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VI CONGRESSO MONDIALE DEL TEATRO ALL’UNIVERSITA’


URBINO - 21-26 LUGLIO 2006

 

programma (doc)



GLI ATTORI DEL TEATRO UNIVERSITARIO

Sarà l’antico borgo urbinate, culla di arte e di cultura, ad ospitare quest’anno, dal 21 al 26 luglio, il VI Congresso Mondiale del Teatro Universitario. In concomitanza con il Cinquecentenario dell’Ateneo, il raduno è stato organizzato dal Teatro Aenigma di Urbino, in collaborazione con la I.U.T.A. (Associazione internazionale del teatro universitario), organizzazione nata a Liegi (Belgio) nel 1994, sotto il patrocinio dell’ I.T.I.- UNESCO (Istituto Internazionale del Teatro).
Proprio a Liegi si è tenuta la prima edizione di questo Congresso che, negli anni successivi, ha toccato le città di Valleyfield (Canada), Dakar (Senegal), Cracovia (Polonia), Olympia (Grecia), ed ora, con Urbino, per la prima volta arriverà anche in Italia. L’iniziativa riunirà, nell’arco di sei giornate, docenti, studenti e compagnie teatrali provenienti da tutto il mondo, che interverranno e si confronteranno sul tema: “Gli attori nel Teatro Universitario”, per cercare di capire cosa significa per uno studente stare sulla scena e recitare, se i suoi obiettivi sono limitati all’ambito accademico o possono andare al di là di esso e in che modo. Questi sono solo pochi spunti di riflessione che verranno ampiamente sviluppati nello svolgersi del programma della manifestazione che prevede uno sviluppo dei lavori in tre gruppi di studio per un totale di 50 relazioni, 5 tavole rotonde, 4 workshops, due dimostrazioni di lavoro e la presentazione di dodici spettacoli serali nell’arco delle sei giornate. Al Congresso sarà abbinato “Teatri e Contesti”, Quinto Festival Internazionale delle Arti all’Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”, a cura del Teatro Aenigma, la cui direzione artistica è affidata al prof. Vito Minoia. In scena saranno presentate performances da Iraq, Cameroun, Italia, Grecia, Lituania, Stati Uniti, Marocco, Messico, Corea. E’ il Festival che, con le sue numerose rappresentazioni, fa si che teatro, palcoscenico, attori e spettatori si fondano in un tutt’uno. E’ durante gli spettacoli che l’arte prende forma e si definisce fin nelle sue più piccole sfaccettature, nei suoi giochi di luci ed ombre che si rincorrono sulla sottile linea di confine tra certezza e mistero e si avviluppano nell’eterno dualismo tra realtà e finzione.
L’obiettivo principale del Congresso Mondiale del Teatro all'Università è proprio questo: approfondire una riflessione sulla specificità della ricerca teatrale in ambito universitario, e fare luce sui più recenti sviluppi del Teatro Sociale Contemporaneo (grazie anche al lavoro di approfondimento della rivista europea "Teatri delle diversità").
Lo I.U.T.A ha, infatti, scelto questo scenario per assegnare due riconoscimenti a due personalità del Teatro Contemporaneo per la loro importanza nello sviluppo del Teatro Sociale nel Mondo.
Uno a Dario Fo, per l’impegno artistico e civile, riconosciuto anche con il Premio Nobel, con il quale prosegue con determinazione a smascherare, attraverso la leggerezza delle sue invenzioni, le ipocrisie dei potenti, a favore di troppe verità storiche rifiutate.
L’altro ad Augusto Boal, per aver contribuito, nel corso degli ultimi 40 anni, con le sue originali sperimentazioni (Teatro Invisibile, Teatro-Forum, Teatro Legislativo) a fare del “Teatro dell’Oppresso” una delle modalità espressive più utilizzate a favore della partecipazione civile nelle carceri ed in altri “luoghi del disagio”.
Ai due autori verrà donata un’opera, appositamente creata per loro dallo scultore Felice Tagliaferri, artista non vedente dall’età di quattordici anni, ospitato a Urbino dal Teatro Universitario Aenigma per condurre un atelier per bambini sull’arte del manipolare la creta.
La direzione scientifica dell’evento e gli interventi di introduzione ai lavori congressuali sono affidati a Gianfranco De Bosio dell’Università di Milano, Claudio Meldolesi dell’Università di Bologna, ed Emilio Pozzi dell’Università di Urbino.
Il comitato scientifico internazionale di preparazione e promozione del Congresso è invece formato da Robert Germay, presidente dell’associazione internazionale, Università di Liegi; Jean Marc Larrue, responsabile delle comunicazioni, Università di Valleyfield; Claude Schumacher, responsabile delle pubblicazioni, Università di Glasgow, Gran Bretagna; Maria S. Horne, vicepresidente, Università di Buffalo, Usa; e Vito Minoia, vicepresidente, Università di Urbino.

