Stagione teatrale marzo 2006

 

Compagnia del Teatro Carcano
COSÌ È (SE VI PARE)
di Luigi Pirandello
con Giulio Bosetti, Marina Bonfigli e Luciano Roman
regia Giulio Bosetti


Ritenuto uno dei capolavori del teatro di Pirandello, la commedia, scritta nel 1917, è l'adattamento di una precedente novella, La signora Frola e il signor Ponza suo genero. Il titolo racchiude il tema esistenziale che diverrà centrale nella produzione dello scrittore agrigentino: l'impossibilità di avere una visione unica e certa della realtà.
«Io sono colei che mi si credeıe»: così si definisce la signora Ponza, misterioso personaggio all'interno di un nucleo familiare altrettanto enigmatico, quello formato da suo marito e da sua madre, la signora Frola. I tre vivono in dimore diverse, e non è possibile capire, per gli abitanti del paese, quali siano gli effettivi rapporti di parentela tra loro. Interpellati, il signor Ponza e la signora Frola danno versioni contrastanti, entrambe valide e inconfutabili; sarà la stessa signora Ponza a sciogliere l'enigma, o meglio a rivelarne l'assurdità.
Giulio Bosetti, qui in veste di attore e regista, vanta una lunga frequentazione con il teatro pirandelliano, e mette in scena un testo dalla perfetta costruzione drammaturgica, che anticipa la rivoluzione compiuta dall'autore sulla scena del Novecento. Sceglie per sé il delicato ruolo di Lamberto Laudisi, spettatore e commentatore ma anche demiurgo dell'azione, che sembra incarnare l'amara consapevolezza del suo creatore. Marina Bonfigli ha il compito di far rivivere l'apparente tranquillità della signora Ponza, fiore all'occhiello delle più importanti attrici italiane - da Marta Abba a Rina Morelli – assecondata da Luciano Roman, a cui è affidato il ruolo del marito.

3 e 4 marzo 06 - Fermo, Teatro dell’Aquila (info: 0734 284295 – www.amat.marche.it)

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Maurizio Costanzo e Gianpaolo Angelucci per Giacaranda
Lungomare
di Maurizio Costanzo
con i ragazzi di “Amici”
e con Aldo Donati
musiche di Alex Britti
coreografie di Steve la Chance
regia di Patrick Rossi Gastaldi


Ogni città ha la sua periferia fatta di strade anonime e casermoni popolari, il mondo chiuso nei pomeriggi al bar sotto casa e il futuro immaginato in una fuga mai realizzata. Ci sono quartieri più duri di altri, quelli ripuliti e quelli abbandonati, quelli fatti di piccole casette abusive e quelli di palazzine occupate. Alcuni sono talmente tanto lontani dal centro che non si sa più se siano la fine o l’inizio di un’altra città.
Le periferie si assomigliano tutte si dice. In questa ipotetica periferia vivono Roberto e i suoi amici. Hanno meno di trent’anni e la faccia tosta di chi sa fare il duro. Pensano in grande e credono che un giorno saranno loro a dettare legge nella malavita locale. Hanno poca cultura e la boria dei bulli di quartiere. Gli occhi però sono ancora puliti.
Trascorrono tutto il giorno tra il muretto e il bar sulla spiaggia, si fanno grandi con storie di risse e bravate in moto, parlano d’amore e scherzano con le loro donne e le amiche della comitiva. Da soli di notte sulla spiaggia parlano al padre in carcere che non vedono da anni, ammettono con se stessi di avere paura e si dicono che loro no, non faranno la stessa fine.
Scegliere tra bene e male sembra sempre possibile quando si è giovani, ma poi gli eventi ci inducono a prendere una strada. Roberto sta per fare il salto di qualità nel mondo della criminalità quando una serie di eventi personali lo frena, lo porta ad una drammatica promessa e poi alla scelta definitiva per il bene e la rinascita.
 
