Stagione teatrale ottobre 2007

 

7/31 ottobre - Civitanova, Ascoli P., Pesaro, Urbino

 

7 ottobre 2007

Urbino, Teatro Sanzio

Teatro Pirata

IL TESORO DEL PIRATI

ideazione e regia di Silvano Fiordelmondo

Francesco Mattioni e Diego Pasquinelli

 

Qual è il tesoro dei pirati?

L’Oro, l’argento, i gioielli, le perle, le leggende, i miti, le imprese più o meno titaniche dei padroni del mare, uomini senza paura alla continua ricerca della ricchezza e della libertà.  Nelle vecchie casse dei burattini non poteva mancare il personaggio del “pirata” per tutto ciò che esso evoca:  la mitologia del mare e le leggende delle gesta di questi uomini così conosciuti ma contemporaneamente così misteriosi.

Il mistero stimola la fantasia anche se circondati da luoghi comuni. Ed il mistero del tesoro è quello più forte. Ma intorno alla natura di questo tesoro il mistero s'infittisce e si diffonde il dubbio se aldilà del baule pieno di preziosi che brillano come è rappresentato nell’immaginario collettivo, non ci sia un  tesoro ancora più grande: quello  della solidarietà, dell’amicizia, del desiderio di spezzare le catene  e quindi del mito della libertà che nella comunità dei pirati costituiscono valori assoluti.

Con l’ironia propria dei burattini viene raccontata una tipica storia piratesca incentrata intorno alle imprese di due pirati protagonisti di curiose avventure e inaspettati colpi di scena.  Lo spettacolo di grande impatto visivo si avvale di musiche originali e dello stile inconfondibile della scenografa Marina Montelli.

 

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19 ottobre 2007

Civitanova Marche, Teatro Annibal Caro

Teatro Stabile delle Marche

SIK-SIK, L’artefice magico - di Eduardo De Filippo

con Carlo Cecchi, Angelica Ippolito

regia di Carlo Cecchi

DRAMOLETTI – di Thomas Bernhard

con Carlo Cecchi, Elia Schilton

regia di Carlo Cecchi

[anteprima nazionale, residenza di creazione]

 

Carlo Cecchi accosta in un unico appuntamento De Filippo e Bernhard. Sik-Sik, l’artefice magico e i Dramoletti testimoniano la fortissima teatralità dei due autori, estremamente rappresentativi della drammaturgia europea del Novecento.

 

SIK-SIK, L’artefice magico

 

Sik-Sik, l’artefice magico, atto unico scritto nel 1929, è uno dei capolavori del Novecento. “Come un film di Chaplin, è un testo immediato, comprensibile da chiunque e nello stesso tempo raffinatissimo. L’uso che Eduardo fa del napoletano e il rapporto tra il napoletano e l’italiano trova qui l’equilibrio di una forma perfetta, quella, appunto, di un capolavoro.” (1)

 

Sik-Sik (in napoletano, “sicco” significa secco, magro e, come racconta lo stesso Eduardo, si riferisce al suo fisico) è un illusionista maldestro e squattrinato che si esibisce in teatri di infimo ordine insieme con la moglie Giorgetta e Nicola, che gli fa da spalla. Una sera il compare non si presenta per tempo e Sik-Sik decide di sostituirlo con Rafele, uno sprovveduto capitato per caso a teatro. Con il ripresentarsi di Nicola poco prima dello spettacolo e con il litigio delle due “spalle” del mago,  i numeri di prestigio finiranno in un disastro e l’esibizione si rivelerà tragica ma di esilarante comicità per il pubblico.

 

Con più di 450 repliche solo a Napoli, lo spettacolo ebbe un enorme successo.

Eduardo reinterpretò Sik-Sik alla fine della sua carriera; lo recitò per l’ultima volta al Teatro San Ferdinando di Napoli nell’aprile del 1979 e nel 1980, al Manzoni di Milano, affiancato dal figlio Luca e da Angelica Ippolito. Si ritirò dalle scene dopo cinquant’anni di carriera. “Ricordo che partecipai all’edizione del 1980” – dice Luca De Filippo in un’intervista – “Allora ero giovane, fu un momento bellissimo. Avevo già fatto parti importanti, ma nel ruolo di Rafele riuscii per la prima volta a far ridere mio padre”.

 

(1)   Carlo Cecchi, Palermo 2002

 

DRAMOLETTI

 

Cecchi mette in scena tre dei Dramoletti di Thomas Bernhard, pubblicati in Italia con il titolo “Claus Peymann compra un paio di pantaloni e viene a mangiare con me – e altri dramoletti” (in Germania sono raccolti nel volume “Il pranzo tedesco”). In questi atti unici (brevi farse, piccoli sketch), il Burgtheater di Vienna, il suo direttore Claus Peymann, il co-direttore Hermann Beil, ma anche gli attori, tutti, e in generale il teatro, diventano oggetto di analisi e ossessivo sminuzzamento da parte dell’autore. Cecchi (tra i primi a portare in scena Bernhard sui palcoscenici italiani), evidenzia in questo spettacolo l’ironia e la comicità dello scrittore austriaco, offrendo una versione personalissima (a volte più mediterranea che nordica) di questi Dramoletti. “Mi sembra che la teatralità di Bernhard sia immediata, una sorta di canovaccio da commedia dell’arte dove non esiste nessuna peripezia, ma solo il repertorio di battute dell’autore. Non c’è nessuna pretesa di restituire chissà quale verità. C’è invece una radice molto teatrale e di un teatro comico” (Carlo Cecchi, da un’intervista de La Repubblica, 7.12.1990)