 

IN RICORDO DI BERTOLT BRECHT

Il VI Congresso mondiale del teatro all’università (organizzato dal Teatro Aenigma e dall’International University Theatre Association) si conclude con un tributo a Bertolt Brecht a cinquanta anni dalla sua scomparsa. Nella memoria dell’autore teatrale considerato tra i più rivoluzionari di tutto il Novecento, il Teatro Aenigma dell’Università di Urbino presenta “Il Cerchio di gesso del Caucaso di Bertolt Brecht” a cura di Carlo Formigoni, in scena mercoledì 26 luglio alle 21.15 nel cortile del Collegio Raffaello. Lo spettacolo, prodotto dal Teatro Aenigma nel 2004 e riallestito per l’occasione, verrà replicato il 27 luglio(ore 21.15 cortile del Collegio Raffaello).
Il maestro Formigoni incontra –dice il professor Minoia- più di chiunque altro, il teatro epico teorizzato e praticato da Brecht. Dopo aver visto il Berliner Ensamble in tournèe a Londra nel ’56, Formigoni ne rimase così colpito da prendere la decisione di trasferirsi a Berlino. Qui, grazie a Helene Weigel (moglie di Bertolt Brecht e fondatrice insieme al marito del Berliner Ensamble) ebbe la possibilità, lavorando come suo assistente e attore della compagnia, di conoscere più in profondità quella concezione di teatro. L’essenzialità e la grande umanità di Brecht, sono gli elementi che lo hanno maggiormente influenzato –continua il Maestro. In Brecht tutto è ridotto al puro necessario per mettere in scena ciò che nel suo teatro è prioritario, cioè il significato dell’opera che si sta allestendo.
Di teatro epico, di straniamento, di storicizzazione si parlerà nella conferenza “Bertolt Brecht a cinquanta anni dalla scomparsa” curata da Peter Kammerer, docente di sociologia alla facoltà di Filosofia dell’Università di Urbino e Graziella Galvani, attrice e critica teatrale, presenti giovedì 27 luglio alle ore 19 nel cortile del Collegio Raffaello.
 

Bertolt Brecht
Nato a Augsburg in Baviera nel 1898 e morto nel 1956 a Berlino. Il suo teatro viene definito “epico” nell’accezione di narrazione svincolata dalle unità di tempo, luogo e azione. In netta contrapposizione con la drammaturgia che dominava all’epoca la scena europea, anti-illusionista, dominato da un realismo profondamente critico, il suo teatro si distanzia dal naturalismo, senza cadere però nell’astrazione simbolica. Diversamente dal teatro tradizionale, dove l’empatia, l’immedesimazione, porta lo spettatore a un senso di appagamento, alla catarsi, Brecht induce il suo pubblico a un atteggiamento critico nei confronti della vicenda rappresentata. Il suo pubblico ideale è un pubblico attivo, spinto dall’agire sulla scena verso la riflessione. Il suo attore non diventa personaggio, ma critica, osserva, descrive e propone, al pubblico, la propria dialettica. Tre sono i principi teorici della composizione drammatica delineati da Bertolt Brecht: la storicizzazione, lo straniamento e la struttura epica. Per struttura epica si intende un insieme di elementi derivati dal canto, dalla danza, da immagini cinematografiche in grado di alternarsi al parlato. Tutte le arti collaborano, mantenendo la loro autonomia d’azione, realizzando una dinamica di ordine critico. Tutti gli elementi in gioco sono e fanno da supporto alle tensioni interne al teatro epico-dialettico, al servizio di una architettura trasformabile, in grado di aprirsi a molteplici giochi interpretativi.
Scrive la sua prima opera dal titolo Tamburi nella notte (Trommeln in der nacht) nel 1919 con la quale conquista il premio Kleist e la fama nazionale. Ma sarà “L’opera da tre soldi” del 1928 a renderlo noto in tutto il mondo. Il successo di questa opera è dovuto anche al fortunato incontro con il compositore Kurt Weill con il quale darà inizio ad una proficua collaborazione. Il nazismo lo costringe a lasciare la Germania, ma è proprio nei primi otto anni di esilio che scrive opere significative tra le quali Madre Coraggio e i suoi figli (1939), L'anima buona di Sezuan (1938-40), Vita di Galileo (1938-43), La resistibile ascesa di Arturo Ui (1941), Il cerchio di gesso del Caucaso (1944-45).

