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VI
CONGRESSO MONDIALE DEL
TEATRO ALL’UNIVERSITA’
URBINO -
21-26 LUGLIO 2006
programma (doc)

GLI
ATTORI DEL TEATRO
UNIVERSITARIO
Sarà l’antico borgo
urbinate, culla di arte e di
cultura, ad ospitare quest’anno,
dal 21 al 26 luglio, il VI
Congresso Mondiale del
Teatro Universitario. In
concomitanza con il
Cinquecentenario
dell’Ateneo, il raduno è
stato organizzato dal
Teatro Aenigma di Urbino,
in collaborazione con la
I.U.T.A. (Associazione
internazionale del teatro
universitario),
organizzazione nata a Liegi
(Belgio) nel 1994, sotto il
patrocinio dell’ I.T.I.-
UNESCO (Istituto
Internazionale del Teatro).
Proprio a Liegi si è tenuta
la prima edizione di questo
Congresso che, negli anni
successivi, ha toccato le
città di Valleyfield
(Canada), Dakar (Senegal),
Cracovia (Polonia), Olympia
(Grecia), ed ora, con
Urbino, per la prima volta
arriverà anche in Italia.
L’iniziativa riunirà,
nell’arco di sei giornate,
docenti, studenti e
compagnie teatrali
provenienti da tutto il
mondo, che interverranno e
si confronteranno sul tema:
“Gli attori nel Teatro
Universitario”, per cercare
di capire cosa significa per
uno studente stare sulla
scena e recitare, se i suoi
obiettivi sono limitati
all’ambito accademico o
possono andare al di là di
esso e in che modo. Questi
sono solo pochi spunti di
riflessione che verranno
ampiamente sviluppati nello
svolgersi del programma
della manifestazione che
prevede uno sviluppo dei
lavori in tre gruppi di
studio per un totale di 50
relazioni, 5 tavole rotonde,
4 workshops, due
dimostrazioni di lavoro e la
presentazione di dodici
spettacoli serali nell’arco
delle sei giornate. Al
Congresso sarà abbinato
“Teatri e Contesti”, Quinto
Festival Internazionale
delle Arti all’Università
degli Studi di Urbino “Carlo
Bo”, a cura del Teatro
Aenigma, la cui direzione
artistica è affidata al
prof. Vito Minoia. In scena
saranno presentate
performances da Iraq,
Cameroun, Italia, Grecia,
Lituania, Stati Uniti,
Marocco, Messico, Corea. E’
il Festival che, con le sue
numerose rappresentazioni,
fa si che teatro,
palcoscenico, attori e
spettatori si fondano in un
tutt’uno. E’ durante gli
spettacoli che l’arte prende
forma e si definisce fin
nelle sue più piccole
sfaccettature, nei suoi
giochi di luci ed ombre che
si rincorrono sulla sottile
linea di confine tra
certezza e mistero e si
avviluppano nell’eterno
dualismo tra realtà e
finzione.
L’obiettivo principale del
Congresso Mondiale del
Teatro all'Università è
proprio questo: approfondire
una riflessione sulla
specificità della ricerca
teatrale in ambito
universitario, e fare luce
sui più recenti sviluppi del
Teatro Sociale Contemporaneo
(grazie anche al lavoro di
approfondimento della
rivista europea "Teatri
delle diversità").
Lo I.U.T.A ha, infatti,
scelto questo scenario per
assegnare due riconoscimenti
a due personalità del Teatro
Contemporaneo per la loro
importanza nello sviluppo
del Teatro Sociale nel
Mondo.
Uno a Dario Fo, per
l’impegno artistico e
civile, riconosciuto anche
con il Premio Nobel, con il
quale prosegue con
determinazione a
smascherare, attraverso la
leggerezza delle sue
invenzioni, le ipocrisie dei
potenti, a favore di troppe
verità storiche rifiutate.
L’altro ad Augusto Boal, per
aver contribuito, nel corso
degli ultimi 40 anni, con le
sue originali
sperimentazioni (Teatro
Invisibile, Teatro-Forum,
Teatro Legislativo) a fare
del “Teatro dell’Oppresso”
una delle modalità
espressive più utilizzate a
favore della partecipazione
civile nelle carceri ed in
altri “luoghi del disagio”.
