COMPANHIA PORTUGUESA DE BAILADO CONTEMPORÂNEO [Portogallo] AMARAMÁLIA
Civitanova Danza
Se il fado, genere musicale intriso di passione, legato ai temi eterni della tradizione portoghese - la nostalgia, la disperazione, l’amore e la morte -, incarna lo spirito di una nazione, Amalia Rodrigues ne è la leggenda. Voce indimenticabile, roca e struggente, modulata con infinite variazioni, dal malinconico al patetico, incrinata da una ferita mai rimarginata - la malattia del vivere -, sulle cui variazioni si costruisce la coreografia di Vasco Wellenkamp, alla guida della Companhia Portuguesa de Bailado Contemporaneo. Un balletto intenso e viscerale, come le passioni umane.
La Companhia Portuguesa de Bailado Contemporâneo è stata fondata nel 1999 dal suoi direttori artistici Vasco Wellenkamp e Graça Barroso e gode del riconoscimento e del supporto del Ministero della Cultura e del Concilio Municipale della città di Lisbona e di Cascais. Sin dal principio, la compagnia ha saputo creare forte interesse attorno al proprio lavoro artistico e ha catturato l’immaginazione e l’approvazione non solo del suo pubblico locale ma anche di quello internazionale. Nel 1999 è stata invitata in Brasile per celebrare il l’anniversario dei 500 anni dalla scoperta da parte dei portoghesi al Niterói Festival ed è successivamente ritornata in Brasile nell’anno 2000 per prendere parte all’International Festival di Rio de Janeiro e nell’anno 2002 per danzare al Teatro Guaíra (Curitiba). Durante gli anno 2002 e 2003 il gruppo ha girato l’Europa portando il proprio lavoro in Spagna al Festival di “Madrid in Dance 2002”, al Teatro Principal di Valencia, al Cetro delle Arti nel Palazzo di Altea e al Teatro Calderon (Valladolid); in Italia al Festival di Villa Massimo a Roma, all’Anfiteatro Romano di Terni, al Teatro Morlacchi di Perugia e al Teatro Grandi Fiumi di Rovigo; in Germania al Tanz Theater di Osnabruick. Due delle recenti produzioni intitolate A Lua Vai Pelo Céu Com Um Rapaz Pela Mão in cui si recitano anche le poesie di Federico Garcia Lorca e Duo Appassionato hanno avuto il loro debutto a Madrid. La compagnia presenta un repertorio davvero unico, ricco di nomi di grandi coreografi internazionali: Vasco Wellenkamp, Nils Christe, Rui Lopes Graça, Rita Judas, Gagik Ismailian, Henri Oguike, Nathalie Bard, Tíndaro Silvano, David Fielding, Rami Lavi e Darshan Singh. Emergendo da una cultura coreografica intesa nel suo insieme come una continua evoluzione artistica e tecnica nelle sue differenti manifestazioni, il lavoro della Companhia Portuguesa de Bailado Contemporâneo, deriva dalla profonda lezione della danza classica - il controllo, la qualità, la precisione - e della modern dance - l’espressività, l’apertura alla costruzione di un nuovo linguaggio. Il risultato di questo connubio si riflette in tutto il repertorio contemporaneo di questa compagnia, in cui un gruppo di danzatori che sprigionano gioia, emozioni giocano con drammatica intensità tra virtuosismi tecnici.
2 marzo - Civitanova Marche, Teatro Rossini (info: 0733 812936 – www.amat.marche.it)
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Motus RUMORE ROSAdi Enrico Casagrande e Daniela Nicolòcon Silvia Calderoni, Nicoletta Fabbri, Emanuela Villagrossi
Una donna matura, una ragazza svampita, una ragazza che non parla e cerca solo di farsi male. Figure femminili in crisi rubate alla cinematografia e alla teatrografia fassbinderiana che nello spettacolo dei Motus, inizialmente ispirato a Le lacrime amare di Petra Von Kant, finiscono per rappresentare “una sorta di catalogo linguaggio comune di tutti i più ricorrenti simboli del camp melodrammatico”. Un male di vivere percepibile ormai solo con artifici scenici, sonorità, parole. E nel rumore dei sentimenti di questo spettacolo tutto femminile, l’equilibrio perfetto delle diverse forme attraversate dal gruppo teatrale riminese: il corpo, il cinema, il fumetto, la scena, il romanzo, la performance, il suono.