 

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26, 27 e 28 ottobre 2007

Ascoli Piceno, Teatro Ventidio Basso

Ente Nazionale del Balletto - Balletto di Roma

GIULIETTA E ROMEO

balletto in due atti liberamente ispirato alla tragedia di William Shakespeare

con Kledi Kadiu e Noemi Arcangeli

coreografia di Fabrizio Monteverde

musica di Sergej Prokofiev

[residenza di riallestimento]

 

La coreografia ideata nel 1989 da Fabrizio Monteverde per le bellissime musiche composte da Prokofiev nel 1940, ha riscosso negli ultimi anni un grande consenso di pubblico. Il Balletto di Roma ne propone un nuovo allestimento che vede nel ruolo di Romeo Kledi Kadiu. L'esplosivo ballerino, noto volto televisivo, debutta per la prima volta in Italia sulla scena tetrale con un ruolo da protagonista, affiancato da Noemi Arcangeli nel ruolo di Giulietta.

 

Il muro decrepito, accumulo di macerie, indica la tragedia lasciata alle spalle: un conflitto mondiale che ha cancellato per sempre "l'età dell'innocenza", ribaltando schemi morali e convenzioni e annientando energie ed emozioni. Ma è anche uno sfondo che segna, come uno spartiacque, la voglia di rinascere a passioni assolute e assaporare fino all'ultimo respiro ogni attimo di vita.

Nell'Italia del secondo dopoguerra, disperatamente assetata di passioni ritempranti dagli orrori del passato (ma è ancora un'Italietta piccola e provinciale, che impianta le liturgie sociali di una nuova classe borghese nella terra grassa e ruvida di un'atavica cultura contadina), lei, Giulietta, diventa il simbolo di un irresistibile desiderio di sfuggire alle regole di quel mondo e dagli obblighi imposti da una condizione femminile che è ambigua nella sua imposta sudditanza, anche se proprio di questa irrefrenabile voglia di emancipazione sarà vittima.

Romeo, invece, è un giovane timido, introverso, solitario, totalmente aperto al desiderio e alla curiosità dell'amore, vittima consapevole della volitiva irruenza della sua leggendaria compagna.

Così lontani eppure così vicini agli archetipi shakespeariani, cristallizzati soprattutto dalla tradizione ballettistica della  partitura di Prokofiev (si pensi alle versioni di Cranko, Mac Millan, Nureyev che pure nelle differenti intonazioni hanno come filo rosso comune analoga collocazione temporale e simili impostazioni drammaturgiche), i due amanti immaginati dal coreografo-metteur en scene Fabrizio Monteverde per la sua prima produzione 'a serata', creata nel 1989 per l'allora giovane Balletto di Toscana, dovevano segnare un momento importante per il teatro di danza italiano.

Per la prima volta con questa produzione si veniva infatti ad affermare - nell'ardua sfida della composizione di un balletto completo - una scrittura d'autore di danza originale, non soggiogata dai temibili riferimenti 'storici', ma autonoma e sicura nel mettere a fuoco dal plot shakespeariano, scavando con ispirazione 'rabbiosa' nei sentimenti e nei caratteri dei personaggi gli aspetti più consoni all'umore e all'immaginario del coreografo romano, fortemente influenzato da echi cinematografici (da qui il riferimento nell'ambientazione e nei costumi, al cinema neorealista di Rossellini e Visconti), ma anche da riferimenti letterari (così che la Governante di Giulietta ha inquietudini e fremiti che ricordano l'omonima creatura di Brancati), o da citazioni di usanze e costumi nostrani (così che il Ballo diventa una 'vasca' da struscio cittadino, con le donne in piena 'esposizione' delle proprie 'mercanzie' e Giulietta morta indossa il virginale abito da sposa dei funerali meridionali) a tal punto da innalzare a figure importanti – e portanti - del dramma due personaggi sinteticamente trattati da Shakespeare, ma che nella nostra cultura sono fondamentali: le madri dei due protagonisti. Le quali, in un'autonomia di riscrittura drammaturgica rivendicata appunto da Monteverde, assumono nel balletto una dimensione  tragica assoluta e diventano  i veri motori   immobili della vicenda  con la loro presenza ossessiva e opprimente, con i loro odi tessuti in silenzio, una nella sua superficialità di donna-oggetto sottomessa e sciocca, l'altra, inchiodata istericamente ad una sedia a rotelle (alla quale stanno sempre attaccati i figli), beghina, soffocante, terribile dea ex machina della vicenda, con la fatale istigazione alla vendetta per la morte di Mercuzio. Si tratta di personificazioni forti, che si traducono in una coreografia nervosa, scattante, senza fronzoli, ma nella quale le forze espressive della formazione modern del coreografo si fondono in un legato continuo agli spunti e alle linee della danza neoaccademica.