Ai due autori verrà donata
un’opera, appositamente
creata per loro dallo
scultore Felice Tagliaferri,
artista non vedente dall’età
di quattordici anni,
ospitato a Urbino dal Teatro
Universitario Aenigma per
condurre un atelier per
bambini sull’arte del
manipolare la creta.
La direzione scientifica
dell’evento e gli interventi
di introduzione ai lavori
congressuali sono affidati a
Gianfranco De Bosio
dell’Università di Milano,
Claudio Meldolesi
dell’Università di Bologna,
ed Emilio Pozzi
dell’Università di Urbino.
Il comitato scientifico
internazionale di
preparazione e promozione
del Congresso è invece
formato da Robert Germay,
presidente dell’associazione
internazionale, Università
di Liegi; Jean Marc Larrue,
responsabile delle
comunicazioni, Università di
Valleyfield; Claude
Schumacher, responsabile
delle pubblicazioni,
Università di Glasgow, Gran
Bretagna; Maria S. Horne,
vicepresidente, Università
di Buffalo, Usa; e Vito
Minoia, vicepresidente,
Università di Urbino.
IN RICORDO DI BERTOLT
BRECHT
Il VI Congresso mondiale del
teatro all’università
(organizzato dal Teatro
Aenigma e dall’International
University Theatre
Association) si conclude con
un tributo a Bertolt Brecht
a cinquanta anni dalla sua
scomparsa. Nella memoria
dell’autore teatrale
considerato tra i più
rivoluzionari di tutto il
Novecento, il Teatro Aenigma
dell’Università di Urbino
presenta “Il Cerchio di
gesso del Caucaso di Bertolt
Brecht” a cura di Carlo
Formigoni, in scena
mercoledì 26 luglio alle
21.15 nel cortile del
Collegio Raffaello. Lo
spettacolo, prodotto dal
Teatro Aenigma nel 2004 e
riallestito per l’occasione,
verrà replicato il 27
luglio(ore 21.15 cortile del
Collegio Raffaello).
Il maestro Formigoni
incontra –dice il professor
Minoia- più di chiunque
altro, il teatro epico
teorizzato e praticato da
Brecht. Dopo aver visto il
Berliner Ensamble in tournèe
a Londra nel ’56, Formigoni
ne rimase così colpito da
prendere la decisione di
trasferirsi a Berlino. Qui,
grazie a Helene Weigel
(moglie di Bertolt Brecht e
fondatrice insieme al marito
del Berliner Ensamble) ebbe
la possibilità, lavorando
come suo assistente e attore
della compagnia, di
conoscere più in profondità
quella concezione di teatro.
L’essenzialità e la grande
umanità di Brecht, sono gli
elementi che lo hanno
maggiormente influenzato
–continua il Maestro. In
Brecht tutto è ridotto al
puro necessario per mettere
in scena ciò che nel suo
teatro è prioritario, cioè
il significato dell’opera
che si sta allestendo.
Di teatro epico, di
straniamento, di
storicizzazione si parlerà
nella conferenza “Bertolt
Brecht a cinquanta anni
dalla scomparsa” curata da
Peter Kammerer, docente di
sociologia alla facoltà di
Filosofia dell’Università di
Urbino e Graziella Galvani,
attrice e critica teatrale,
presenti giovedì 27 luglio
alle ore 19 nel cortile del
Collegio Raffaello.
Bertolt Brecht
Nato a Augsburg in Baviera
nel 1898 e morto nel 1956 a
Berlino. Il suo teatro viene
definito “epico”
nell’accezione di narrazione
svincolata dalle unità di
tempo, luogo e azione. In
netta contrapposizione con
la drammaturgia che dominava
all’epoca la scena europea,
anti-illusionista, dominato
da un realismo profondamente
critico, il suo teatro si
distanzia dal naturalismo,
senza cadere però
nell’astrazione simbolica.