Per ora siamo qui. Con tre donne sole. Di tre diverse età. Che possono rassomigliarsi e forse essere la stessa persona. O forse no. Tre donne che parlano-cantano d’amore e d’abbandono. Tre donne che tentano. Nel bianco di una strada ghiacciata, di un salotto minimale, di uno studio di posa, di una camera da letto, di un set cinematografico, di una sala d’aspetto, di una pista da pattinaggio, di un ospedale… nel bianco di un foglio bianco. Tre donne le cui parole sono andate. Vanno a vuoto su disco. Ruotano e si attorcigliano su se stesse. Appaiono e scompaiono. Fra le amare lacrime. Petra non c’è. Karin nemmeno. Non necessarie. Mai state. Restano delle lievi silhouette a ricordarle. E le loro lunghe telefonate. Chiacchiere. C’è solo Marlene che guarda. E ascolta il rumore (rosa) di uno spettacolo dalle curve multiple. Lo immagina su un fondo bianco. Lo disegna. Con il tratto insicuro di chi ancora ha paura del bianco. Ma ci prova. Anche noi ci proviamo. Ancora e ancora. [Motus]
4 marzo – Pesaro, Teatro Rossini (info: 0721 387621 – www.amat.marche.it)
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Khora TeatroDATEMI TRE CARAVELLE!Cristoforo Colombo, la forza di un sognodi Carmelo Pennisi e Massimiliano Durante con Alessandro Preziosi regia di David Scheinmann
Alessandro Preziosi è il protagonista assoluto nel ruolo di Cristoforo Colombo di Datemi tre caravelle: una commedia musicale tutta italiana, inedita e inusuale, che valorizza le poliedriche doti artistiche dell’attore beniamino del pubblico femminile che sul palcoscenico non sarà solo attore ma anche cantante e ballerino. Datemi tre Caravelle è la storia di Colombo dall’iniziale intuizione del suo viaggio al momento in cui, dopo molte peripezie per riuscire, finalmente salpa con le tre caravelle alla volta della nuova via per le Indie. Questo spettacolo è la cronaca di un sogno che diviene realtà. Ma è anche la storia di un uomo solo contro tutti che non vuole rassegnarsi al pregiudizio e che, con la sua scoperta, darà di fatto il via all’Era Moderna.
Note degli autori
L’infinito… Quante volte lo abbiamo osservato davanti a noi, a volte meravigliati dalla sua profondità, a volte estasiati dal suo magico mistero, a volte impauriti dal suo potere così grande per le nostre menti. Infinito… Questo doveva apparire l’oceano mare a Cristoforo Colombo all’alba del 1492, quando finalmente qualcuno aveva deciso di dare retta al suo folle sogno di sfidarlo quell’infinito fatto di onde, spuma, flutti. In quel momento, di fronte alle sue tre caravelle pronte a salpare, tutta la vita doveva essergli passata per la mente. Non solo la sua vita, ma anche tutte quelle che aveva conosciuto. Tutte quelle vite a cui, con curiosa ansia, aveva chiesto: “avete mai provato a vincere la paura dell’infinito?”. Forse in quel momento, ripensandoci, un sorriso ironico gli aveva attraversato il viso. “Ma che domanda era mai stata questa?”. Si sa che da quando si viene al mondo la prima cosa che si impara in fretta è proprio quella di imparare a vincere la paura dell’infinito. Che strana fatica ci pervade quando proviamo a ricordare le nostre prime e faticose conquiste, che esaltante gioia quando pensiamo al finale. Tutte le fatiche, nei finali vittoriosi, vengono sul colpo rimosse. “Ma è così importante vincere?” si sarà allora chiesto il nostro Cristoforo, mettendo in conto, in quel momento, pure una possibile sconfitta. Se alla fine il marinaio genovese decise di partire con le tre caravelle verso le indie, è ragionevolmente ipotizzabile che a quest’ultima domanda non valeva poi così la pena rispondere. O forse, meglio, non era lecito rispondere nel momento cruciale di una vita. “Datemi Tre Caravelle!”, questo monito ci giunge dalla storia di Colombo. Abbiamo il diritto/dovere di chiederle le nostre caravelle e qualcuno, prima o poi, ha il dovere di darcele. Nel chiedere c’è un dovere esistenziale al quale non possiamo derogare, nel dare c’è un altrettanto inderogabile dovere etico. Tutti siamo corresponsabili nello svolgere correttamente il tempo della nostra generazione, e di questo saremo chiamati a rispondere di fronte all’infinito. In Datemi Tre Caravelle! non esiste vittoria o sconfitta, è solo la cronaca ipotetica di un uomo che mai sotterrò il suo talento per paura di perderlo.
