Alla Miniera 3 forma


Premessa:

Gli altri interventi hanno sottolineato la rilevanza del momento per il rilancio di Urbino (Di Ludovico), le iniziative della Giunta sull'ordine pubblico, sugli interventi di emergenza (Mechelli), la necessità di preparare accuratamente il congresso straordinario per definire una dirigenza che sappia guidare l'estensione della democrazia partecipata e produrre proposte all'attenzione degli amministratori con i quali tenere rapporti di attenzione critica costruttiva (Buldorini), il valore del volontariato e delle relative associazioni, la necessità di chiarire le modalità e gli obiettivi delle stesse associazioni e di non accontentarsi delle sole sigle dietro le quali potrebbe non esserci una realtà concreta (Gennaretti), l'impegno di valorizzazione delle energie presenti all'interno del direttivo della Margherita (Aromatico), la richiesta di accogliere la partecipazione e l'inventiva popolare piuttosto che imporre o proporre iniziative da parte delle istituzioni (Sirotti) le note critiche nei confronti della politica regionale specie per quanto riguarda l'agricoltura, il turismo, la cultura (Vagnerini). Naturalmente la mia sintesi è necessariamente parziale perchè è scritta a memoria e non parte da appunti come se avessi dovuto fare un vero resoconto. In sostanza non c'è stato un dibattito di livello alto come meritavano i temi all'odg ma gli interventi si attengono all'improvvisazione del momento. Il fatto è che non c' è un elaborato su cui basare le argomentazioni e pochi sono disposti all'impegno di una riflessione approfondita. Da ultimo il Franzè ha detto che il sindaco ha depositato e consegnato ai consiglieri il documento di programmazione e che se ne discuterà in una prossima riunione attorno al 6 settembre ma intanto non ha pensato di consegnare il documento ai membri del direttivo perché possano studiarlo ed avanzare delle proposte. Contemporaneamente il Mechelli fa sapere che comunque il documento di programmazione risulta praticamente "blindato" - per ripetere una sua espressione - perché se così non fosse si aprirebbero troppi fronti di emendamento a cominciare da Rc. Non si capisce quale sia la logica di questo atteggiamento che contravviene alle motivazioni che ha indotto alla modifica della legge n°81 per consentire gli interventi non solo della maggioranza ma di tutti i consiglieri fermo restando che il sindaco presenta il proprio documento per la fiducia ma gli indirizzi spettano comunque al Consiglio.

NOTA. Il testo del mio intervento non è solo un escursus sui punti all'odg ma la premessa e la richiesta di un cambiamento reale nei comportamenti della dirigenza della Margherita, altrimenti credo che molti troveranno difficile riconoscersi in un partito che non sa promuovere e garantire un vero dibattito.

Intervento di Francesco Colocci:

Direttivo “allargato” Margherita c/o La Miniera



Formulazione dell’odg: “Convocazione direttivo allargato. …………..avrà luogo presso la Corte della Miniera alle ore 17 del 26 08 04 la riunione del direttivo allargato per discutere dell’attuale situazione amministrativa locale e delle iniziative politiche da intraprendere, in particolare si dovrà deliberare sul seguente odg:1. convocazione ad Urbino per la fine del mese di un incontro con la partecipazione dei parlamentari e dei responsabili della Margherita marchigiana; 2. preparazione di una mezza giornata di studio e di approfondimento da tenersi nella prima quindicina di settembre;3.necessità di indire, a seguito delle elezioni amministrative, un congresso straordinario”.


• E’ inevitabile una prima osservazione sull’odg. A) “direttivo allargato”:La domanda sorge spontanea, direbbe Lubrano: allargato a chi? Con quale criterio? A che scopo? “Deliberare” – si dice poi – ma non è in contrasto con le formalità finora seguite o si improvvisa un altro criterio oppure è una correzione di rotta? Propongo qualche contributo, su questo interessante spiraglio, nell’ultimo punto ma chiarisco che uso un linguaggio diretto, immediato e, spero, costruttivo anche quando può sembrare polemico ma fa parte della dialettica politica che non vuole ridursi al timido sussurro di chi rinuncia alla libertà di pensiero. Comunque non è il caso mio. Ed ora nel merito:


• Il riferimento alla comunicazione del !2 luglio conferma una valutazione autoreferennziale in evidente e forte contrasto con il giudizio autorevole dell’ex presidente della Regione Dino Tiberi che in questi giorni ha scritto una lettera in cui dichiara, proprio rispetto alla Margherita di Urbino, nei cui tabulati non vuol comparire, la sua “aperta non condivisione del modo di fare politica in loco ed altrove”.


• Si vorrebbe poi discutere l’attuale situazione amministrativa locale e le iniziative politiche e tuttavia in assenza di qualsiasi oggettiva e preventiva documentazione sui fatti di cui si dovrebbe dibattere per cui ci si dovrebbe accontentare del racconto da parte di coloro che gestiscono, per la Margherita, la cosa pubblica e che si aspettano evidentemente l’applauso del direttivo allargato qualsiasi possa essere la proposta o il programma perché ancora è prematuro valutare gli atti. E proprio il nodo del programma, volutamente trascurato in campagna elettorale, diventa il primo elemento di fragilità di chi ha sottovalutato l’obbligo morale e politico di dichiarare agli elettori gli impegni sui quali essi si sarebbero espressi. Da questo primo passo sarebbe discesa la “proposta degli indirizzi generali di governo” che, il sindaco eletto, avrebbe dovuto avanzare al nuovo consiglio unitamente alla indicazione degli organigrammi di giunta così come previsto dall’art. 34 comma due della legge Ciaffi n°81 del 25 marzo 1993. Il nuovo sindaco e la nuova giunta, per la prima volta, da quando si applica la disciplina dell’elezione diretta del sindaco, hanno disatteso la norma per evidente, colpevole impreparazione. Benché non sia la stessa cosa, mi auguro che a distanza di quasi tre mesi, il sindaco avanzi una proposta degli indirizzi generali di governo che abbia due sostanziali, irrinunciabili caratteristiche:


• che offra un disegno complessivo dell’idea città e del territorio per l’incremento economico e sociale dei prossimi anni;


• che contenga una tavola di impegni concreti e non una profusione di auspici e tante di quelle dichiarazioni di principio che lasciano il tempo che trovano e che, forse, cercano, malamente, di coprire l’incertezza della decisione politica. Ma vorrei non essere frainteso: non dico che seri punti di partenza e motivazioni di principio non servano. Dico che non serve un trattato di filosofia al posto di determinazioni afferrabili anche dall’uomo comune, determinazioni che richiedono la circostanza, molto spesso trascurata, della fattibilità.

• L’incontro con i parlamentari e responsabili della Margherita regionale sul tema specifico dell’Università è una iniziativa saggia per coordinare e chiarire le scelte, non tanto rispetto al noto e riduttivo dilemma di Urbino (statizzazione sì / statizzazione no), ma per definire, se è possibile una politica chiara rispetto al problema della programmazione universitaria nelle Marche e della formazione giovanile, problema che riconduce in scena Urbino e la sua eccezionalità storica sotto ogni profilo a livello regionale, nazionale, europeo. Non si dà, in tutta Europa, un caso paragonabile a quello di Urbino e pertanto la sua trasformazione omologante sarebbe un crimine culturale. Ma occorre fornire ai parlamentari ed ai responsabili della Margherita regionale, una adeguata informazione sulla straordinaria e dinamica storia dell’Università di Urbino. Su questo tema la Margherita deve certamente perseguire la più ampia convergenza politica ma anche stabilire limiti irrinunciabili ad arginare quei compromessi che travolgono il valore esclusivo, irripetibile, accumulato in cinque secoli di attività scientifica e formativa da parte dell’Università di Urbino in un contesto che a nessuno al mondo è dato, non dico di superare, ma neppure di ripetere o imitare. Se il problema viene impostato su queste linee, allora la convocazione alla fine di agosto è troppo ravvicinata e la giornata di studio a settembre è molto opportuna ma va strutturata attentamente nei dettagli e tenendo conto degli obbiettivi da raggiungere.


• Concordo anche sulla necessità statutaria di un congresso straordinario che costituisca l’occasione di una analisi dettagliata e profonda della storia breve della Margherita a Urbino (appena due anni). Ritengo sia anche il momento propizio per elaborare una prospettiva di intervento del partito nella vita pubblica qualificandosi come luogo di elaborazione aperta, di studio e di confronto oltre che di proposta, di stimolo e di verifica. Meno rigidità burocratica e più movimento di idee e strumenti culturali, più democrazia partecipata e tendenzialmente deliberativa nel senso che occorre pervenire, sui problemi che attendono risposte, ad una sintesi condivisa e perciò consapevole delle soluzioni adottate. Ricordando che “democrazia è libertà” come dice il motto del logo, ogni voce, ogni intervento, ha diritto di cittadinanza e piena legittimità per cui nessuno si deve sentire intimorito dalle pretese di prevalenza di chi crede, a torto, di valere di più non per le idee ma per il controllo delle tessere. Se il partito penetra davvero nella società si allontana necessariamente dalla logica delle tessere e delle iscrizioni formali in cui pochi controllano tutto ed il partito resta l’area di un agone interno ristretto ed incomprensibile ai più. Poiché discutere veramente e non per finta è l’esatto contrario del manipolare, occorre che la leadership di un partito si faccia carico di fornire apertamente tutti gli elementi utili per consentire a tutti una valutazione personale fondata e praticabile. Del resto il principio che legittima la democrazia suppone (dico “suppone” perché, nella pratica, di rado accade così) che le scelte politiche d’importanza non siano imposte ai cittadini ma che essi stessi le assumano attraverso il dibattito pubblico. Ma sono pochi a prendere sul serio questa complessa e faticosa procedura e si affidano a quelle che fanno perno solo sul principio di maggioranza. Come spiegare allora, tanto per stare, al caso nostro, quei 485 voti delle schede nulle e bianche, voti corrispondenti ai voti di un seggio o di un altro partito? Ecco che si apre un dibattito sul modo di aprire nuovi orizzonti di democrazia avanzata senza scivolare nel mito del berlusconismo e dei consensi ad personam. Questi sono temi di fondo e di attualità per un partito che si senta capace di accogliere le sfide delle esigenze di una società in continuo mutamento anche perché di queste sfide si è nutrita la storia del partito di Sturzo e De Gasperi benché le soluzioni di allora corrispondessero come è ovvio alla esigenze dei tempi ma tale era il criterio della riflessione che sapeva cogliere la forza per rispondere alle esigenze immediate dall’orientamento dei principi della dottrina della Chiesa più che dalle spinte o pretese clericali che pure non sono mancate.

Francesco Colocci

26/08/04

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