Diversamente dal teatro
tradizionale, dove
l’empatia,
l’immedesimazione, porta lo
spettatore a un senso di
appagamento, alla catarsi,
Brecht induce il suo
pubblico a un atteggiamento
critico nei confronti della
vicenda rappresentata. Il
suo pubblico ideale è un
pubblico attivo, spinto
dall’agire sulla scena verso
la riflessione. Il suo
attore non diventa
personaggio, ma critica,
osserva, descrive e propone,
al pubblico, la propria
dialettica. Tre sono i
principi teorici della
composizione drammatica
delineati da Bertolt Brecht:
la storicizzazione, lo
straniamento e la struttura
epica. Per struttura epica
si intende un insieme di
elementi derivati dal canto,
dalla danza, da immagini
cinematografiche in grado di
alternarsi al parlato. Tutte
le arti collaborano,
mantenendo la loro autonomia
d’azione, realizzando una
dinamica di ordine critico.
Tutti gli elementi in gioco
sono e fanno da supporto
alle tensioni interne al
teatro epico-dialettico, al
servizio di una architettura
trasformabile, in grado di
aprirsi a molteplici giochi
interpretativi.
Scrive la sua prima opera
dal titolo Tamburi nella
notte (Trommeln in der nacht)
nel 1919 con la quale
conquista il premio Kleist e
la fama nazionale. Ma sarà
“L’opera da tre soldi” del
1928 a renderlo noto in
tutto il mondo. Il successo
di questa opera è dovuto
anche al fortunato incontro
con il compositore Kurt
Weill con il quale darà
inizio ad una proficua
collaborazione. Il nazismo
lo costringe a lasciare la
Germania, ma è proprio nei
primi otto anni di esilio
che scrive opere
significative tra le quali
Madre Coraggio e i suoi
figli (1939), L'anima buona
di Sezuan (1938-40), Vita di
Galileo (1938-43), La
resistibile ascesa di Arturo
Ui (1941), Il cerchio di
gesso del Caucaso (1944-45).
Il cerchio di gesso del
Caucaso
Quest’opera di Brecht, viene
scritta in versione
definitiva nel 1944 e
presentata a Berlino solo
dieci anni dopo con una
messeinscena curata dallo
stesso Brecht per il
Berliner Ensemble. La storia
di una giovane donna che
sacrifica la propria
felicità per salvare un
bambino abbandonato in tempo
di guerra, sviluppando un
sentimento materno. Il
giudice, uomo dotato di
particolare intelletto, che
dovrà giudicare il caso di
questo bambino,
successivamente conteso
dalla madre naturale e da
quella adottiva, invertendo
la logica corrente,
curiosamente si avvicinerà
ad un senso più ampio di
giustizia. Lo spettacolo è
diviso in due parti, la
prima tratta la storia della
giovane donna, la seconda la
storia del giudice.
L’interpretazione del
numeroso gruppo di attori
diretto da Carlo Formigoni,
coinvolge lo spettatore in
un piacevole e gioioso gioco
collettivo.
La questione del canone:
il decalogo dell’attore
“Della cultura teatrale: la
questione del canone”. È il
tema della tavola rotonda
che aprirà la quinta
giornata del VI Congresso
mondiale del teatro
all’università (25
luglio, ore 15 al Teatro La
Vela di Urbino). Un
breve incontro a più voci
per definire, partendo da
prospettive, funzioni,
finalità anche molto
differenti, i problemi
connessi a un ipotetico
“canone teatrale” per chi fa
teatro all’università.
Cosa si ritiene utile che
impari l’attore dei gruppi
universitari? Deve leggere
almeno un certo numero di
opere teatrali? Deve andare
a teatro di frequente? E,
soprattutto, è importante
che affini il suo sguardo
critico e magari si cimenti
in esperienze di analisi,
provando a scrivere
recensioni? Questi sono solo
pochi spunti di riflessione
che verranno ampiamente
sviluppati, nello svolgersi
dell’incontro, grazie agli
interventi di Peter Goldfarb
(Training & Education
Committee, International
Theatre Istitute/UNESCO),
Mariano Dolci (Pedagogo e
Maestro burattinaio), Cathy
Marchand (attrice e
pedagoga-Living Theatre),
Maria S. Horne (docente di
teatro alla Buffalo
University, New York),
Graziella Galvani (attrice e
pedagoga), Fabrizio
Crisafulli (docente di
Scenotecnica all’ Accademia
delle Belle Arti di
Firenze), Kassim Bayatly
(regista e formatore),
Emilio Pozzi (docente di
Teatro e Spettacolo
all’Università di Urbino) e
Gianfranco De Bosio
(regista, Presidente del
Comitato Scientifico
Istituto Internazionale per
l’Opera e la Poesia).