6 e 7 marzo | Fermo, Teatro dell’Aquila (info: 0734 284295 – www.amat.marche.it)
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Teatridithalia LA TEMPESTA DI SHAKESPEAREuno spettacolo di Ferdinando Bruni e Francesco Frongia per attore, fantocci, figure animate e musica
Uno spettacolo per attore, fantocci, figure animate e musica: sono sintetizzati nel sottotitolo tutti gli elementi di questa Tempesta, adattata in forma di one-man show, percorsa da una densa colonna sonora e popolata da una corte di inquietanti fantocci che danno corpo a tutti gli eroi, gli uomini e gli spiriti del capolavoro shakespeariano. Ferdinando Bruni, dopo il personale successo ottenuto con il monologo di Giovanni Testori sdisOrè, ha messo ancora alla prova le sue qualità d’interprete guadagnandosi nuovi applausi. “Esuberante, istrionico e sottilmente ispirato”, in palandrana scura e cappello a cilindro sdrucito, dà voce e corpo al mago Prospero e, da solo, fa parlare tutti gli altri personaggi, mutando voce, accenti, intonazioni, cantando e sdoppiandosi senza tregua: “è bravissimo, anima i suoi spettri, dà loro cento voci e magia teatrale, impegna la sua arte di attore appieno”. Miranda, la figlia di Prospero, il principe Ferdinando, suo giovane innamorato, Alonso, Gonzalo, Sebastiano e Antonio sono surrogati di corpi, figure visionarie e oniriche che ricordano nelle dimensioni le marionette giapponesi del Bunraku. Sono stati creati assemblando materiali di recupero - pezzi di bambola, conchiglie, coralli, ossa, teschi –oggetti lavorati dal mare o dal tempo. Le parti dei marinai Trinculo e Stefano sono invece affidate a burattini a guanto e parlano un dialetto salentino che ne riattualizza la comicità concreta e sanguigna. Lo spiritello Ariel, un lieve fazzoletto bianco sormontato da una testolina illuminata, e il mostro Calibano, un’esotica maschera da mamutones indossata da Bruni-Prospero, ci appaiono come vere e proprie emanazioni del grande mago. Gli interventi musicali e sonori, creati in stretta relazione con il progetto drammaturgico, contribuiscono in modo determinante a fare di questa Tempesta uno spettacolo incantato e struggente. Sono firmati da Mauro Ermanno Giovanardi, voce e autore dei La Crus, da Fabio Barovero, creatore dei Mau Mau, della Banda Jonica e autore di colonne sonore, e da Gionata Bettini.
La Tempesta è l’ultima opera di Shakespeare, un addio al teatro, all’arte, alla vita, un distacco sereno, un bilancio, una riflessione sui temi dell’amore, del perdono e della morte. Tutto si compie, si chiudono i conti, si rimarginano le ferite, si garantisce che il miracolo dell’amore perpetui la vita dopo di noi e si lascia che le cose finalmente fluiscano via. Le tempeste si placano, le parole tacciono e diventano musica, le marionette tornano nelle loro casse, le navi ripartono cosicché l’isola, dove Prospero ha ordito le sue trame di vendetta e perdono, torni a essere dominio degli spiriti.
7 marzo – Treia, Teatro Comunale (info: 071 2072439 – www.amat.marche.it) 8 marzo - Civitanova Marche, Teatro Annibal Caro (info: 0733 892101 – www.amat.marche.it) 9 marzo - Offida, Teatro Serpente Aureo (info: 071 2072439 – www.amat.marche.it)
PARSONS DANCE COMPANYcoreografie di David Parsons
La Parsons Dance Company è tra le poche compagnie di danza contemporanea che, oltre ad essersi affermata sulla scena internazionale, sia riuscita a lasciare un segno nell'immaginario teatrale collettivo, creando coreografie divenute veri e propri "cult" della danza mondiale. Ciò grazie ad un linguaggio basato sulla elevata preparazione atletica degli interpreti ed insieme sulla grande capacità del fondatore, David Parsons, di dare anima alla tecnica. Le creazioni di Parsons portano tutte il segno di una straordinaria teatralità e mirano prima di tutto ad intrattenere, divertire, nella convinzione che la danza sia innanzitutto espressione di gioia.