Il cerchio di gesso del Caucaso
Quest’opera di Brecht, viene scritta in versione definitiva nel 1944 e presentata a Berlino solo dieci anni dopo con una messeinscena curata dallo stesso Brecht per il Berliner Ensemble. La storia di una giovane donna che sacrifica la propria felicità per salvare un bambino abbandonato in tempo di guerra, sviluppando un sentimento materno. Il giudice, uomo dotato di particolare intelletto, che dovrà giudicare il caso di questo bambino, successivamente conteso dalla madre naturale e da quella adottiva, invertendo la logica corrente, curiosamente si avvicinerà ad un senso più ampio di giustizia. Lo spettacolo è diviso in due parti, la prima tratta la storia della giovane donna, la seconda la storia del giudice. L’interpretazione del numeroso gruppo di attori diretto da Carlo Formigoni, coinvolge lo spettatore in un piacevole e gioioso gioco collettivo.

 

La questione del canone: il decalogo dell’attore

“Della cultura teatrale: la questione del canone”. È il tema della tavola rotonda che aprirà la quinta giornata del VI Congresso mondiale del teatro all’università (25 luglio, ore 15 al Teatro La Vela di Urbino). Un breve incontro a più voci per definire, partendo da prospettive, funzioni, finalità anche molto differenti, i problemi connessi a un ipotetico “canone teatrale” per chi fa teatro all’università.
Cosa si ritiene utile che impari l’attore dei gruppi universitari? Deve leggere almeno un certo numero di opere teatrali? Deve andare a teatro di frequente? E, soprattutto, è importante che affini il suo sguardo critico e magari si cimenti in esperienze di analisi, provando a scrivere recensioni? Questi sono solo pochi spunti di riflessione che verranno ampiamente sviluppati, nello svolgersi dell’incontro, grazie agli interventi di Peter Goldfarb (Training & Education Committee, International Theatre Istitute/UNESCO), Mariano Dolci (Pedagogo e Maestro burattinaio), Cathy Marchand (attrice e pedagoga-Living Theatre), Maria S. Horne (docente di teatro alla Buffalo University, New York), Graziella Galvani (attrice e pedagoga), Fabrizio Crisafulli (docente di Scenotecnica all’ Accademia delle Belle Arti di Firenze), Kassim Bayatly (regista e formatore), Emilio Pozzi (docente di Teatro e Spettacolo all’Università di Urbino) e Gianfranco De Bosio (regista, Presidente del Comitato Scientifico Istituto Internazionale per l’Opera e la Poesia).
I coordinatori, Valeria Ottolenghi (vicepresidente dell’Associazione Nazionale dei Critici di Teatro) e Vito Minoia (direttore artistico Congresso), puntano ad avviare un confronto “alto”, uno scambio attivo tra l’Italia e l’Estero su questo tema, così da arricchire il dibattito a livello nazionale e internazionale.
Nel pomeriggio, alle 15, il Consiglio Direttivo International University Theatre Association (IUTA) si riunirà per eleggere il nuovo presidente e decidere il luogo del prossimo Congresso Mondiale del Teatro all’Università, il settimo.
La serata si concluderà al Teatro Sanzio, alle 21.30, con la messa in scena de L'histoire de Lee-Ok (Hoseo University – Corea del Sud), tragica storia d’amore nella quale una nobile donna e un borghese sperimentano la tragicità dell’amore attraverso la morte. Gli altri programmi della serata sono stati annullati per problemi organizzativi interni alle compagnie teatrali.

 

Artur Adamov, un autore dimenticato.