I coordinatori, Valeria
Ottolenghi (vicepresidente
dell’Associazione Nazionale
dei Critici di Teatro) e
Vito Minoia (direttore
artistico Congresso),
puntano ad avviare un
confronto “alto”, uno
scambio attivo tra l’Italia
e l’Estero su questo tema,
così da arricchire il
dibattito a livello
nazionale e internazionale.
Nel pomeriggio, alle 15, il
Consiglio Direttivo
International University
Theatre Association (IUTA)
si riunirà per eleggere il
nuovo presidente e decidere
il luogo del prossimo
Congresso Mondiale del
Teatro all’Università, il
settimo.
La serata si concluderà al
Teatro Sanzio, alle 21.30,
con la messa in scena de L'histoire
de Lee-Ok (Hoseo University
– Corea del Sud), tragica
storia d’amore nella quale
una nobile donna e un
borghese sperimentano la
tragicità dell’amore
attraverso la morte. Gli
altri programmi della serata
sono stati annullati per
problemi organizzativi
interni alle compagnie
teatrali.
Artur Adamov, un autore
dimenticato.
Pino Paioni, Marco Consolini,
Lech Raczak e Gianfranco De
Bosio, sono i protagonisti
che si confronteranno sul
tema “Arthur Adamov, un
autore dimenticato”
lunedì 24 luglio, alle
ore 17.15 al Teatro La Vela
di Urbino.
Una tavola rotonda che si
inserisce nel ricco
programma del VI Congresso
mondiale del teatro
all’università (per la prima
volta in Italia), in corso
ad Urbino fino al 26 luglio,
organizzato dal Teatro
Aenigma e dall’
International University
Theatre Association (Iuta/Aitu)
e che si pone come
obbiettivo principale quello
di riscoprire un importante
autore del teatro francese
contemporaneo quale Adamov.
Coordinatori della tavola
rotonda, il Direttore del
Centro internazionale di
studi semiotici
dell’Università di Urbino,
Pino Paioni e Françoise Odin
dell’Insa di Lione. Negli
anni Cinquanta, a Parigi, il
professor Paioni frequenta
personalmente Arthur Adamov
e da questa esperienza nasce
la volontà di incoraggiare
il “Teatro Aenigma” a
condurre una ricerca sul
drammaturgo.
Lo studioso di teatro e
cultura francese del
Novecento, Marco Consolini,
docente all’Università di
Parigi III delineerà un
ritratto critico dell’autore
dalle origini armene,
considerato con Beckett e
Ionesco, creatore del
“Teatro dell’Assurdo”.
Di conoscenza diretta sarà
l’intervento di Gianfranco
De Bosio, amico di Adamov
oltre che regista di “La
Parodie”. “ Penso che Adamov
sia un autore da rivedere,
da riscoprire - spiega De
Bosio - e in questa
occasione riuscirò
finalmente a rispondere alla
sua domanda che mi chiedeva
di mettere in scena, in
Italia, La Parodie, opera da
lui tanto amata. Sono
passati molti anni ma alla
fine ci sono riuscito”.
La pièce verrà presentata a
conclusione della tavola
rotonda, presso il Teatro La
Vela dagli studenti
dell’Università Statale di
Milano e dell’Università
degli Studi “Carlo Bo” di
Urbino, come risultato dello
studio scenico sul testo
partito il 14 luglio.
