Viaggiando
l’opera prima di due giovani poeti
Presentazione di Gianni D’Elia
Lettura degli autori:
Franca Mancinelli, Mala kruna (Manni, Lecce, 2007)
Stefano Sanchini, Interrail, (Fara, Santarcangelo di Romagna, 2007)
Intermezzi musicali di Alessandro Buccioletti
(chitarra acustica)
Mala kruna, in croato “piccola corona di spine”, raccoglie versi
costruiti intorno all’idea di un
viaggio scandito da progressive
perdite e abbandoni.
Essenziali, incisivi, affilati, sono la storia di
un’esistenza, un romanzo poetico di
formazione. (dalla quarta di
copertina)
Interrail tradotto letteralmente significa “tra binari”, i binari
del verso, o di nascita e morte nei
quali la vita è costretta. O forse è
il nome del biglietto, col quale le
ferrovie dello stato italiano
c’invitano al viaggio: un’offerta.
(Stefano Sanchini, dall’inrtoduzione)
a
Mario Dondero
un solo viaggio eterno, questa luce
torna mia con un gesto dell’indice,
e dentro gli occhi un davanzale ampio
ultimo piano dove sono sporto
da una casa vuota con la chiglia
vedo gli istanti che sembrano fermi,
uomini andare incontro al mare
aperto, i cieli flessi,
ponti minati e uccelli
come archi all’orizzonte.
Ora ogni cosa prima
di sciogliersi o partire
ha preso posto nella mia iride
vagone di seconda in quante città
sovraffollato, la gente in piedi scossa
dalla stanchezza lungo i corridoi
fino a che il buio e la provincia
disseminano ognuno in un suo luogo.
Franca Mancinelli
***
Praga
Jan Hus, la verità è morta col nascere
della parola, mai più potremo comprendere
il pensiero del cigno, fermo sul ciglio
del fiume, in fondo la poesia non è
di parole, è l’infinito che a tratti
per brevi istanti percepiamo, restando
poi arresi, afflitti nell’inferno della materia
nel linguaggio di cui siamo fieri.
Così quello che vidi, lo vide
anche il pittore, quel giorno, lì, sulla tela,
furono nostri sentimenti emozioni
che non hanno nemmeno un nome.
Defenestrare l’anima dal corpo
buttarla giù dagli occhi lucidi, ora non basta,
insomma provaci tu, se ci riesci, a spiegare
questo duraturo incomprensibile frammento:
l’arancio sui muri di Praga.
Stefano Sanchini
Franca Mancinelli è nata a Fano nel 1981. Collabora come critica con il
mensile «Poesia» e con altre riviste
e periodici letterari. Su «Poesia» è
apparsa, nel marzo del 2006,
un’ampia silloge dei suoi versi. Il
suo primo libro, Mala kruna,
ha vinto il premio speciale giovani
del concorso “L’unione in poesia”
(giuria presieduta da Giorgio
Bàrberi Squarotti).
«la sua poesia costruisce un altro mondo, alternativo
rispetto a quello “reale”, dove
avvenimenti, pensieri, esperienze,
azioni, luoghi, stagioni appaiono
come sollevate dalla pura forza
della parola e dal ritmo in un
iperuranio ora inquieto, ora
stupito, ora bizzarro, ora
avventuroso. Il risultato è spesso
singolare e vivo, ora un poco
astratto». (Giorgio Bàrberi
Squarotti)
Stefano Sanchini è nato a Pesaro nel 1976. Suoi testi sono apparsi nel
volume L’arcano fascino
dell’amore tradito. Tributo a Dario
Bellezza (Giulio Perrone, 2006)
e nell’antologia Poeti
underground (il Saggiatore,
2006). Fa parte della redazione del
quadrimestrale di poesia e realtà
«La Gru».
«Temi civili, quotidianamente rintracciati nelle corse in
autobus (di cui è autista), sono
presenti nelle poesie (quasi
canzoni, anche in rima) di Stefano
Sanchini [...] Buon estro
fabulatorio dell’occasione, con
qualche caduta prosastica nel ritmo,
la dote di Sanchini è l’emozione, e
la sua nota innamorata del mondo
reietto colpisce e commuove, così
come il suo candore di figlio del
popolo pesarese». (Gianni D’Elia,
«La Gru», settembre 2005)
La parola come viaggio verso se stessi e le proprie
emozioni, verso la realtà e gli
altri. Viaggiando, s’intitola
l’incontro di giovedì 21 alle 18:00
alla Biblioteca San Giovanni, nel
quale il poeta Gianni D’Elia
presenterà l’opera prima di due
giovani poeti, Franca Mancinelli
(Fano, 1981) e Stefano Sanchini
(Pesaro, 1976). Mala kruna (Manni
editore) di Mancinelli e
Interrail (Fara) di Sanchini,
entrambi usciti nel 2007, sono nati
attorno all’idea di un viaggio.
Mala kruna, in croato “piccola
corona di spine”, attraversa la
memoria dell’infanzia e le vicende
dell’adolescenza, per arrivare ad un
presente incerto, sullo sfondo
costante del mare e di treni che
partono e ritornano. Interrail
raccoglie l’esperienza di un viaggio
attraverso l’Europa e poi di un
ritorno nei luoghi familiari, dove
le parole si presentano come il
compagno di viaggio di ogni giorno,
l’avventura da ritentare.
Il viaggio narrato in Mala kruna è prima interiore,
nel proprio vissuto, per poi
aprirsi, nei testi conclusivi,
all’incontro con l’altro. «Nel treno
del mio sangue / salite», scrive
Franca Mancinelli come in un invito
a spezzare il cerchio del dolore, la
chiusura verso gli altri e il mondo.
