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Venerdì Santo a Saltara

21 marzo - Saltara

La manifestazione tradizionale del Venerdì Santo a Saltara riprende un'antica usanza realizzata nel Medioevo dalle Confraternite locali e comprende:

La Processione del "CRISTO MORTO" con la partecipazione dei saltaresi in costumi dell'epoca.

Inizio alle ore 21:30 con partenza dal Santuario della Villa situato sulla parte più alta dell'abitato.

La "VIA DOLOROSA” ricostruita negli angoli caratteristici del centro storico tramite una serie di quadri plastici molto toccanti. Visitabile dalle ore 20.00 in poi.

 

 

         descrizione della manifestazione

 

In questo piccolo paese della valle del Metauro, ricco di storia e di patrimonio artistico, ogni anno si rievoca la Passione di Cristo tramite una processione del “Cristo Morto” e una rappresentazione fatta di scene della “Via Dolorosa” nel centro storico.

 

I personaggi della processione, saltaresi in costumi storici, si muovono in un lungo corteo dal Santuario della Madonna della Villa verso la piazza di Saltara. Il lugubre ritmo del suono dei tamburi, i soldati Romani a cavallo e a piedi con le loro armature, le donne con gli stendardi dei misteri dolorosi, i popolani e le popolane, i personaggi della Passione e quello che incarna il Cristo che porta la croce, che rimane incappucciato e finora rigorosamente anonimo, sono uno spettacolo che impressiona e stimola a meditare.

 

 

Foto: Gionata, Calcinelli

 

IL ROSSO INCAPPUCCIATO

Sembra non essere cambiato niente dal tempo di Gesù. Intorno alle storie drammatiche c’è sempre tanta curiosità da parte della gente. La differenza è per chi sta dalla parte degli “attori”, quelli costretti a vivere il dramma. Una grande curiosità dalla parte della folla ha sempre accompagnato la figura dell’incappucciato scalzo, vestito di rosso che porta la croce.

 

L’ incappucciato anonimo

Il rosso, il colore che contraddistingue il dramma, il fatto di sangue. La croce, il segno di una condanna e di una pena da scontare per un delitto o per ribellione: la persona che si sottopone a vivere questo ruolo realizza un gesto di fede e di penitenza.

- Cosa ha commesso? Cosa deve espiare? Se deve rimanere anonimo è perché si vergogna di qualcosa che ha fatto e che deve scontare! - così pensavano, o meglio ancora pensano, quelli che sono lungo il percorso che percorre la processione.

In più, l’uomo in rosso, che porta la croce impersona Gesù. Anche questo fa si che il poveretto si vergogni a reggere il confronto con tale figura.

Appartiene quindi finora alla tradizione l’anonimato del personaggio, e questo diventa ancora uno stimolo in più a solleticare la curiosità.

 

Come conservare il mistero

Gli incaricati a provvedere il protagonista, perché di solito erano in due, non avevano bisogno di cercare chi volesse interpretare tale ruolo. Molti si offrivano in passato, lo vivevano come gesto di fede. Già all’inizio della Settimana Santa si vivevano nella comunità le “Quarant’ore di adorazione”, e nei tre giorni “il poveretto” già iniziava la sua preparazione, ma molte erano le persone che partecipavano e ciò non costituiva un indizio. Il giorno prima andava a confessarsi e viveva qualche piccola penitenza.

 

I curiosi, il venerdì santo, cercavano di controllare i movimenti degli incaricati che dovevano proteggere l’anonimato, ma nella folla che aumentava continuamente sbucavano all’improvviso con l’uomo in rosso e lo accompagnavano alla chiesa della Villa, dove sarebbe stato caricato della croce. Rimanere a piedi nudi - una volta a marzo già in campagna si zappava il grano a piedi nudi - non costituiva un problema. Spesso infatti erano agricoltori a vivere questo ruolo, uomini avvezzi  a sopportare anche i pesi e abituati a camminare scalzi.

 

La curiosità faceva compiere anche dei gesti di cattiveria. Per identificare l’incappucciato lungo il percorso venivano sparsi dei vetri o dei chiodi. Così il giorno dopo chi avrebbe avuto difficoltà a camminare sarebbe stato posto sotto osservazione. I due soldati che scortano il portatore della croce lo guidavano in modo da evitare questo ulteriore supplizio. Alla fine della processione un incaricato entrava in chiesa solo col cruciferario, l’altro bloccava l’ingresso fino al segnale convenuto, poi entrambi si rimescolavano alla folla.

 

L’identità svelata

Una volta i due incaricati rimasero a lungo in attesa del volontario, ma questo purtroppo non si presentò. I due cominciarono ad interrogarsi sul da fare. L’unica opzione fu quella che uno di loro lo avesse sostituito. “Fallo te”, “No fallo te”, dopo i ripetuti reciproci inviti, finché uno si decide: “Va bene, lo faccio io”.

Si veste della tonaca rossa, sotto si lega coi lacci le scarpe alla cintura, pronte per rimetterle appena finito, e si parte. Tutto va bene fino alla fine. Poi davanti alla chiesa al poveretto cade una scarpa. Cerca di fare meno mosse possibili per non farsi identificare, ma è costretto a dire al suo accompagnatore di raccoglierla. Gli spettatori curiosi sentono e riconoscono la sua voce, quanta basta per essere identificato, data la sua notorietà…

 

 

…a volte capita l’imprevisto, anche questo appartiene ad una storia che continua e si rinnoverà il VENERDI SANTO a Saltara.

Testo: Augusto Berardi

 

 

         orari della manifestazione

 

La manifestazione tradizionale del Venerdì Santo a Saltara riprende un'antica usanza realizzata nel Medioevo dalle Confraternite locali e comprende:

 

La Processione del "CRISTO MORTO" con la partecipazione dei saltaresi in costumi dell'epoca.

Inizio alle ore 21:30 con partenza dal Santuario della Villa situato sulla parte più alta dell'abitato.

 

La "VIA DOLOROSA” ricostruita negli angoli caratteristici del centro storico tramite una serie di quadri plastici molto toccanti. Visitabile dalle ore 20.00 in poi.

 

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