 

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26, 27 e 28 ottobre 2007

Pesaro, Teatro Rossini

Teatro Stabile di Catania – Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia “Il Rossetti”

OPERA COMIQUE

di Nicola Fano

da un'idea di Antonio Calenda

regia di Antonio Calenda

con Tuccio Musumeci e Pippo Pattavina

 

“È in tournée nazionale Opéra Comique, lo spettacolo di produzione del Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia, che ha debuttato con successo nella passata stagione. Scritto da Nicola Fano, da un’idea di Antonio Calenda che ne firma anche la regia, lo spettacolo intreccia musica e prosa, comicità e leggerezza e si avvale di due grandi protagonisti come Tuccio Musumeci e Pippo Pattavina.”

 

Sulla scia di altri apprezzatissimi spettacoli storici realizzati in passato (basti ricordare Cinecittà e ‘Na sera ‘e maggio), Antonio Calenda propone - nei maggiori teatri italiani - OPÉRA COMIQUE, dramma giocoso scritto da Nicola Fano, e non a caso ambientato in due capitali della musica e della creatività, Napoli e Parigi. Lo spettacolo, che è affidato alla forza e alla sintonia recitativa di una collaudata coppia d’interpreti, Tuccio Musumeci e Pippo Pattavina, intende rendere omaggio ai pilastri della cultura teatrale italiana, l’opera lirica e la comicità popolare, con la mediazione del genio e della poesia di Gioacchino Rossini che porta al sommo della creatività la convenzione teatrale del recitar cantando.

 

La vicenda è ambientata negli anni trenta dell’Ottocento. Abbandonata da anni l’attività creativa, il grande compositore vive in Francia come un principe della cultura e dell’arte. Ma in Europa si è sparsa la voce che il Maestro abbia composto una nuova opera e che sia restio a rappresentarla. Ecco, dunque, che Domenico Barbaja, famoso impresario dell’epoca, nonché scopritore del genio pesarese, invia a Parigi i suoi emissari, due buffi pasticcieri-musicisti siciliani, che avranno il compito di recuperare quell’opera che, se rappresentata al San Carlo, potrebbe restituire alla città partenopea il sopito splendore di un tempo…I due siciliani partono dunque alla volta di Parigi dove vengono assunti in casa Rossini in qualità di cuochi; lì, fra astuzie e speranze, tentativi di seduzione e allestimenti d’opera sullo sfondo di tegami e padelle, si giungerà ad un inatteso finale in cui poesia e finzione, musica e canto si fondono in un rapinoso vortice di creatività.

Opéra Comique recupera ed esalta una straordinaria stagione artistica con tutti i mezzi tipici del teatro: la comicità, la passione, il viaggio…sempre usando il canone musicale rossiniano e senza dimenticare lo sfondo sociale e politico della prima metà dell’Ottocento, uno dei periodi più ricchi di trasformazioni, rivolte e utopie.

 

Antonio Calenda si è affidato per l’allestimento a una collaudata squadra di collaboratori: il Maestro Germano Mazzocchetti ha composto le musiche originali dello spettacolo, compresa un’operina che nel finale costituisce un godibilissimo momento di “teatro nel teatro”; di Bruno Buonincontri è la movimentata scenografia, i costumi sono creazioni di Elena Mannini e le luci sono firmate da Nino Napoletano.

Il cast – capeggiato dalla grande maestria di Tuccio Musumeci e Pippo Pattavina – si compone di un gruppo fresco e numeroso di attori e cantanti: fra i nomi spiccano Roberto Bencivenga, Francesco Benedetto, Rossana Bonafede, Stefano Galante e Marika Marangon, Stefano Bembi, Silvia Bossi, Massimo Di Stefano, Elisabetta Farris, Carlo Ferreri, Antonio Kozina, Luciano Pasini, Mauro Utzeri.

 

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30 e 31 ottobre 2007

Urbino, Teatro Sanzio

Teatro Stabile dell'Umbria - Teatro di Roma

MOBY DICK

da Herman Melville

elaborazione drammaturgica di Federico Bellini

con Giorgio Albertazzi, Emiliano Brioschi, Marco Cacciola

Marco Foschi, Timothy Martin, Giuseppe Papa, Fabio Pasquini

Annibale Pavone, Enrico Roccaforte, Rosario Tedesco

regia di Antonio Latella

 

Nuova avventura teatrale del Teatro Stabile dell'Umbria che in questa stagione presenta insieme al Teatro di Roma uno spettacolo di particolare interesse e fascino, tratto dall'avvincente romanzo di Herman Melville.

Nei panni del protagonista un grande mattatore della scena, un uomo che da sempre incarna il mito del primo attore, Giorgio Albertazzi, che per la prima volta, dopo averne apprezzato i lavori, incontra Antonio Latella come regista.

In scena anche Marco Foschi, giovane e riconosciuto talento emergente del teatro italiano, insieme a una numerosa e affiatata compagnia di attori.

  

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