7 e 8 marzo 06 - Civitanova, Teatro Rossini (info: 0733 812936 – www.teatridicivitanova.com)
 
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Teatridithalia in collaborazione con AMAT
IL GIARDINO DEI CILIEGI
di Anton Cechov
con Ida Marinelli, Elio De Capitani, Cristina Crippa, Luca Toracca
Ferdinando Bruni, Elena Russo Arman, Paolo Pierobon
Alessandro Genovesi, Corinna Agustoni
regia di Ferdinando Bruni

 
“Ci è stranamente vicina la Russia di Cechov – scrive Angelo Maria Ripellino – con la sua noia, il suo sgomento, la sua inerzia sociale. Una Russia che sembra aver rinunciato alla lotta per ingolfarsi nella mediocrità e nel grigiore. Palpita in queste commedie la musica spenta della vita abituale; un vita senza impeti eroici, un lentissimo strascico, un flusso di vita angoscioso che si potrebbe invertire e travolgere, come un monotono gioco di pazienza.”
Si, ci è stranamente vicino soprattutto il teatro di Cechov: zio Vanja, le tre sorelle Prozorov, Ljubov Andreevna Renevskaja e il fratello Gaev, protagonisti del Giardino dei Ciliegi, con quelle loro esistenze inquiete, tormentate e oppresse dalla quotidiana fatica di vivere parlano a noi con un linguaggio straordinariamente familiare. Questo nonostante lo sfondo sia costantemente la provincia russa dove tutto agonizza e naufraga…
In questo contesto immobile e tetro c’è chi ha accettato supinamente la condizione quasi vegetale, altri invece con una formazione culturale più solida o una personalità più composita, lottano ancora contro l’appiattimento delle loro esistenze, della loro volontà di riuscire. Ma anche i miraggi, Mosca per le tre sorelle, la sopravvivenza del giardino per Ljubov Andreevna e Gaev, naufragano di fronte alla realtà che è dura, concreta inflessibile…
Il fallimento separa, isola ciascuno nel proprio disperato universo: i personaggi cechoviani difficilmente trovano modo per comunicare tra loro senza ferirsi, senza aggredirsi, ascoltando di preferenza se stessi, frantumando la propria angoscia in frasi o monologhi che mancano di un vero destinatario. Le pause, le sospensioni sottolineano la disunione, l’incomprensione.
Forse solo nel Giardino dei ciliegi c’è un barlume di salvezza: ed è nei giovani, in Trifimov, in Anja che si amano e che vedono nella distruzione del giardino non la fine, non la deriva, ma l’inizio di una nuova vita.
Forse è al grido di Trifimov “Ti saluto o vita nuova”, piuttosto che alle lacrime di Ljubov Andreevna che è affidato l’ultimo senso di questo lavoro: che è anche l’ultimo di Cechov, a cui invece la vita sfuggiva.
Dall’introduzione di Fausto Malcovati in Anton Cechov, Teatro, Garzanti
 
3 e 4 marzo 06 – Macerata, Teatro Lauro Rossi (info: 071 2072439 – www.amat.marche.it)
5 marzo 06 – Osimo, Teatro La Nuova Fenice (info: 071 2072439 – www.amat.marche.it)
7 e 8 marzo 06 - Urbino, Teatro Sanzio (info: 0722 2281 – www.amat.marche.it)
dal 9 al 12 Ascoli Piceno, Teatro Ventidio Basso (info: 071 2072439 – www.amat.marche.it)
 
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BJM DANSE / BALLETS JAZZ DE MONTREAL
THE STOLEN SHOW
direzione artistica Louis Robitaille
coreografia di Crystal Pite
musica originale di Owen Belton
esclusiva regionale

