Appuntamenti maggio 2007

 

TeatrOltre

Teatrino Clandestino

OSSIGENO

di Ivan Vyrypaev

con Fiorenza Menni e Marco Cavalcoli

capocomicato Fiorenza Menni

regia di Pietro Babina

 

“Questa sera ascolterete dieci composizioni da un album nuovo: Ossigeno”.

Inizia così la nuova produzione di Teatrino Clandestino, che per la prima volta in Italia, mette in scena questo testo del pluri-premiato giovane autore russo Ivan Vyrypaev.

Con la sua particolare struttura ritmica pop – sulla quale Pietro Babina ha costruito una partitura elettronica originale – e le sue forti tinte politiche permeate di ironia beffarda, Ossigeno racconta la storia di Andrea e Andrea, due giovani che si innamorano e che, attraverso la storia sgangherata e tragica del loro amore, ci parlano di come una generazione, quella nata negli anni settanta, abbia ereditato un mondo ormai consumato.

Scandito in dieci discorsi ispirati ai dieci comandamenti biblici, lo spettacolo rende testimonianza della “nuova confusione mondiale” e di come proprio quei fondamenti morali della nostra civiltà vengano quotidianamente trasgrediti e sbeffeggiati.

Attraverso rime articolate e un immaginario teatralmente evocato, Teatrino Clandestino immerge lo spettatore in una vera e propria situazione da concerto in cui i due protagonisti cantano e si gridano l’un l’altro domande senza risposta, in una frontalità ostinata ed estroversa tutta rivolta al pubblico che è qui palesemente il loro referente privilegiato. E proprio in questa totale estroversione, il lavoro di Teatrino Clandestino poggia il suo tentativo di rivedere ancora una volta il suo rapporto con lo spettatore, che si trova coinvolto e “inseguito” senza tregua durante tutto lo spettacolo. L’impianto visivo della scenografia allude al problema della strutturazione dell’immagine e imprigiona a metà il corpo degli attori tra una cornice di neon e una trasposizione scarnificata di un’opera di Velasquez, permettendo loro allo stesso tempo una via di fuga in cui i due appaiono nella loro interezza o come ombre. I costumi, creati da giovani stilisti, completano l’emotiva contemporaneità dell’opera.

 

ven 11 maggio _ Pesaro Teatro Rossini (info: 0721 387621 – www.centoteatri.com/teatroltre/07.htm)

 

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TeatrOltre

Fondazione Teatro della Fortuna di Fano

STABAT

da Giovanni Battista Pergolesi

con Enrica Fabbri, Giorgio Donini, Annarita Pasculli

Nadiya Petrenko, Claudio Tombini

direttore e maestro concertatore Vito Clemente

archi dell'Orchestra Sinfonica G. Rossini

 

Gli studenti della Scuola di Scenografia dell’Accademia di Belle Arti di Urbino, con l’aiuto anche di alcuni professionisti affermati, fanno ricerca con la preziosa opportunità di mettere in campo le conoscenze acquisite e le loro abilità sceniche. Dallo scorso anno collaborano con il Teatro della Fortuna di Fano; l’ultimo dei loro progetti è una lettura inedita dello Stabat Mater del compositore Giovanni Battista Pergolesi (Jesi 1710 – Pozzuoli 1736) dove la sequentia antichissima della sacra rappresentazione, attribuita a Jacopone, prende forma scenica (12 quadri e un prologo) con contenuti innovativi. Musica e preghiera raccontano il dolore di una madre, La Madre per i cristiani, di fronte alla morte del proprio figlio.

 

Lo Stabat che abbiamo progettato non è uno spettacolo sacro né tanto meno vuole mascherarsi laicamente; è una radiografia sul più umano dei sentimenti e sullo sgomento e sul silenzio che si prova di fronte al dolore. In questo spettacolo una donna ha perso il figlio, e tutta la sua vita sta evaporando. Immersa in questa desolazione ella è circondata solamente dalla copia dei suoi ricordi, fino a quando appare o non appare ad essa uno spettacolo di magia. Un mago taglia in due la madre, taglia in due il dolore. Un’ insegna al neon mentre avviene la magia accende e spegne la frase: Quis est homo qui non fleret in tanto supplicio? Il dolore della madre attraverso il taglio dell’illusionista ha un certificato nell’allegoria. I disegni dei bozzetti sono di Michele Taurozzi e Cecilia Marino.

