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San Cassiano

 

Il Pascoli con i suoi versi, riferiti alla Pieve di Cavallino (Caballini o Cavallini) - "c’è un campanile tra la selva nera che canta, bianco, l’inno mattutino" ; "O bel clivo fiorito Cavallino, ch’io varcai co’ leggiadri eguali a schiera, al mio tempo...", - vuole evidenziare il fascino del luogo in cui essa sorge, poco distante dal "castrum", con l’alta torre campanaria, "riferimento" da diversi punti di vista del circondario, eretta direttamente sull’abside centrale della più antica chiesa, con scopi di fortificazione e vedetta.
Il rinvenimento della base marmorea per statua, con iscrizione riferita a Pallade, fa supporre la primitiva esistenza di un tempio dedicato alla dea.
L’antica pieve, che risale al 1290, è dedicata a San Cassiano vescovo di Sabiona e di Imola, cui rimanda il dipinto, attualmente nel Museo Albani di Urbino, attribuito al baroccesco Alessandro Vitali," La Madonna con il Bambino, S. Cassiano, che regge il castello di Cavallino"; in basso è ritratto il committente. Restaurata nel 1983, nella sua struttura primaria a pianta basilicale, a tre navate suddivise da colonne cilindriche di pietra tufacea alternate a pilastri, il restauro ha riguardato anche i frammenti di affreschi: nell’abside una teoria di santi e il Cristo benedicente, nel sottarco, a destra dello stesso abside, due profeti, attribuiti ad un pittore del luogo allievo di Giuliano da Rimini (notizie dal 1307 al 1324).
La Pieve, che comprendeva un vasto territorio fino alla Valle del Foglia e parte del Comune di Montecalvo, ebbe tra i suoi rettori, nel 1472, il celebre Bartolomeo Corradini (Fra’Carnevale).
Nel 1637 vi risulta stabilita la Compagnia del SS. Sacramento.
Le campane superstiti sono datate 1571, fusa in ricordo della battaglia di Lepanto, e 1725.
 

A cura della Prof.ssa Annarita Bossi

 

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