 
The Stolen Show, ultima opera della celebre coreografa canadese Crystal Pite, è una trilogia che rappresenta un vero studio del movimento nonché una parodia dell’arte e dell'intrattenimento. Intessute all’interno di questa ironica coreografia, si alternano le magistrali improvvisazioni eseguite dai quattordici dotatissimi ballerini della compagnia del Quebec.
Il nucleo originario dello spettacolo è Short Works: 24, ventiquattro opere, appunto, ciascuna della durata di circa un minuto. Sebbene ognuna di essa sia stata concepita in modo autonomo, Short Works: 24 raggiunge la sua massima efficacia nella presentazione dell’intera serie, in cui ciascuna scena può essere vissuta all’interno del relativo contesto. Con una struttura non narrativa e guidata unicamente da suono e movimento, queste opere di un minuto riescono tuttavia ad esprimere l’emozione e la tensione tipiche del corpo umano.
Incoraggiata dal successo ottenuto, Crystal Pite ha portato a termine la seconda e la terza parte: Xspectacle e The Stolen Show, il titolo dell’intera trilogia, l’opera più recente composta dalla coreografa residente Crystal Pite per [bjm-danse], nata in collaborazione con il compositore Owen Belton. Affascinata dall’enigma dell'arte contrapposta all’intrattenimento nel contesto di questa amata compagnia, la Pite indaga entrambi gli aspetti del tema con il suo originale spirito schietto e ironico. La scelta di considerare The Stolen Show come un interrogativo o un commento, un tributo o una parodia viene lasciata allo spettatore. Impreziosita dall’esibizione estremamente versatile e audace del corpo di ballo di BJM Danse, la creazione della Pite rappresenta un'indomita esplorazione dello spettacolo e dell’aspettativa.
 
Compagnia solidamente affermata nel panorama internazionale, BJM Danse - Les Ballets Jazz de Montréal - continua a crescere grazie alla vitalità e all’apertura che lo hanno caratterizzato sin dalla sua nascita, nei primi anni ‘70. L’approdo di Louis Robitaille alla direzione artistica e di Ann Larson alla direzione generale lo hanno completamente trasformato. Dopo l’eredità e lo spirito lasciati da Geneviève Salbaing, la nuova direzione ha portato alla compagnia una fresca energia e una personalità profondamente legata al nuovo secolo. La missione principale di Louis Robitaille è di dimostrare il talento degli interpreti e contemporaneamente di incoraggiare una nuova generazione di coreografi.
 
Crystal Pite ha studiato danza al Pacific Dance Centre di Victoria, National Ballet School e Banff Centre for the Arts e School of the Toronto Dance Theatre. Dal 1988 al 1996 è stata ballerina del Ballet British Columbia di Vancouver. Il suo debutto come coreografa è avvenuto nel 1990, al primo workshop sulla coreografia del Ballet British Columbia. Nel 1996 è entrata nel Ballett Frankfurt sotto la direzione di William Forsythe. Nell’agosto del 2001 è tornata a Vancouver dove ha continuato ad esibirsi e a creare coreografie in maniera indipendente.
 
Affascinante e coinvolgente in ugual misura. [Stéphanie Brody, “La Presse”]
 
Un godibile spettacolo dalla pura essenza cinetica e satirica, in cui l’estetica della danza si abbina ad una direzione impeccabile. [Frédérique Doyon, “Le Devoir”]
 
In parte tributo, in parte parodia, ma comunque d’intrattenimento: la brillante visione di Crystal Pite domina lo spettacolo. […] La coreografa Crystal Pite ha portato il primo alito di giovinezza e irriverenza all’interno del Canada Dance Festival presso il National Arts Centre con il suo piacevolmente ironico The Stolen Show. [Jenny Jackson, “The Ottawa Citizen”]

21 marzo 2006 - Civitanova Marche, Teatro Rossini (info: 0733 812936 – www.civitanovadanza.it)

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Sud Costa Occidentale
in collaborazione con Festival delle Colline Torinesi
Espace Malraux, Scène Nationale de Chambéry / Drodesera > Centrale fies
mishelle di sant’oliva
di Emma Dante
con Giorgio Li Bassi, Francesco Guida
scene, costumi e regia di Emma Dante
luci di Irene Maccagnani

