Non va trascurato però che, finora almeno, Sindaco e Giunta, hanno volutamente dimenticato che esiste, proprio all’Urbanistica, un “progetto di fattibilità” per l’area del capoluogo comunale che contempla, nel dettaglio, ogni elemento di corretta valorizzazione della città e dunque anche l’illuminazione monumentale di cui la decorazione rafforzativa natalizia è una variante temporanea e mutevole. Questo obiettivo dunque non è nuovo; basta leggere semplicemente la storia recentissima e la relativa documentazione senza contare, le polemiche ricorrenti ogni anno che pure avrebbero dovuto insegnare qualcosa. Nonostante tutto, le soluzioni peggiorano fino al ridicolo nel centro storico, ed alla banalità da supermercato nella piazzetta di San Francesco: le colonnine di ghisa, che reggono la pensilina per tre lati del cortiletto, sono state avvolte da una serpentina di luci con la chiassosa noncuranza dei grandi centri di acquisto. Manca che si marchi, con le stesse luci, il profilo ed il volume della chiesa di san Francesco!. Lo sconcerto poi è ancora maggiore se si pon mente alle dichiarazioni rilasciate solo dieci giorni fa (1° dicembre) dall’assessore di riferimento: “Lunga e sofferta è stata – diceva – la pianificazione per le luminarie natalizie” ma poi prometteva che “il centro storico risplenderà” perché “la città deve essere illuminata a tutti i costi”. Infine, incautamente, sostiene di aver fatto un investimento acquistando il materiale che dà così misera prova. La spesa, da quel che emerge, pare sia di 20.000 euro. L’acquisto è invece una perdita secca sia perché, il materiale, come è stato riconosciuto, è inefficiente, sia anche perché costringe a ripetere ogni anno lo stesso modello di montaggio. Da ultimo sarebbe curioso sapere cosa intende dire l’assessore quando dichiara oggi “non ho alcuna difficoltà ad assumermi la parte di responsabilità per la fase esecutiva dell’operazione”: 1. cosa vuol dire in concreto e fuori dai riti del politichese, “assumersi la responsabilità” ? 2. qual è l’altra parte della “responsabilità”?. Hanno forse dimenticato gli amministratori che si tratta di risorse pubbliche e che l’Ente comunale non deve mai tentare di sostituirsi all’impresa? “A ognuno il proprio mestiere – direbbe un proverbio vernacolo delle nostre campagne – e il lupo a prendere le passere”.

Francesco Colocci

14/12/04

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