IL 2008 SARA’ L’ANNO DEI GIOVANI

Lettera di Federico Scaramucci,
presidente del consiglio provinciale dei giovani eletti

 

Care amiche e cari amici,

 

La fine dell’anno è sempre un momento di bilanci, io vorrei partire con un auspicio per il futuro e con uno stimolo per tutti i miei coetanei!

In questi ultimi tempi se ne parla molto, si dice sempre che è il nostro momento, che i giovani si devono “rimboccare le maniche” per poter rilanciare il paese.

Ora credo di poter dire fermamente che queste parole non devono essere lasciate al vento: il 2008 dovrà essere l’anno dei giovani!

Occorre che siamo proprio noi a dare l’input per innovare la politica, per sviluppare la cultura della legalità, dell'ambiente e di valori fondamentali come la solidarietà e il rispetto degli altri.Occorre continuare a produrre sogni ma anche idee concrete, speranze, e voglia di futuro.

Occorre parlare con quelli che hanno sfiducia ella politica, chiedere di assumersi le responsabilità, e responsabilità non significa impegno per tutti in prima persona, ma significa continuo stimolo a voler migliorare le cose, ognuno nel suo ruolo, ognuno nel suo piccolo.

Non possiamo continuare a lamentarci poi che gli istituti di ricerca ci descrivano come poco interessati alla politica, sfiduciati..etc

Credo che sia giunto il momento di provarci, per esempio con una proposta provocatoria, che porti a delle quote “verdi”…ovvero fissare per legge un minimo garantito di presenze di giovani per rinnovare la classe dirigente del paese, come è stato fatto con successo per le donne?

Giovani dentro le stanze dei bottoni, giovani come migliori portatori di idee, come innovativi consulenti nella politica, nelle imprese e nella pubblica amministrazione…?

Credo che sia una strada buona da percorrere per riportare i giovani all’impegno in politica, quando si intende per politica il vero significato del termine greco, quello dell’occuparsi delle cose della città, problemi e soluzioni, non solo di ideologie.

Penso infatti che se si cambiano alcune regole, come anche quella della quota obbligatoria, si possono fare entrare non solo nella politica, ma in tutti i settori della società nuove leve più attrezzate, che hanno viaggiato, conoscono più lingue straniere, hanno competenze trasversali, più consapevoli quindi di poter delineare il futuro del mondo moderno.

Cito l’esperienza che il Partito Democratico ha fatto con le elezioni primarie perché la valuto positivamente. Perché i giovani sono accorsi numerosi agli incontri che si sono tenuti in tutta Italia, per ascoltare, per votare nei gazebo, come peraltro è successo anche nelle consultazioni che ha fatto il centrodestra successivamente, mentre invece sono latitanti e poco interessati ai congressi di partito locali e nazionali o da tutte quelle manifestazioni vecchia maniera?

Credo perché quando la partita è più aperta, libera, quando non ci sono schemi prefissati, gabbie, i giovani partecipano, sentono che i canali di partecipazione non sono ostruiti!

Ho letto che in primavera si terranno le primarie dei giovani, aperte agli italiani e ai nuovi italiani, quegli immigrati di seconda generazione a cui si devono riconoscere diritti certi. È necessario che i giovani possano da subito sperimentare il confronto, e il meccanismo delle primarie mi sembra quello ideale. Sarebbe opportuno che venisse fatto anche nel centrodestra.
Questi giovani di cui parliamo sono nati più o meno nell’epoca in cui le ideologie stavano cadendo o sono cadute, ragazze e ragazzi che rifiutano lo scontro ideologico, perché l’antiberlusconismo di certi settori e l’anticomunismo di altri sono solo la brutta copia e impresentabile di uno scontro che, invece, in epoche del passato, ha avuto ragion d’essere per le scelte nazionali ed internazionali che si facevano!

Il livello di partecipazione dei giovani, e questo tema lo abbiamo potuto affrontare in maniera approfondita con tanti nostri coetanei italiani e stranieri, discutendo nel Meeting internazionale sulle politiche giovanili, organizzato dalla Provincia di Pesaro Urbino ogni anno ad Urbino, lo smuovi quando affronti i problemi veri della condizione giovanile, il lavoro, la famiglia, il futuro.

Una volta forse partecipare significava intraprendere un’ascesa sociale prestigiosa, creava il cosiddetto “professionista della politica”.

Oggi non è più così, la propria promozione ed ascesa sociale i giovani la vedono nel lavoro piuttosto che nel volontariato, di conseguenza ciò che si chiede alla politica è la capacità di risolvere i problemi, velocemente.

Oggi cambiare può essere più vitale che mai, un Parlamento con tanti ultrasessantenni è un po’ sordo rispetto alle esigenze dei giovani, ed è ancora costruito su un modello politico inamovibile che non rischia mai.

Il modello di politica a cui guardano oggi i giovani invece è più quello del Sindaco, cioè di un politico che rischia presentandosi davanti agli elettori, che si mette in gioco con un proprio programma. Se vince governa per un periodo limitato, se perde non viene premiato dai partiti con altre soluzioni, perde e basta.

Questa lettera di fine anno è dedicata a tutti i giovani; a coloro che ogni giorno cercano di fare il loro meglio per migliorare l’Italia, nonostante quanto dicano i giornali stranieri, come il New York Times o il Times di Londra, sul fatto che siamo depressi, tristi e bugiardi.

Agli studenti delle scuole e dell’Università, agli impiegati, agli operai ed ai liberi professionisti, ai giovani imprenditori. Ai ricercatori e a chi fa cultura. Ai giovani amministratori, agli artisti e agli artigiani. Ma soprattutto a chi il lavoro non ce l’ha, a chi è ancora cerca di un’occupazione stabile e dignitosa. Ed alle donne. A quelle donne che nel 2007, anno europeo delle pari opportunità, hanno subìto discriminazioni perché non sono potute entrare nel mondo del lavoro.

Penso alle migliaia di professionisti “under 30” che lavorano nelle aziende italiane confrontandosi quotidianamente con la flessibilità, ai giovani di talento, ai ricercatori universitari che sanno benissimo che si investe poco in ricerca in Italia ma continuano con passione a crederci, ai tanti giovani che hanno smesso di studiare e lavorano duramente senza interessarsi di politica perché pensano che non si discuta mai di quello di cui parliamo la sera a tavola o con i nostri amici: le tasse, come arrivare a fine mese, i problemi dell’assistenza sociale.
Vorrei quindi, augurando un 2008 pieno di soddisfazioni a tutti i giovani del nostro territorio, stimolare tutti noi ad attivarci, a provarci, perché è più coraggioso non riuscire provando che criticare senza averci mai provato!

Buon 2008!

 

Federico Scaramucci

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