Il giardino dei ciliegi


Martedì 7 e mercoledì 8 marzo il Teatro Sanzio di Urbino ospiterà – nell’ambito della stagione promossa dal Comune e dall’Amat - Il giardino dei ciliegi di Anton Cechov, la nuova produzione realizzata con la regia di Ferdinando Bruni da Teatridithalia / Teatro dell’Elfo insieme al Comune di Osimo-Teatro La Nuova Fenice e l’Amat nell’ambito dei progetti di co-produzione leggera.

Teatridithalia/Teatro dell’Elfo si accosta a Cechov riannodando i fili con Il Lago, uno spettacolo del 1986 che era un seminario-lettura dell’intera opera dello scrittore russo. Allora in scena c’era il nucleo storico della compagnia: lo stesso gruppo, affiatato da trent’anni di lavoro comune, che si ritrova nella messinscena di questo Giardino: Ida Marinelli (Ljubov' Andreevna), Corinna Agustoni (Charlotta Ivanovna), Cristina Crippa (Duniasha), Luca Toracca (Piscik), Elio De Capitani (Gaev). Con loro altri tre volti noti del nostro teatro milanese, Paolo Pierobon (Lopachin), Alessandro Genovesi (Epichodov), Elena Russo Arman (Varja), un attore friulano che da anni collabora con la compagnia, Fabiano Fantini (Firs), e i nomi nuovi della giovane Angelica Leo (Anja), di Alessandro Federico (Jasha) e Vittorio Attene (Trofimov). Le musiche originali sono di Filippo Del Corno.

Ferdinando Bruni, che oltre alla regia ha curato l’adattamento in italiano del testo con la supervisione di Rosa Molteni Grieco e ha firmato scene e costumi dell’allestimento, sottolinea l’attualità del teatro dell’autore russo e il senso che ha oggi metterlo in scena: «Lontane ormai tutte le possibili nostalgie per un mondo tramontato circa un secolo fa, (…) madeleines che non evocano più nulla, tramontato il tetro impero oltre la cortina di ferro, (…) siamo finalmente liberi di leggere questa pièce leggendaria senza le lenti deformanti della nostalgia o dell’ideologia. Il giardino dei ciliegi torna essere quello che è: un’enorme tenuta che va alla malora, un tempo principale fonte di reddito della svagata famiglia di aristocratici decaduti che la possiede. Un frutteto che una volta all’anno, nel mese di maggio, si copre di fiori bianchi e diventa “giardino”, metafora e simbolo insieme di purezza, rimpianti, speranze e sogni (…). Torniamo a Cechov anche per ritrovare una possibile semplicità nella comunicazione teatrale (questo cerchiamo noi) attraverso la chiarezza e l’umiltà del naturalismo».

Informazioni: botteghino Teatro Sanzio, ore 17.00–21.00 tel.0722.2281, Comune di Urbino, Ufficio Cultura e Turismo (tel. 0722.309601/2, fax 0722.309457), Amat (tel.071.2072439 – www.amat.marche.it ). Inizio spettacolo ore 21.

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