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viaggiando

presentazione di 2 libri di poesia

 

Giovedì 21 febbraio, ore 18:00 - Biblioteca San Giovanni via Passeri 102 - Pesaro

 

Viaggiando

l’opera prima di due giovani poeti

 

Presentazione di Gianni D’Elia

 

Lettura degli autori:

 

Franca Mancinelli, Mala kruna (Manni, Lecce, 2007)

 

Stefano Sanchini, Interrail, (Fara, Santarcangelo di Romagna, 2007)

 

Intermezzi musicali di Alessandro Buccioletti (chitarra acustica)

                                                             

Mala kruna, in croato “piccola corona di spine”, raccoglie versi costruiti intorno all’idea di un viaggio scandito da progressive perdite e abbandoni.

Essenziali, incisivi, affilati, sono la storia di un’esistenza, un romanzo poetico di formazione. (dalla quarta di copertina)

 

Interrail tradotto letteralmente significa “tra binari”, i binari del verso, o di nascita e morte nei quali la vita è costretta. O forse è il nome del biglietto, col quale le ferrovie dello stato italiano c’invitano al viaggio: un’offerta. (Stefano Sanchini, dall’inrtoduzione)

 

 

                                                     a Mario Dondero

 

un solo viaggio eterno, questa luce

torna mia con un gesto dell’indice,

e dentro gli occhi un davanzale ampio

ultimo piano dove sono sporto

 

da una casa vuota con la chiglia

vedo gli istanti che sembrano fermi,

uomini andare incontro al mare                  

aperto, i cieli flessi,

ponti minati e uccelli                

come archi all’orizzonte.

 

Ora ogni cosa prima  

di sciogliersi o partire

ha preso posto nella mia iride      

vagone di seconda in quante città

sovraffollato, la gente in piedi scossa

dalla stanchezza lungo i corridoi

fino a che il buio e la provincia

disseminano ognuno in un suo luogo.

  

                                  Franca Mancinelli

 

***

 

Praga

 

Jan Hus, la verità è morta col nascere

della parola, mai più potremo comprendere

il pensiero del cigno, fermo sul ciglio

del fiume, in fondo la poesia non è

 

di parole, è l’infinito che a tratti

per brevi istanti percepiamo, restando

poi arresi, afflitti nell’inferno della materia

nel linguaggio di cui siamo fieri.

 

Così quello che vidi, lo vide

anche il pittore, quel giorno, lì, sulla tela,

furono nostri sentimenti emozioni

che non hanno nemmeno un nome.

 

Defenestrare l’anima dal corpo

buttarla giù dagli occhi lucidi, ora non basta,

insomma provaci tu, se ci riesci, a spiegare

questo duraturo incomprensibile frammento:

 

l’arancio sui muri di Praga.

  

                                                      Stefano Sanchini 

 

 

 

Franca Mancinelli è nata a Fano nel 1981. Collabora come critica con il mensile «Poesia» e con altre riviste e periodici letterari. Su «Poesia» è apparsa, nel marzo del 2006, un’ampia silloge dei suoi versi. Il suo primo libro, Mala kruna, ha vinto il premio speciale giovani del concorso “L’unione in poesia” (giuria presieduta da Giorgio Bàrberi Squarotti).

 

«la sua poesia costruisce un altro mondo, alternativo rispetto a quello “reale”, dove avvenimenti, pensieri, esperienze, azioni, luoghi, stagioni appaiono come sollevate dalla pura forza della parola e dal ritmo in un iperuranio ora inquieto, ora stupito, ora bizzarro, ora avventuroso. Il risultato è spesso singolare e vivo, ora un poco astratto». (Giorgio Bàrberi Squarotti)

 

 

Stefano Sanchini è nato a Pesaro nel 1976. Suoi testi sono apparsi nel volume L’arcano fascino dell’amore tradito. Tributo a Dario Bellezza (Giulio Perrone, 2006) e nell’antologia Poeti underground (il Saggiatore, 2006). Fa parte della redazione del quadrimestrale di poesia e realtà «La Gru».

 

«Temi civili, quotidianamente rintracciati nelle corse in autobus (di cui è autista), sono presenti nelle poesie (quasi canzoni, anche in rima) di Stefano Sanchini [...] Buon estro fabulatorio dell’occasione, con qualche caduta prosastica nel ritmo, la dote di Sanchini è l’emozione, e la sua nota innamorata del mondo reietto colpisce e commuove, così come il suo candore di figlio del popolo pesarese». (Gianni D’Elia, «La Gru», settembre 2005)

 

La parola come viaggio verso se stessi e le proprie emozioni, verso la realtà e gli altri. Viaggiando, s’intitola l’incontro di giovedì 21 alle 18:00 alla Biblioteca San Giovanni, nel quale il poeta Gianni D’Elia presenterà l’opera prima di due giovani poeti, Franca Mancinelli (Fano, 1981) e Stefano Sanchini (Pesaro, 1976). Mala kruna (Manni editore) di Mancinelli e Interrail (Fara) di Sanchini, entrambi usciti nel 2007, sono nati attorno all’idea di un viaggio. Mala kruna, in croato “piccola corona di spine”, attraversa la memoria dell’infanzia e le vicende dell’adolescenza, per arrivare ad un presente incerto, sullo sfondo costante del mare e di treni che partono e ritornano. Interrail raccoglie l’esperienza di un viaggio attraverso l’Europa e poi di un ritorno nei luoghi familiari, dove le parole si presentano come il compagno di viaggio di ogni giorno, l’avventura da ritentare.