Lo spettacolo “Tilt!” (ore
21.30 teatro Sanzio),
proposto dal “Teatro
Aenigma”, è ispirato al
testo di Adamov “Il ping
pong”(1954). La regia, le
scene e l’adattamento del
testo sono del maestro
polacco Lech Maria Raczak,
noto contestatore,
attraverso la scena, del
regime filosovietico e
fondatore del più grande e
importante festival di
teatro negli spazi aperti
dell’Europa dell’Est. Egli
utilizzata l’opera
dell’autore francese come
pre-testo per parlare della
realtà contemporanea –
spiega il professor Vito
Minoia – e la metodologia di
cui Raczak si avvale per la
messa in scena è la
drammaturgia degli attori,
metodologia di ricerca
propria del teatro di
laboratorio e di gruppo con
radici ben salde in Polonia
dopo la ricerca
pluridecennale di Jerzi
Grotowsi”.
Il teatro: una torre di
Babele in cui capirsi.
“Si può vivere in una torre
di Babele e riuscire a
capirsi? io credo di sì, il
teatro come linguaggio
universale è la più antica
forma di comunicazione”.
Con questa riflessione si
apre l’intervento del
professor Emilio Pozzi,
docente di teatro e
spettacolo all’università di
Urbino “Carlo Bo” membro del
comitato scientifico Iuta (Interntional
university theatre
association) che il 21
luglio ha presieduto,
assieme a Claudio Mendolesi,
docente di drammaturgia al
Dams di Bologna, e
Gianfranco De Bosio, docente
di teatro allo Iulm di
Milano, all’apertura
ufficiale del VI Congresso
mondiale del teatro
all’università. Le loro
riflessioni sui ruoli e
sugli obbiettivi dell’attore
o del “performer” nel teatro
universitario, riassumono il
contenuto di 50 interventi
dei diversi gruppi di lavoro
presenti in rappresentanza
delle 35 nazioni aderenti
all’organismo.
“Nonostante il teatro sempre
più ci permette di riferirci
ad esso al plurale –
prosegue Pozzi - sono
infatti più di mille le
isole che compongono questo
vasto arcipelago, tante
quante i metodi, le tecniche
e i filoni di ricerca,
possiamo comunque riferirci
ad esso come ad una realtà
universale. Infatti, di
fronte a questa forma di
comunicazione universalmente
comprensibile, siamo
accomunati in quanto
spettatori a prescindere
dalle nostre specificità
culturali o etniche”.
Con il suo intervento, De
Bosio, spiega le ragioni
dell’impossibilità di dare
una risposta univoca alle
provocazioni insite nella
tematica centrale del
congresso. Il fine dell’arte
drammatica – spiega - è di
reggere lo specchio della
natura, così Amleto esortava
i suoi attori ad osservare
il mondo che li circonda e
nello specchio il proprio
mondo interiore.Gli ultimi
cento anni di ricerche
appassionate nell’arte del
teatro, hanno infranto
quello specchio e condotto
l’attore a scrutarsi in
molteplici riflessi.
L’attore nel teatro
universitario, guidato da
differenti scelte, di
conoscenza e studio, di
confronto scientifico o più
decisamente di vocazione
teatrale, è oggi indotto a
partecipare al flusso della
storia, in una prospettiva
multiculturale e multietnica
del teatro. Questa tendenza
non esclude la scelta di
approfondire anche un solo
aspetto del teatro della
propria lingua, per
ritrovarvi la ricchezza e
l’universalità dell’essere
umano.
E’ in questo senso che la
Iuta si pone come forum
unico in cui teorici,
autori, studenti e docenti
possono scoprire e discutere
su concetti comuni,
valorizzando la
multiculturalità e la
multietnicità per far
emergere nuove possibilità
del pensare e fare teatro.
“Penso all’occasione fornita
dal concentrarsi di umanità,
convenzioni, abitudini,
intelligenze, ideologie e
sensibilità diverse -
conclude Meldolesi - penso
ai contributi ulteriori che
potranno venire dalle
soggettività artistiche
createsi in margine alle
identificazioni teatrali; e
ne verrà, ci si augura, un
disordine fecondo, ma la
forza che il convegno
cercherà di riunire, anche
dall’intimo, non potrà
essere soddisfatta dai soli
confronti delle esperienze.
Estendiamo insieme questo
territorio”.