Parsons Dance Company"La Danza moderna può essere molte cose: intensa, sorprendente, emozionale, magnifica, brutta o noiosa, tutto quello che può venire in mente. Spesso, però, non è divertente. Tranne quando il coreografo è David Parsons". Con queste parole Sheila Adams, critica di danza dell'”Observer Tribune”, apre un suo articolo del novembre 2002, recensendo il nuovo spettacolo della Parsons Dance Company al Joyce Theatre di New York. Dagli anni Ottanta molte sono le compagnie di danza contemporanea che hanno iniziato a proporre i propri lavori, molte meno sono invece quelle sopravvissute per più di dieci anni. La Parsons Dance Company – fondata nel 1987 - è tra le poche che, oltre ad essersi affermata sulla scena internazionale con successo sempre rinnovato, sia riuscita a lasciare un segno nell’immaginario teatrale collettivo e a creare coreografie divenute veri e propri “cult” della danza mondiale. Sedici anni fa, nel 1987, dopo aver militato per nove anni nella Compagnia di Paul Taylor, David Parsons fonda la Parsons Dance Company, sentendo il bisogno di seguire un suo linguaggio coreografico. Un linguaggio basato sin dagli esordi sulla alta preparazione atletica degli interpreti ed insieme sulla grande capacità del fondatore di dare anima alla tecnica. Le creazioni di Parsons, prima fra tutte la celeberrima Caught del 1982, portano tutte il segno di una straordinaria teatralità. E vogliono prima di tutto intrattenere, divertire. Danza è innanzitutto espressione di gioia. Come ha detto di recente un critico americano: “vedere uno spettacolo della Parsons Dance Company è come guardare qualcuno che canta sotto la doccia: sono ad un tempo intrepidi, liberi, divertenti”. Questa è la caratteristica prima dell’arte di David Parsons: non solo altamente originale, ma anche accessibile. È danza che tiene svegli, che diverte, che lascia nello spettatore una scossa positiva. Dopo una lunga tournée primaverile ed estiva in America ed Europa e dopo aver presentato in Novembre il nuovo spettacolo al Joyce Theatre di Manhattan , la compagnia ritorna in Italia con un programma che unisce nuove creazioni con alcune fra le più famose coreografie di David Parsons come Nascimento , una coreografia morbida e vivace dove l’intera compagnia si unisce in una vera esplosione di gioia, e naturalmente Caught, uno straordinario assolo dove il danzatore sembra una statua di ghiaccio sospesa a mezz’aria in un gioco di luci e di sorprendente atleticità.
David Parsons Direttore artistico e fondatore della compagnia, David Parsons vanta una vivace carriera da ballerino, coreografo, insegnante, direttore e produttore di danza. Il suo lavoro è stato accolto entusiasticamente da pubblico e critica di tutto il mondo. Nato nell’Illinois e cresciuto a Kansas City nel Missouri, dal 1978 al 1987 è stato uno dei principali ballerini della compagnia di Paul Taylor che ha creato per lui appositi ruoli in coreografie celebri quali Arden Court, Last Look e Roses. Durante questi anni è stato artista ospite di grandi compagnie di danza quali il New York City Ballet, il balletto dell’Opera di Berlino, MOMIX e White Oak Dance Project di M. Baryshnikov. Nel 1987 lascia Paul Taylor e fonda la propria compagnia insieme al lighting designer Howell Binkley. Come direttore artistico della Parsons Dance Company David Parsons ha creato più di 60 coreografie di cui almeno una ventina gli sono state commissionate da grandi nomi quali Jacob Pillow Dance Festival, il Festival di Spoleto, Umbria Jazz Festival, Krannert Center for the Performing Arts, National Arts Centre di Ottawa in Canada, Het Muziektheater e l’American Dance Festival. Oltre a ciò, David Parsons ha creato nuovi pezzi per la Paul Taylor Dance Company, l’American Ballet Theater, il New York City Ballet, il National Ballet of Canada ed altri. Lunga è la lista di compagnie di danza che hanno messo in scena sue