 

Il viaggio narrato in Mala kruna è prima interiore, nel proprio vissuto, per poi aprirsi, nei testi conclusivi, all’incontro con l’altro. «Nel treno del mio sangue / salite», scrive Franca Mancinelli come in un invito a spezzare il cerchio del dolore, la chiusura verso gli altri e il mondo. E di fatti, negli ultimi testi compaiono alcuni ritratti, in cui a parlare è direttamente la persona incontrata. Così nel testo dedicato al fotoreporter Mario Dondero: «ora ogni cosa prima / di sciogliersi o partire / ha preso posto nella mia iride / vagone di seconda in quante città / sovraffollato».

 

Interrail di Stefano Sanchini raccoglie serate trascorse tra i bar, la spiaggia e le colline del pesarese, con gli amici e i tanti discorsi sulle cose di tutti i giorni, le letture, la politica. Ma la parola nasce anche da un lavorio condotto nella solitudine, è «strumento nato dal brusio del fuoco / e dal silenzio dei pesci». L’oralità ha un grande ruolo nella poesia di Sanchini, così come la volontà di confrontarsi sulle questioni che, dalla “marginalità” della provincia, rimbalzano lontano, fino a comprendere le guerre e le immagini che arrivano dai notiziari.

 

 

******

 

Mala kruna quarantasei testi composti dal 2002 alla primavera del 2007, e disposti attorno a quattro sezioni che sono altrettante stazioni della vita: dall’infanzia di Oltre la giostra, all’adolescenza di Il mare nelle tempie, fino al tentativo di maturità di Nel treno del mio sangue e Un rudere la casa. Un “poetico romanzo di formazione”, dove versi affilati e incisivi riportano l’incandescenza del vissuto.

L’immagine di copertina è tratta da un dipinto della giovane pittrice serba Dunja Nedeljkovic: un tronco d’albero che, da una delle nostre colline affacciate sul mare, apre malinconicamente un occhio sul paesaggio, in una favolosa e inquietante metamorfosi.

L’epigrafe del libro riporta alcuni versi del canto di Ulisse (Inferno, XXVI): «né dolcezza di figlio / né la pieta del vecchio padre / ne’l debito amore»: un viaggio che parte dalla mancanza, dall’assenza, dall’abbandono, una volontà di attraversare l’avventura dell’esistenza.

Tutte le poesie cominciano con il carattere minuscolo, come fossero scritte dopo l’ascolto della voce di un altro. Di fatti la tensione ad uscire dall’io e dalla sua prigione è uno dei motori principali della raccolta. Da un incontro per strada, durante un viaggio in Croazia, è nata la poesia che apre e intitola il libro.

 

Franca Mancinelli (Fano, 1981) si è laureata in Lettere Moderne a Urbino con una tesi sulla poesia di Paolo Volponi. Collabora come critica con il mensile «Poesia» e con altre riviste e periodici letterari. Su «Poesia» è apparsa, nel marzo del 2006, un’ampia silloge dei suoi versi. Il suo primo libro, Mala kruna (Manni, 2007), ha vinto il premio speciale giovani “L’unione in poesia” (giuria presieduta da Giorgio Bàrberi Squarotti).

 

«la sua poesia costruisce un altro mondo, alternativo rispetto a quello “reale”, dove avvenimenti, pensieri, esperienze, azioni, luoghi, stagioni appaiono come sollevate dalla pura forza della parola e dal ritmo in un iperuranio ora inquieto, ora stupito, ora bizzarro, ora avventuroso. Il risultato è spesso singolare e vivo, ora un poco astratto». (Giorgio Bàrberi Squarotti)

 

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Stefano Sanchini è nato a Pesaro nel 1976. Suoi testi sono apparsi nel volume L’arcano fascino dell’amore tradito. Tributo a Dario Bellezza (Giulio Perrone, 2006) e nell’antologia Poeti underground (il Saggiatore, 2006). Fa parte della redazione del quadrimestrale di poesia e realtà «La Gru».

 

«Temi civili, quotidianamente rintracciati nelle corse in autobus (di cui è autista), sono presenti nelle poesie (quasi canzoni, anche in rima) di Stefano Sanchini [...] Buon estro fabulatorio dell’occasione, con qualche caduta prosastica nel ritmo, la dote di Sanchini è l’emozione, e la sua nota innamorata del mondo reietto colpisce e commuove, così come il suo candore di figlio del popolo pesarese». (Gianni D’Elia, «La Gru», settembre 2005)

 

Un tempo chi si metteva in viaggio, metteva in gioco la propria esistenza: il ritorno non era garantito, ciò che era garantito era lo spazio e il tempo. È cosi che Stefano Sanchini attesta il punto di partenza della propria osservazione/composizione. Vi trovano allora spazio città più o meno note, accavallamenti di regioni, spazi di connessione tra un luogo ed il successivo, attese. E voci: Verlaine, Marcuse, Baudelaire così come “dialoghi rubati” da passeggeri, passanti, ipotesi di presenza o attestazioni. Voci che sovrappongono ai luoghi e ne sono parte, che evocano o distanziano. E luoghi che non sarebbero eguali senza le presenze. Una andata e ritorno continua di rêverie che si compone non per singole poesie ma con la costruzione di un unico, vasto poema. (Fabiano Alborghetti)

 

In questo modo le parti della raccolta, “Città”, “Isole”, “Cieli”, “Terre”, “Dialoghi rubati”, “Di tutte le finzioni” si legano tra di loro come i vagoni di un treno, tra due rotaie, molte stazioni, e nessuna fermata.

Vengono alla mente i bei versi di Giorgio Caproni: «Se non dovessi tornare, / sappiate che non sono mai / partito. / Il mio viaggiare / è stato tutto un restare / qua, dove non fui mai.» (da Poesie, 1932-1986). (Vincenzo D’Alessio)

 

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