 
Era una bella donna la prima ballerina dell’Olympia di Parigi: alta, bionda, con la pelle liscia ca parìa di sita e soprattutto ‘ddà taliata c’avia, ca ti faceva addiventare nico nico…
Vicino Sant’Oliva, la piazza delle buttane, Gaetano e Salvatore Lucchese, assittati ‘nta seggia, aspettano Mishelle. Gaetano si rifiuta di guardare in faccia il figlio e, anche se la sensazione di un’altra presenza umana è così forte da farlo rabbrividire, si accovaccia sulla sedia, trattiene il respiro e ascolta in silenzio. I ricordi aleggiano nell’aria come foglie d’autunno portate via dal vento e Gaetano, vestito a festa, se ne sta davanti alla finestra con la testa calata sul petto. Il tempo non esiste più. Da secoli, battendo i pugni chiusi sulle sue gambe di pietra, Gaetano reclama la fata incantatrice che un giorno se ne andò, lasciandolo cadere a picco dentro il suo corpo deforme.
Il figlio, cane rognoso, se ne sta seduto, con le cosce aperte, davanti al muro che ha di fronte. Sono dieci anni che il padre gli volta le spalle. E ogni notte, alla luce della luna, “‘u figghiu ‘da francisa” si veste, si addobba. Nella piccola stanza che odora di chiuso, lei emana un disperato odore di primavera, di fiori, che Gaetano non sopporta. Mishelle è pronta: dura, rozza, pesante, vibrata da tutto il peso del corpo, vibrata con una gioia cupa. Malgrado i fianchi tondi e informi, Mishelle, cammina a testa alta. Bacia, castamente, il padre, e senza vergogna passeggia a Sant’Oliva, d’una punta a n’avutra punta…
Emma Dante
 
24 marzo 06 – Fano, Teatro della Fortuna (info: 071 2072439 – www.amat.marche.it)
25 marzo 06 - Civitanova, Teatro Cecchetti (info: 0733 812936 – www.teatridicivitanova.com)
 
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Teatro Stabile di Sardegna / Diablogues
L’UOMO, LA BESTIA E LA VIRTÙ
di Luigi Pirandello
con Ester Cucinotti, Stefano Randisi, Enzo Vetrano
Antonio Lo Presti, Giovanni Moschella, Margherita Smedile
regia di Enzo Vetrano e Stefano Randisi


Il nostro lavoro su Pirandello prosegue con questa messinscena di un testo che è quasi un unicum della sua produzione. Mai come qui infatti la drammaturgia di Pirandello incontra e si esprime col linguaggio del grottesco. La situazione è di quelle al limite del possibile eppure credibilissime, paradossale risvolto di una società claustrofobica e piena di convenzioni che Pirandello ha saputo scardinare pezzo dopo pezzo coi suoi affondi. Nasce da una novella, Richiamo all’obbligo, e si sviluppa incarnandosi in personaggi-animali immaginati e descritti come maschere grottesche. Paolino, rispettabile professore privato, è l’uomo della vicenda, trasparente ma con una doppia vita: è infatti l’amante della signora Perella, la virtù in persona, moglie trascurata e infelice del Capitano di marina Perella, la bestia. La tresca potrebbe continuare a lungo e senza intoppi. Ma un’inattesa quanto inopportuna gravidanza costringe il professore a cercare una soluzione ad ogni costo. Nella nostra visione lo spettacolo è tutto come contenuto in un grande armadio che immaginiamo sul fondo del teatro. A poco a poco le ante, i cassetti, le mensole di questo armadio faranno saltar fuori le voci, i gesti, le azioni e i sentimenti dei personaggi, come da un arsenale delle apparizioni in cui tutto è possibile. Eppure, come sempre nel nostro modo di andare in scena, rimanendo credibili, e tornando ad ascoltare le parole del grande Maestro, che chiedeva ai suoi attori di agire sempre per mosse d’animo, innescando una perfetta circolarità tra personaggi e interprete.
Enzo Vetrano e Stefano Randisi

31 marzo 06 - Fermo, Teatro dell’Aquila

(info: 0734 284295 – www.amat.marche.it  )

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