coreografie: Opera di Parigi, Netherlands Danse Theater, English National Ballet, Ballet National de Nancy, Hubbard Street Dance di Chicago, BatSheva Dance Company of Israel. Molti lavori di David Parsons sono stati trasmessi in televisione nell’ambito di numerosi e vari programmi, valga per tutti l’apparizione sulla televisione americana di Caught, il pezzo più famoso del coreografo, durante il programma Alive from Off Center. Molto attivo anche come insegnante, Parsons ha tenuto lezioni presso importanti sedi quali la Harvard University, lo Yale Club e la Columbia University Business School. È inoltre molto impegnato nell’attività di “educazione alla danza”, attività basata sugli stessi principi che hanno portato la sua Compagnia al successo e alla popolarità sin dagli esordi. Per ben otto stagioni David Parsons ha diretto un festival di danza a Ft. Myers in Florida dove professionisti della danza da tutti gli Stati Uniti sono arrivati per insegnare a studenti di tutti i livelli. Nel 1999 David Parsons è stato premiato con il National Artist Award dall’Università dell’Arizona di Tucson per il suo eccezionale lavoro con i giovani. David Parsons ha coreografato e diretto le danze per la Festa a Time Square per il Nuovo Millennio. Ha inoltre ricevuto il premio di “Dance Magazine” per l’anno 2000. Durante il 2001 David Parsons è stato direttore e coreografo di AEROS, uno spettacolo con protagonisti alcuni ginnasti della Federazione Rumena di Ginnastica artistica e aerobica. Lo spettacolo è stato in tournée negli Stati Uniti per i primi sei mesi del 2001. David Parsons sta lavorando alla coreografia di un musical per Broadway intitolato Daddy Long legs. Produttori dello spettacolo sono John Caird, lo stesso del musical Les Miserables e Jane Eyre del musical Fame.
9 marzo – Urbino, Teatro Sanzio (info: 0722 2281 – www.amat.marche.it)
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Sosia e Pistoia S.r.l. I SETTE PECCATI CAPITALI di e con Giobbe Covatta
Dopo il grande successo della scorsa stagione di Melanina e Varechina, lo spettacolo interamente dedicato al rapporto tra continente africano e mondo occidentale, Giobbe Covatta torna con il suo umorismo intelligente e beffardo che lascia sempre aperte occasioni di riflessione su un nuovo argomento: quello dei sette peccati capitali. Comico e attore, Giobbe utilizza la sua vena umoristica in tutti i campi dello spettacolo, riscuotendo grande successo in ognuno di essi. Il suo impegno umanitario lo porta nel mese di novembre del 1994 a diventare uno dei testimonial dell’AMREF (Fondazione Africana per la Medicina e la Ricerca). Da allora, ogni anno, dedica il suo tempo libero ai problemi africani e fornisce un concreto aiuto all’AMREF per portare a termine i propri progetti. A teatro debutta nel 1991 al Teatro Ciak di Milano con lo spettacolo Parabole Iperboli. Nella stagione ‘93/’94 in collaborazione con Greenpeace rappresenta lo spettacolo Aria Condizionata in cui affronta con un nuovo monologo il tema della salvaguardia delle balene. Nel ‘95 è di nuovo in scena con lo spettacolo Primate assoluto. L’anno successivo debutta al Teatro Parioli di Roma in prima nazionale con Io e Lui scritto e diretto da Vincenzo Salemme in coppia con Francesco Paolantoni. Nella stagione 1996/1997 è diretto da Ricky Tognazzi in Art. Nel 1999 debutta con un nuovo spettacolo Dio li fa e poi li accoppa, rappresentato in tutta Italia, che riscuote un enorme successo tanto da portare l’anno successivo alla realizzazione di Dio li fa…Terzo millennio. La stagione 2001/02 segna il suo ritorno al teatro di prosa: interpreta, infatti, con Emanuela Grimalda per la regia di Marco Mattolini la commedia Double Act dell'autore australiano Barry Creyton prodotta dal Teatro Parioli di Maurizio Costanzo. Nel 2003 porta in tour lo spettacolo Corsi e ricorsi, ma non arrivai e nel 2004-2005 Melanina e Varechina.