Ruoli e obbiettivi
dell’attore nella cultura
del confronto
Prende il via venerdì 21
luglio ad Urbino, nella
cornice del Cortile
d’Onore del Palazzo Ducale,
il VI Congresso Mondiale
IUTA, International
University Theatre
Association (Associazione
Internazionale del Teatro
Universitario) organizzato
dal “Teatro Aenigma”. Dopo
aver esordito nel 1994 a
Liegi, in terra natia , per
poi approdare a Velleyfield
(Canada), Dakar (Senegal),
Cracovia (Polonia) e Olympia
(Grecia), l’evento arriva in
Italia e sceglie proprio la
Città Feltresca, centro
d’arte e di cultura, come
luogo della messa in scena
di sei giornate di studio e
spettacoli incentrate sul
tema “Gli attori nel Teatro
Universitario”.
Alle ore 9.00 sarà la
Professoressa Graziella
Mazzoli, Assessore alla
Cultura e Turismo della
Città di Urbino, ad
accogliere docenti
universitari, studenti e
compagnie di teatro
universitario in
rappresentanza di circa
trenta nazioni dei cinque
continenti. Segue una visita
guidata al Palazzo Ducale,
sede della Galleria
Nazionale delle Marche.
Nel pomeriggio, presso il
Teatro la Vela alle ore
16.00, l’Apertura ufficiale
dei lavori. Ai saluti da
parte dei referenti delle
Istituzioni territoriali e
ai messaggi delle più alte
cariche dello Stato e del
Governo, seguono il saluto
di Robert Germay dell’
Università di Liegi,
Presidente I.U.T.A e gli
interventi dei membri del
Comitato scientifico per
l’Italia: Gianfranco De
Bosio, docente di Teatro
all’Università IULM di
Milano - Presidente del
Comitato scientifico
dell’Istituto Internazionale
per l’Opera e la Poesia
dell’UNESCO, Claudio
Meldolesi, docente di
Drammaturgia presso il DAMS
di Bologna - Accademico dei
Lincei ed Emilo Pozzi,
docente di Teatro e
Spettacolo all’Università di
Urbino e Direttore della
rivista europea “Teatri
delle Diversità”.
A partire dagli anni
Cinquanta, lo studio del
teatro nelle Università ha
dato spazio crescente
all’aspetto pratico di
questa forma d’arte in modo
tale da fissare
nell’attività dell’attore o
del “performer” il punto
focale della ricerca. Ai
relatori il compito di dare
risposta a tutta una serie
di riflessioni sull’attore,
ed in particolare su chi
vive tale esperienza a
livello universitario, il
cui ruolo è caratterizzato
da molteplici sfumature e i
cui obbiettivi non sono
riducibili a scelte
settoriali. Innanzitutto
perchè lo studio della
storia del teatro come
quello della saggistica , il
confronto scientifico come
l’approfondimento sulle
tecniche di regia, o più
specificatamente la
vocazione teatrale, sono
ambiti di riflessione non
isolabili gli uni dagli
altri. In secondo luogo
perché lo studio del teatro
nelle università segue
prospettive di tipo
multiculturali e
multietniche.
Lo spettacolo “Shahrazad
pensando a Bagdad” (ore
21.30 Teatro Sanzio) del
regista iracheno Kassim
Bayatly (Teatro dell’Arcano,
Premio DAMS – Università di
Bologna 2006), ispirato alla
storia cornice delle “Mille
e una notte” e ad una
leggenda popolare irachena,
si propone come punto di
mediazione tra due culture.
Assistere alla pièce
significa, infatti,
assaporare il gusto della
cultura del confronto
lasciandosi guidare lungo
percorsi narrativi le cui
direzioni rendono visibile,
passo dopo passo, un ponte
tra due mondi. Due realtà
che seppure faticano a
riflettersi, perché accecate
dalle logiche della guerra,
trovano, all’interno di
questa narrazione che nasce
da una tradizione culturale
eurasiatica, l’ opportunità
di ripensarsi in maniera
libera e feconda.
Laboratorio teatrale
DAL 14 AL 20 LUGLIO
un laboratorio teatrale
precede l’apertura ufficiale
del VI CONGRESSO MONDIALE
DEL TEATRO ALL’UNIVERSITA’
organizzato dal teatro
Aenigma in collaborazione
con la International
University Theatre
Association (I.U.T.A/A.I.T.U.)