Pino Paioni, Marco Consolini, Lech Raczak e Gianfranco De Bosio, sono i protagonisti che si confronteranno sul tema “Arthur Adamov, un autore dimenticato” lunedì 24 luglio, alle ore 17.15 al Teatro La Vela di Urbino.
Una tavola rotonda che si inserisce nel ricco programma del VI Congresso mondiale del teatro all’università (per la prima volta in Italia), in corso ad Urbino fino al 26 luglio, organizzato dal Teatro Aenigma e dall’ International University Theatre Association (Iuta/Aitu) e che si pone come obbiettivo principale quello di riscoprire un importante autore del teatro francese contemporaneo quale Adamov.
Coordinatori della tavola rotonda, il Direttore del Centro internazionale di studi semiotici dell’Università di Urbino, Pino Paioni e Françoise Odin dell’Insa di Lione. Negli anni Cinquanta, a Parigi, il professor Paioni frequenta personalmente Arthur Adamov e da questa esperienza nasce la volontà di incoraggiare il “Teatro Aenigma” a condurre una ricerca sul drammaturgo.
Lo studioso di teatro e cultura francese del Novecento, Marco Consolini, docente all’Università di Parigi III delineerà un ritratto critico dell’autore dalle origini armene, considerato con Beckett e Ionesco, creatore del “Teatro dell’Assurdo”.
Di conoscenza diretta sarà l’intervento di Gianfranco De Bosio, amico di Adamov oltre che regista di “La Parodie”. “ Penso che Adamov sia un autore da rivedere, da riscoprire - spiega De Bosio - e in questa occasione riuscirò finalmente a rispondere alla sua domanda che mi chiedeva di mettere in scena, in Italia, La Parodie, opera da lui tanto amata. Sono passati molti anni ma alla fine ci sono riuscito”.
La pièce verrà presentata a conclusione della tavola rotonda, presso il Teatro La Vela dagli studenti dell’Università Statale di Milano e dell’Università degli Studi “Carlo Bo” di Urbino, come risultato dello studio scenico sul testo partito il 14 luglio.

Lo spettacolo “Tilt!” (ore 21.30 teatro Sanzio), proposto dal “Teatro Aenigma”, è ispirato al testo di Adamov “Il ping pong”(1954). La regia, le scene e l’adattamento del testo sono del maestro polacco Lech Maria Raczak, noto contestatore, attraverso la scena, del regime filosovietico e fondatore del più grande e importante festival di teatro negli spazi aperti dell’Europa dell’Est. Egli utilizzata l’opera dell’autore francese come pre-testo per parlare della realtà contemporanea – spiega il professor Vito Minoia – e la metodologia di cui Raczak si avvale per la messa in scena è la drammaturgia degli attori, metodologia di ricerca propria del teatro di laboratorio e di gruppo con radici ben salde in Polonia dopo la ricerca pluridecennale di Jerzi Grotowsi”.
 


Il teatro: una torre di Babele in cui capirsi.

“Si può vivere in una torre di Babele e riuscire a capirsi? io credo di sì, il teatro come linguaggio universale è la più antica forma di comunicazione”.
Con questa riflessione si apre l’intervento del professor Emilio Pozzi, docente di teatro e spettacolo all’università di Urbino “Carlo Bo” membro del comitato scientifico Iuta (Interntional university theatre association) che il 21 luglio ha presieduto, assieme a Claudio Mendolesi, docente di drammaturgia al Dams di Bologna, e Gianfranco De Bosio, docente di teatro allo Iulm di Milano, all’apertura ufficiale del VI Congresso mondiale del teatro all’università. Le loro riflessioni sui ruoli e sugli obbiettivi dell’attore o del “performer” nel teatro universitario, riassumono il contenuto di 50 interventi dei diversi gruppi di lavoro presenti in rappresentanza delle 35 nazioni aderenti all’organismo.
“Nonostante il teatro sempre più ci permette di riferirci ad esso al plurale – prosegue Pozzi - sono infatti più di mille le isole che compongono questo vasto arcipelago, tante quante i metodi, le tecniche e i filoni di ricerca, possiamo comunque riferirci ad esso come ad una realtà universale. Infatti, di fronte a questa forma di comunicazione universalmente comprensibile, siamo accomunati in quanto spettatori a prescindere dalle nostre specificità culturali o etniche”.
Con il suo intervento, De Bosio, spiega le ragioni dell’impossibilità di dare una risposta univoca alle provocazioni insite nella tematica centrale del congresso. Il fine dell’arte drammatica – spiega - è di reggere lo specchio della natura, così Amleto esortava i suoi attori ad osservare il mondo che li circonda e nello specchio il proprio mondo interiore.Gli ultimi cento anni di ricerche appassionate nell’arte del teatro, hanno infranto quello specchio e condotto l’attore a scrutarsi in molteplici riflessi. L’attore nel teatro universitario, guidato da differenti scelte, di conoscenza e studio, di confronto scientifico o più decisamente di vocazione teatrale, è oggi indotto a partecipare al flusso della storia, in una prospettiva multiculturale e multietnica del teatro. Questa tendenza non esclude la scelta di approfondire anche un solo aspetto del teatro della propria lingua, per ritrovarvi la ricchezza e l’universalità dell’essere umano.
E’ in questo senso che la Iuta si pone come forum unico in cui teorici, autori, studenti e docenti possono scoprire e discutere su concetti comuni, valorizzando la multiculturalità e la multietnicità per far emergere nuove possibilità del pensare e fare teatro. “Penso all’occasione fornita dal concentrarsi di umanità, convenzioni, abitudini, intelligenze, ideologie e sensibilità diverse - conclude Meldolesi - penso ai contributi ulteriori che potranno venire dalle soggettività artistiche createsi in margine alle identificazioni teatrali; e ne verrà, ci si augura, un disordine fecondo, ma la forza che il convegno cercherà di riunire, anche dall’intimo, non potrà essere soddisfatta dai soli confronti delle esperienze. Estendiamo insieme questo territorio”.
 


