Il problema sul quale richiamo l’attenzione dei visitatori di questo sito provinciale è la scelta della “scenografia” di “Voglie d’autunno”, promossa, per quel che so, dall’assessorato alle attività produttive di cui è responsabile Donato Demeli ma anche, ovviamente, tutta la giunta a partire dal sindaco. I grandi teli verticali rossi con i quali sono state coperte le colonne del nartece (vestibolo esterno) del tempio dedicato a san Francesco e le austere lesene delle quattro arcate del Collegio Raffaello di impianto classicheggiante che si ripetono nel cortile interno, rappresentano l’ultima trovata di una sovrapposizione impropria per non dire violenta, alla monumentale scenografia di piazza della Repubblica. Gli ancoraggi degli sterminati teli rossi sono stati realizzati con tavole inchiodate direttamente nelle fughe dei conci recentemente ripuliti e restaurati. Basta questo a segnalare il basso tenore della sensibilità culturale di chi dovrebbe avere la responsabilità di decidere l’uso appropriato degli strumenti di promozione quando poi i contenuti (ma nello specifico non mi pronuncio) ne suggeriscano l’utilità e l’adeguatezza. Dove sono andati i talebani che hanno inventato il cosiddetto “piano del colore” per censurare qualsiasi idea di innovazione quand’anche solo concepita sulla carta? E mi domando anche dove stia e se esista una soprintendenza ai monumenti che attraverso gli ispettori locali dovrebbe impedire barbarismi di ogni natura. Ad esempio basta vedere la gestione del duomo recentemente restaurato dopo il terremoto del 1997: ho contato 11 trabiccoli deturpanti tra le enormi e orrende bacheche addossate alla tenda tra una acquasantiera e l’altra, tavoli di varie dimensioni, leggii, bussolotti per elemosine, espositori da edicola per la stampa in vendita senza contare manifesti di varia natura e tenore che s’incrociano per ogni verso in un disordine che denuncia incuria e trasandatezza. Insomma lo spazio prossimo alla controfacciata non è più chiesa ma mercatino rionale. E vero che questo e ben altro avveniva anche nel più simbolico di tutti i templi, quello di Gerusalemme ma le parole di condanna riportate da Luca (19,45) contro coloro che trascurano la santità dello spazio sacro, non sono tenere. In forma più contenuta, la scena si ripete a san Francesco. Peggiore e più complessa l’incuria a san Bernardino. Se non fosse per i due imponenti cenotafi ducali nessuno saprebbe riconoscere che quella chiesa così singolare e appositamente realizzata dopo il 1482, è il mausoleo dei Montefeltro. Questo è un capitolo doloroso di abbandono che testimonia quanto poco la stessa amministrazione comunale (proprietaria dell’immobile) sappia distinguere tra un manufatto rurale qualsiasi ed il vertice di quel simbolismo urbanistico che fa della città dei duchi il più grande esempio al mondo di civiltà. Caro Alessandro, non voglio dispiacere a nessuna delle persone che si sentissero chiamate in causa ma i fatti citati sono essi stessi pietre di paragone da cui non è facile separare chi ne porta responsabilità pubblica. Quanto a me, volutamente e completamente fuori dalla contesa politica, non sono condizionato da filtri ideologici. Ad esempio, so per certo che Donato Demeli, a dispetto della sua collocazione politica sicuramente radicale, ha capacità di dialogo senza pregiudizi ma forse non dispone, nel caso specifico, di interlocutori adeguati per quel discernimento che è assolutamente indispensabile per chi deve decidere per conto di tutta la comunità.
Francesco Colocci |
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