(Urbino, dal 21 al 26
luglio).
Il laboratorio diretto dal
Maestro Gianfranco De Bosio,
è rivolto agli studenti
delle Università di Urbino e
Milano ed è finalizzato
all’allestimento di uno
studio scenico su “La
Parodie” dell’autore
francese Arthur Adamov.
Il laboratorio si svolgerà a
porte chiuse presso il
Teatro La Vela di Urbino.
Parteciperanno dieci
studenti provenienti
dall’Università degli Studi
“Carlo Bo”di Urbino e
dall’Università Statale di
Milano.
Lo spettacolo verrà messo in
scena il 24 luglio presso il
Teatro La Vela a conclusione
della tavola rotonda
coordinata da Pino Paioni –
Direttore del Centro
Internazionale di Studi
Semiotici dell’Università di
Urbino – dal titolo “Arthur
Adamov, un autore
dimenticato”. Inoltre, è
prevista la partecipazione
di Marco Consolini che
costruirà un ritratto
critico del drammaturgo. Lo
stesso giorno, alle ore
21.30 presso il Teatro
Sanzio,verrà messo in scena
uno spettacolo ispirato ad
un’altra delle opere di
Adamov, “Il Ping-pong”. Il
Teatro Aenigma
dell’Università di Urbino
propone “Tilt!” diretto dal
regista polacco Lech Raczak,
uno delle più interessanti
personalità della scena
europea contemporanea, noto
per aver avanzato
teatralmente la più
coraggiosa contestazione
civile al regime
filosovietico di Jaruszelski.
Gianfranco De Bosio,
nato a Verona nel 1924, a
lui si deve la nascita del
primo Teatro Universitario
del Dopoguerra, fondato
presso l’Università di
Padova. Presidente del
Comitato scientifico
dell’Istituto Internazionale
per l’Opera e la Poesia
dell’UNESCO, è autore di
teatro noto per i suoi
lavori di recupero
filologico di alcuni testi
classici e in particolar
modo per la riscoperta del
personaggio di Ruzante, il
rozzo e volgare contadino
nato dalla fantasia
letteraria dell’attore e
commediografo del
Cinquecento, Angelo Beolco.
Anche regista di film ha
diretto per il cinema “Il
terrorista” (1963) e “La
Betìa” (1971) e per la tv “Mosè”(1976)
con Burt Lancaster.
Nel contesto del VI
Congresso mondiale del
teatro all’Università,
metterà in scena per la
prima volta in Italia “La
Parodie” di Arthur Adamov.
Adamov, conosciuto alla fine
degli anni Cinquanta, vide
alcuni dei suoi spettacoli e
si innamorò delle sue
proposte teatrali tanto da
esprimere il desiderio che
fosse lui a mettere in scena
in Italia quest’opera che
tanto amava.
Arthur Adamov (Kislovok
1908 – Parigi 1970), autore
drammaturgo francese di
origine armena è, insieme a
Beckett e Ionesco, uno dei
maestri dell’avanguardia
teatrale francese
contemporanea. Adamov, il
meno conosciuto fra i tre,
riuscì più lentamente e
faticosamente a farsi strada
perché nei suoi confronti
vigeva una sorta di
sospetto, di diffidenza, la
stessa che aveva sempre
circondato Artaud, di cui
più aveva subito
l’influenza. I motivi di
questa difficoltà di
affermazione vanno ricercati
sia all’interno delle opere
che all’interno della sua
personalità. Insofferente,
irrequieto e autocritico. Il
suo malessere esistenziale
traspare dal suo volto e
dalle sue pagine. «Tutto ciò
che so di me, è che io
soffro», disse; resta il
fatto che l’opera di Adamov
è una delle espressioni più
forti ed autentiche,
disperatamente crudeli del
teatro contemporaneo.
Affascinante è il percorso
evolutivo delle sue opere;
attraverso “La Parodie”, “Il
Ping-Pong”, “Primaver ‘71”,
lo scrittore passa da un
surrealismo-espressionismo
fortemente soggettivo ed
extratemporale a uno sfarzo
di realismo oggettivo e
straniato definito su un
piano storico.
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