Ruoli e obbiettivi dell’attore nella cultura del confronto

Prende il via venerdì 21 luglio ad Urbino, nella cornice del Cortile d’Onore del Palazzo Ducale, il VI Congresso Mondiale IUTA, International University Theatre Association (Associazione Internazionale del Teatro Universitario) organizzato dal “Teatro Aenigma”. Dopo aver esordito nel 1994 a Liegi, in terra natia , per poi approdare a Velleyfield (Canada), Dakar (Senegal), Cracovia (Polonia) e Olympia (Grecia), l’evento arriva in Italia e sceglie proprio la Città Feltresca, centro d’arte e di cultura, come luogo della messa in scena di sei giornate di studio e spettacoli incentrate sul tema “Gli attori nel Teatro Universitario”.
Alle ore 9.00 sarà la Professoressa Graziella Mazzoli, Assessore alla Cultura e Turismo della Città di Urbino, ad accogliere docenti universitari, studenti e compagnie di teatro universitario in rappresentanza di circa trenta nazioni dei cinque continenti. Segue una visita guidata al Palazzo Ducale, sede della Galleria Nazionale delle Marche.
Nel pomeriggio, presso il Teatro la Vela alle ore 16.00, l’Apertura ufficiale dei lavori. Ai saluti da parte dei referenti delle Istituzioni territoriali e ai messaggi delle più alte cariche dello Stato e del Governo, seguono il saluto di Robert Germay dell’ Università di Liegi, Presidente I.U.T.A e gli interventi dei membri del Comitato scientifico per l’Italia: Gianfranco De Bosio, docente di Teatro all’Università IULM di Milano - Presidente del Comitato scientifico dell’Istituto Internazionale per l’Opera e la Poesia dell’UNESCO, Claudio Meldolesi, docente di Drammaturgia presso il DAMS di Bologna - Accademico dei Lincei ed Emilo Pozzi, docente di Teatro e Spettacolo all’Università di Urbino e Direttore della rivista europea “Teatri delle Diversità”.
A partire dagli anni Cinquanta, lo studio del teatro nelle Università ha dato spazio crescente all’aspetto pratico di questa forma d’arte in modo tale da fissare nell’attività dell’attore o del “performer” il punto focale della ricerca. Ai relatori il compito di dare risposta a tutta una serie di riflessioni sull’attore, ed in particolare su chi vive tale esperienza a livello universitario, il cui ruolo è caratterizzato da molteplici sfumature e i cui obbiettivi non sono riducibili a scelte settoriali. Innanzitutto perchè lo studio della storia del teatro come quello della saggistica , il confronto scientifico come l’approfondimento sulle tecniche di regia, o più specificatamente la vocazione teatrale, sono ambiti di riflessione non isolabili gli uni dagli altri. In secondo luogo perché lo studio del teatro nelle università segue prospettive di tipo multiculturali e multietniche.

Lo spettacolo “Shahrazad pensando a Bagdad” (ore 21.30 Teatro Sanzio) del regista iracheno Kassim Bayatly (Teatro dell’Arcano, Premio DAMS – Università di Bologna 2006), ispirato alla storia cornice delle “Mille e una notte” e ad una leggenda popolare irachena, si propone come punto di mediazione tra due culture. Assistere alla pièce significa, infatti, assaporare il gusto della cultura del confronto lasciandosi guidare lungo percorsi narrativi le cui direzioni rendono visibile, passo dopo passo, un ponte tra due mondi. Due realtà che seppure faticano a riflettersi, perché accecate dalle logiche della guerra, trovano, all’interno di questa narrazione che nasce da una tradizione culturale eurasiatica, l’ opportunità di ripensarsi in maniera libera e feconda.

