Al Sindaco di Urbino
Alla Giunta municipale
Ai Concittadini di Raffaello
A Roma, il prossimo 19 maggio fino al 10 settembre, si apre
una grande mostra a Villa Borghese, dedicata a Raffaello con
il suggestivo titolo “Raffaello. Da Firenze a Roma”. E’
certamente una buona notizia. Si tratta di un preciso segmento
del singolare sviluppo dell’attività creativa del genio
urbinate. Del resto non esistono, né possono esistere, studi
esaustivi e definitivi in questo ambito. La mostra (più di
sessanta opere previste) è un ingrandimento interpretativo per
un tratto temporale esiguo (1505-1508) ma di straordinaria
fecondità. I giornali già dicono che “Roma chiama il mondo per
il suo artista più amato”
(Corriere della sera, martedì 9
maggio 2006).
E’ invece una cocente delusione costatare che Urbino, città
natale di Raffaello, abbia delegato non solo il culto della
memoria ma lo studio della sua opera e l’influenza universale
del suo genio nella civiltà di tutto il mondo, all’Accademia
Raffaello senza garantire, a questa benemerita istituzione,
quel deciso sostegno che le consentirebbe di allargare le
iniziative culturali coordinando le partecipazioni
istituzionali e private in modo da diventare vero luogo
propulsivo e di ricerca e di promozione culturale diffusa.
Il primo interlocutore ma su iniziativa e volontà manifesta
della Città, deve essere l’apparato della Galleria nazionale
delle Marche che da anni, sia pure con ammirevoli ma troppo
rare eccezioni, ha mantenuto il ruolo di sontuoso deposito di
opere di grande prestigio con annessa “clinica” di restauro
perché ha una scuola di valentissimi professionisti del
settore. Il secondo interlocutore scientifico deve essere
l’Università degli studi non senza dimenticare i grandi
Istituti nazionali di settore e le altre grandi Gallerie
nazionali. Gli enti pubblici (Comune e Provincia) debbono
proporre e promuovere un progetto culturale di sviluppo della
ricerca sui dati della identità locale del territorio, cercare
la collaborazione degli istituti di alto profilo scientifico,
reperire i finanziamenti tra investimenti pubblici e privati
(nella mostra di Roma dedicata a Raffaello intervengono l’Enel,
Banche ed imprese private) e poi proporre al pubblico i
risultati del percorso. Immaginando questa sequenza a tre
stadi, diventerebbe evidente la necessità di una
programmazione pluriennale e di una profonda trasformazione di
tutti i servizi legati all’accoglienza di quel pubblico
esigente che ama incontrare la conoscenza sulla base di studi
seri ed attendibili, quand’anche restituiti alla moltitudine
non specialistica. Urbino è una città-museo diffuso e sebbene
abbia spazi limitati, sono tuttavia prestigiosissimi. Si
pensi, oltre al palazzo ducale: la Data, palazzo Odasi, il
Collegio Raffaello. Occorre però trasformare l’inedia della
città pietrificata ed inospitale, in una città viva e moderna
che sappia convivere rigorosamente con la sua grandezza
storica data da una civiltà singolarissima tutta scritta nella
dimensione urbana e paesaggistica ma conservata come in un
archivio polveroso e rigidamente impenetrabile.
La speranza è che si mettano insieme le esigue forze piuttosto
che divisioni per la comica spartizione del nulla esistente.
Urbino. 12 maggio 2006.
Alcuni Cittadini ancora fiduciosi