11 marzo – Maiolati, Teatro Spontini (info: 0731 206888 – www.amat.marche.it)
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Teatro Meno Fortas, Vilnius in coproduzione con ERT - Emilia Romagna Teatro Théâtre de la Place Liège - Ministero della Cultura Lituano in collaborazione con Aldo Miguel Grompone FAUST di Johann Wolfgang Goethe regia di Eimuntas Nekrosius
[spettacolo in lingua lituana con sovratitoli in italiano]
“Per me affrontare il Faust di Goethe - dice Nekrosius- è un po’ come misurare le proporzioni fra una montagna e l’uomo che la vuole scalare. Quest’uomo sono io, ma è anche ciascuno di noi”. Dopo il Don Juan di Puskin e l’Amleto di Shakespeare, Nekrosius – maestro indiscusso della scena europea - si misura ora con un altro grande archetipo mitico della cultura occidentale: Faust, l’intellettuale disposto a vendere la sua anima al diavolo per fermare l’istante nel sogno impossibile dell’eterna giovinezza. Ancora una volta il grande regista lituano ci meraviglia con la sua straordinaria capacità di scavare fino alle radici primordiali di uno dei miti fondatori dell’uomo moderno, ricreandolo in tutta la vitalità del suo modo di fare teatro. “In effetti potrei definire Faust come l’ultima tappa d’una specie di trilogia. Faust è come una grande porta aperta, tuttavia la complessità del suo aspetto filosofico la rende più difficile da attraversare di una porta chiusa”. La sfida nasce e si consuma sulla scena che Faust e Wagner misurano a passi decisi, seguendo ineluttabili geometrie immaginarie. È sufficiente la scena della metamorfosi di Mefistofele, raddoppiato nella sua forma canina e umana, o l’apparizione di Margherita per catturarci nella nuova magia che Nekrosius regista-demiurgo mette a punto con la sua storica compagnia Meno Fortas, in una montaggio scenico eclatante che è già la figurazione completa della maturità d’uno straordinario nuovo punto d’arrivo.
13 e 14 marzo – Teatro Lauro Rossi (info: 0733 230735 – www.amat.marche.it)
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COMPAÑÍA DE DANZA ANTONIO MÁRQUEZ X ANNIVERSARIODespués De Carmen / La Vida Breve / Bolero
Despues de CarmenIl trionfo nelle arene cresce ogni giorno, il torero da tutto se stesso, rischia la sua vita per questo lavoro, per il suo valore. I pomeriggi sono pieni di trofei, olè ed esaltazioni. La critica aumenta la sua fama ed il successo é raggiunto, nel suo leggero costume, come nessun altro matador. Ha tutto quello che sognava anche se niente brilla dentro la sua anima offuscata dalla morte. L'immagine della sua ragazza morente spegne le sue luci e tiene la sua vita nel lutto. La sua amarezza trova conforto solo quando sogna la regina sigaraia di Siviglia. Carmen è morta! La Carmen piena di vita! però il torero la sogna viva e viva e morta la percepisce. Questa realtà lo fa impazzire. Disperato cerca pace e sollievo nella sua mente afflitta. senza volerlo ama un'altra donna che lui vuole credere Carmen. Quell'amore intenso, che oggi fuso nell'altro, é talmente forte e passionale come quello che provò per la "cigarrera".
La vida breveNarra una drammatica storia d'amore tra una gitana ed un ingrato signorino. Fu rappresentata nel 1913 nel Casinò municipale di Nizza come il culmine di anteriori progetti di opere liriche di Manuel De Falla. Antonio Màrquez creò una coreografia speciale per la rappresentazione di questa opera, con la sua compagnia al Teatro Real di Madrid nel luglio 2001.
BoleroIl Bolero di Ravel é un'opera di notevole forza espressiva. Il costante crescendo della sua melodia ripetitiva, incrementata in ogni momento da una ricchezza di strumenti che sembra inarrestabile, da spazio a vari quadri di danza nei quali si stabilisce un dialogo tra il personaggio principale, interpretato da Antonio Màrquez, solitario personaggio che sorge al centro del palcoscenico in una nebulosa spettrale, e i diversi gruppi di ballerini.