 

mer 16 maggio _ Fano Teatro della Fortuna (info: 0721 800750 – www.centoteatri.com/teatroltre/07.htm)

 

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Teatro Stabile del Friuli - Venezia Giulia e Teatro de gli Incamminati

VITA DI GALILEO

di Bertolt Brecht

con Franco Branciaroli

regia Antonio Calenda

 

L’uomo e il senso di responsabilità, la ricerca e l’etica, lo scienziato e il potere: si sviluppa fra questi cardini – di assoluta attualità – Vita di Galileo, una delle opere più importanti e profonde di Bertolt Brecht, ma anche una fra le più ambigue e avvincenti. Composto fra il 1938 e il 1943, il dramma fu rielaborato in almeno tre distinte riprese, e costituì sempre un culmine nella produzione brechtiana: una sorta di “testamento spirituale” sia sul piano del lavoro teatrale, che su quello del contenuto morale, per il grande autore di Augusta; un capolavoro nei cui inquietanti chiaroscuri e nelle cui evoluzioni ci sembra di poter intuire le vie per comprendere veramente il XX secolo ed i suoi conflitti, ove sono radicate le ombre del nostro presente.

Sarebbero sufficienti queste prime scarne riflessioni a motivare un nuovo allestimento di Vita di Galileo, ma il testo è ricchissimo di ulteriori induzioni che si rivolgono con forza ancor più dirompente all’uomo contemporaneo, dibattuto più che mai nella scelta fra reificazione e intimi valori, fra anelito al potere e responsabilità, fra conformismo e isolamento.

Temi di profondo coinvolgimento su cui il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia assieme al Teatro de Gli Incamminati intende puntare, nella realizzazione della nuova messinscena dell’opera, affidata al suggestivo ed essenziale linguaggio registico di Antonio Calenda e – per il ruolo del titolo – al vigoroso talento e all’intensa espressività di uno dei maggiori protagonisti della scena nazionale, Franco Branciaroli.

«Per comprendere a fondo il senso e le peculiarità di questo testo – sostiene il regista – è necessario risalire alle grandi motivazioni per cui fu creato, alle riflessioni e agli eventi che spinsero Brecht ad elaborarlo in certe direzioni. Impossibile non correlare l’ultima definitiva versione di Vita di Galileo (in cui l’autore condanna l’abiura del protagonista) con l’atteggiamento di certi scienziati a lui coevi, che proprio in quegli anni si erano resi indirettamente colpevoli del disastro di Hiroshima, mettendo a disposizione di uomini comuni e della politica di potenza i loro studi sulla scissione dell’atomo. Impossibile non ricordare le osservazioni di Brecht sulla scelta di Robert Oppenheimer e di quei fisici che pur di non cedere alle richieste di un governo dedito alla guerra rinunciarono a incarichi di prestigio certi che “Scoprire qualcosa fosse diventato un’ignominia”».

«La scienza e la necessità di rigenerarla secondo un’etica che le offra motivazioni assolute – anticipa ancora Calenda – saranno dunque i temi nodali della nostra lettura, che – rispetto al passato – non svilupperà invece il profilo della critica alla Chiesa: una scelta che apparirebbe anacronistica alla luce del famoso “perdono per Galileo e per le vittime della Santa Inquisizione” chiesto da Papa Wojtila, come pure delle osservazioni dello stesso Brecht, che nelle ultime note suggerisce – per non limitare le potenzialità e il senso del testo – di riconoscere alla Chiesa semplicemente il ruolo di rappresentante dell’“autorità”».

 

gio 17 ven 18 maggio _ Jesi Teatro Pergolesi (info: 0731 206888 – www.amat.marche.it)

 

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TeatrOltre

Vissidarte

LINEA D’OMBRA

di Joseph Conrad

riduzione e adattamento di Elisa Delsignore

allestimento di Christian Della Chiara e Ciro Limone

 

Un reading nelle vicinanze del mare, per finire catturati  dalla vicenda e dai pensieri del protagonista di Linea d’Ombra di Joseph Conrad, ufficiale di marina al suo primo comando che, costretto da una bonaccia all’immobilità assoluta con la sua nave, conosce le miserie e le grandezze della condizione umana nel breve tempo  di un viaggio, simbolo della vita. Il racconto, tra i più belli, inquietanti e misteriosi di Conrad, viene proposto nell’allestimento di Christian Della Chiara e Ciro Limone, compagnia Vissidarte.

 

V’era una perfetta immobilità in tutte le cose. Se l’aria era diventata tutta nera, il mare, per quanto ne sapevo, poteva essere divenuto una cosa solida. A nulla serviva scrutare in ogni direzione, affissare gli occhi su ogni segno, speculare sull’imminenza del momemnto fatale. Quando fosse venuto, le tenebre avrebbero silenziosamente inghiottito quel poco di luce che le stelle gettavano sulla nave, e la fine di tutto sarebbe sopraggiunta senza neppure un sospiro, un moto o un mormorio di sorta, e tutti i nostri cuori avrebbero cessato di battere come orologi scarichi…

 

sab 26 maggio _ Pesaro Baia Flaminia (info: 0721 387621 – www.centoteatri.com/teatroltre/07.htm)

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