E di fatti, negli ultimi testi
compaiono alcuni ritratti, in cui a
parlare è direttamente la persona
incontrata. Così nel testo dedicato
al fotoreporter Mario Dondero: «ora
ogni cosa prima / di sciogliersi o
partire / ha preso posto nella mia
iride / vagone di seconda in quante
città / sovraffollato».
Interrail di Stefano Sanchini raccoglie serate trascorse tra i bar,
la spiaggia e le colline del
pesarese, con gli amici e i tanti
discorsi sulle cose di tutti i
giorni, le letture, la politica. Ma
la parola nasce anche da un lavorio
condotto nella solitudine, è
«strumento nato dal brusio del fuoco
/ e dal silenzio dei pesci».
L’oralità ha un grande ruolo nella
poesia di Sanchini, così come la
volontà di confrontarsi sulle
questioni che, dalla “marginalità”
della provincia, rimbalzano lontano,
fino a comprendere le guerre e le
immagini che arrivano dai notiziari.
******
Mala kruna quarantasei testi composti dal 2002 alla primavera del
2007, e disposti attorno a quattro
sezioni che sono altrettante
stazioni della vita: dall’infanzia
di Oltre la giostra,
all’adolescenza di Il mare nelle
tempie, fino al tentativo di
maturità di Nel treno del mio
sangue e Un rudere la casa.
Un “poetico romanzo di formazione”,
dove versi affilati e incisivi
riportano l’incandescenza del
vissuto.
L’immagine di copertina è tratta da un dipinto della
giovane pittrice serba Dunja
Nedeljkovic: un tronco d’albero che,
da una delle nostre colline
affacciate sul mare, apre
malinconicamente un occhio sul
paesaggio, in una favolosa e
inquietante metamorfosi.
L’epigrafe del libro riporta alcuni versi del canto di
Ulisse (Inferno, XXVI): «né
dolcezza di figlio / né la pieta del
vecchio padre / ne’l debito amore»:
un viaggio che parte dalla mancanza,
dall’assenza, dall’abbandono, una
volontà di attraversare l’avventura
dell’esistenza.
Tutte le poesie cominciano con il carattere minuscolo, come
fossero scritte dopo l’ascolto della
voce di un altro. Di fatti la
tensione ad uscire dall’io e dalla
sua prigione è uno dei motori
principali della raccolta. Da un
incontro per strada, durante un
viaggio in Croazia, è nata la poesia
che apre e intitola il libro.
Franca Mancinelli (Fano, 1981) si è
laureata in Lettere Moderne a Urbino
con una tesi sulla poesia di Paolo
Volponi. Collabora come critica con
il mensile «Poesia» e con altre
riviste e periodici letterari. Su
«Poesia» è apparsa, nel marzo del
2006, un’ampia silloge dei suoi
versi. Il suo primo libro, Mala
kruna (Manni, 2007), ha vinto il
premio speciale giovani “L’unione in
poesia” (giuria presieduta da
Giorgio Bàrberi Squarotti).
«la sua poesia costruisce un altro mondo, alternativo
rispetto a quello “reale”, dove
avvenimenti, pensieri, esperienze,
azioni, luoghi, stagioni appaiono
come sollevate dalla pura forza
della parola e dal ritmo in un
iperuranio ora inquieto, ora
stupito, ora bizzarro, ora
avventuroso. Il risultato è spesso
singolare e vivo, ora un poco
astratto». (Giorgio Bàrberi
Squarotti)
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Stefano Sanchini è nato a Pesaro nel 1976. Suoi testi sono apparsi nel
volume L’arcano fascino
dell’amore tradito. Tributo a Dario
Bellezza (Giulio Perrone, 2006)
e nell’antologia Poeti
underground (il Saggiatore,
2006). Fa parte della redazione del
quadrimestrale di poesia e realtà
«La Gru».
«Temi civili, quotidianamente rintracciati nelle corse in
autobus (di cui è autista), sono
presenti nelle poesie (quasi
canzoni, anche in rima) di Stefano
Sanchini [...] Buon estro
fabulatorio dell’occasione, con
qualche caduta prosastica nel ritmo,
la dote di Sanchini è l’emozione, e
la sua nota innamorata del mondo
reietto colpisce e commuove, così
come il suo candore di figlio del
popolo pesarese». (Gianni D’Elia,
«La Gru», settembre 2005)
Un tempo chi si metteva in viaggio, metteva in gioco la
propria esistenza: il ritorno non
era garantito, ciò che era garantito
era lo spazio e il tempo. È cosi che
Stefano Sanchini attesta il punto di
partenza della propria
osservazione/composizione. Vi
trovano allora spazio città più o
meno note, accavallamenti di
regioni, spazi di connessione tra un
luogo ed il successivo, attese. E
voci: Verlaine, Marcuse, Baudelaire
così come “dialoghi rubati” da
passeggeri, passanti, ipotesi di
presenza o attestazioni. Voci che
sovrappongono ai luoghi e ne sono
parte, che evocano o distanziano. E
luoghi che non sarebbero eguali
senza le presenze. Una andata e
ritorno continua di rêverie che si
compone non per singole poesie ma
con la costruzione di un unico,
vasto poema. (Fabiano Alborghetti)
In questo modo le parti della
raccolta, “Città”, “Isole”, “Cieli”,
“Terre”, “Dialoghi rubati”, “Di
tutte le finzioni” si legano tra di
loro come i vagoni di un treno, tra
due rotaie, molte stazioni, e
nessuna fermata.
Vengono alla mente i bei versi di
Giorgio Caproni: «Se non dovessi
tornare, / sappiate che non sono mai
/ partito. / Il mio viaggiare / è
stato tutto un restare / qua, dove
non fui mai.» (da
Poesie, 1932-1986).
(Vincenzo D’Alessio)