 

 

Laboratorio teatrale

 

DAL 14 AL 20 LUGLIO un laboratorio teatrale precede l’apertura ufficiale del VI CONGRESSO MONDIALE DEL TEATRO ALL’UNIVERSITA’ organizzato dal teatro Aenigma in collaborazione con la International University Theatre Association (I.U.T.A/A.I.T.U.) (Urbino, dal 21 al 26 luglio).
Il laboratorio diretto dal Maestro Gianfranco De Bosio, è rivolto agli studenti delle Università di Urbino e Milano ed è finalizzato all’allestimento di uno studio scenico su “La Parodie” dell’autore francese Arthur Adamov.
Il laboratorio si svolgerà a porte chiuse presso il Teatro La Vela di Urbino. Parteciperanno dieci studenti provenienti dall’Università degli Studi “Carlo Bo”di Urbino e dall’Università Statale di Milano.
Lo spettacolo verrà messo in scena il 24 luglio presso il Teatro La Vela a conclusione della tavola rotonda coordinata da Pino Paioni – Direttore del Centro Internazionale di Studi Semiotici dell’Università di Urbino – dal titolo “Arthur Adamov, un autore dimenticato”. Inoltre, è prevista la partecipazione di Marco Consolini che costruirà un ritratto critico del drammaturgo. Lo stesso giorno, alle ore 21.30 presso il Teatro Sanzio,verrà messo in scena uno spettacolo ispirato ad un’altra delle opere di Adamov, “Il Ping-pong”. Il Teatro Aenigma dell’Università di Urbino propone “Tilt!” diretto dal regista polacco Lech Raczak, uno delle più interessanti personalità della scena europea contemporanea, noto per aver avanzato teatralmente la più coraggiosa contestazione civile al regime filosovietico di Jaruszelski.

Gianfranco De Bosio, nato a Verona nel 1924, a lui si deve la nascita del primo Teatro Universitario del Dopoguerra, fondato presso l’Università di Padova. Presidente del Comitato scientifico dell’Istituto Internazionale per l’Opera e la Poesia dell’UNESCO, è autore di teatro noto per i suoi lavori di recupero filologico di alcuni testi classici e in particolar modo per la riscoperta del personaggio di Ruzante, il rozzo e volgare contadino nato dalla fantasia letteraria dell’attore e commediografo del Cinquecento, Angelo Beolco. Anche regista di film ha diretto per il cinema “Il terrorista” (1963) e “La Betìa” (1971) e per la tv “Mosè”(1976) con Burt Lancaster.
Nel contesto del VI Congresso mondiale del teatro all’Università, metterà in scena per la prima volta in Italia “La Parodie” di Arthur Adamov. Adamov, conosciuto alla fine degli anni Cinquanta, vide alcuni dei suoi spettacoli e si innamorò delle sue proposte teatrali tanto da esprimere il desiderio che fosse lui a mettere in scena in Italia quest’opera che tanto amava.

Arthur Adamov (Kislovok 1908 – Parigi 1970), autore drammaturgo francese di origine armena è, insieme a Beckett e Ionesco, uno dei maestri dell’avanguardia teatrale francese contemporanea. Adamov, il meno conosciuto fra i tre, riuscì più lentamente e faticosamente a farsi strada perché nei suoi confronti vigeva una sorta di sospetto, di diffidenza, la stessa che aveva sempre circondato Artaud, di cui più aveva subito l’influenza. I motivi di questa difficoltà di affermazione vanno ricercati sia all’interno delle opere che all’interno della sua personalità. Insofferente, irrequieto e autocritico. Il suo malessere esistenziale traspare dal suo volto e dalle sue pagine. «Tutto ciò che so di me, è che io soffro», disse; resta il fatto che l’opera di Adamov è una delle espressioni più forti ed autentiche, disperatamente crudeli del teatro contemporaneo. Affascinante è il percorso evolutivo delle sue opere; attraverso “La Parodie”, “Il Ping-Pong”, “Primaver ‘71”, lo scrittore passa da un surrealismo-espressionismo fortemente soggettivo ed extratemporale a uno sfarzo di realismo oggettivo e straniato definito su un piano storico.

 

 

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