14 marzo – Jesi, Teatro Pergolesi (info: 0731 206888 – www.amat.marche.it)
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Compagnia Laboratorio di PontederaASPETTANDO GODOTdi Samuel Beckett con Luisa Pasello, Silvia Pasello, Savino Paparella, Tazio Torrini e con Maria Pasello e Riccardo Mossini regia di Roberto Bacci
Il tema dell’attesa (qui parliamo dell’attesa beckettiana) segue i temi già incontrati nei tre spettacoli precedenti della Compagnia Laboratorio, tutti e tre ispirati da grandi romanzi della letteratura mondiale. Nel primo, Oblomov, dall’omonimo romanzo di Ivan Gonciarov, la sfinge dello spettacolo era racchiusa in una piccola frase “quando ci si sveglia si è morti”. Nel secondo lavoro Ciò che resta, ispirato a “La montagna incantata” di Thomas Mann, il tema si nascondeva nel titolo stesso pensando a “ciò che resta da ora alla morte”. Nella terza opera, nata da “L’idiota” di F. Dostoevskij, Il Raglio dell’asino, fisarmonica del dolore secondo i versi del poeta Sandro Penna, il titolo ci richiamava alla possibile esistenza di un essere “assolutamente buono” simile ad un asino/Cristo. Tutti e tre gli spettacoli interrogano i relativi romanzi di origine, non solo per i temi espliciti o nascosti che essi racchiudono, ma anche per la forma che il teatro, nella sua autonomia, deve ricercare per poter reagire e rendersi autonomo dalla scrittura letteraria. Sono stati per noi anni di intenso lavoro e di vere e proprie scoperte sia per l’arte dell’attore, sia per la composizione scenica e drammaturgica da reinventare ogni volta dal nulla. Oggi, messa momentaneamente da parte questa fase, abbiamo deciso di chiudere il cerchio rivolgendoci ad un classico della letteratura teatrale: Aspettando Godot di Samuel Beckett. Questa volta tutto sembra già scritto, tutto sembra già indicato fino nei minimi dettagli. Lo spartito è lì sul pianoforte, non resta che eseguirlo. Ma qui sta la trappola e la sfida si fa veramente difficile.
Nel 1984 il Teatro di Pontedera ha prodotto la tournée italiana del progetto Beckett directs Beckett, ovvero la trilogia Aspettando Godot, Finale di partita e L’Ultimo nastro di Krapp, con la supervisione di Samuel Beckett stesso nell’interpretazione del S. Quentin Drama Workshop, diretto dall’ex ergastolano e amico di Beckett, Rick Cluchey. Il contatto fisico con quell’esperienza era stato per noi fondamentale per percepire “dal vivo” il tipo di lavoro che lo stesso Beckett intendeva si realizzasse nella messa in scena delle sue opere, soprattutto per ciò che riguardava la libertà possibile all’interno di una macchina drammaturgica assolutamente precisa e “musicale”. Così, quando Aspettando Godot è diventato il fantasma a cui dare corpo, la scelta di come lavorare per la sua messa in scena non poteva che essere quella della fedeltà alla scrittura originale, trovando tuttavia i necessari tradimenti per dialogare con il testo. Si è aperto così un mondo nuovo in cui vivono antiche domande. Chi sia Godot o che cosa significhi l’attesa sono alcune di queste. Lo spettacolo potrà fare da ponte verso possibili risposte anche se non c’è una vera speranza che ci riscatti dall’assurdità della nostra esistenza. Ogni possibile conclusione sta alla nostra coscienza individuale. Roberto Bacci
16 marzo – Fermo, Teatro dell’Aquila (info: 0734 284295 – www.amat.marche.it)
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Chi è di scena - Diana Or.I..S BELLO DI PAPÀ una nuova commedia scritta, diretta ed interpretata da Vincenzo Salemme
Uomo di spettacolo nel senso più ampio, riunendo in sé i ruoli concomitanti di autore, attore, regista, Vincenzo Salemme è uno dei più significativi protagonisti della scena contemporanea. In questa nuova avventura di palcoscenico, Bello di papà!, Salemme, fiancheggiato dalla sua ormai storica compagnia, parla del rapporto tra genitori e figli, ma lo fa in maniera surreale perché i genitori non sono veri genitori e i figli non sono veri figli. Ma, un po’ come accade nella vita, i figli cercano veri genitori accontentandosi di quelli finti. E i genitori cercano una idea di figli che spesso non corrisponde ai figli veri. Tutto ciò viene condito con il forsennato ritmo cui ci ha abituato Salemme, con il ritmo della farsa che si affaccia continuamente a disturbare il ritmo della commedia, alla ricerca del puro divertimento con un occhio puntato su un aspetto curioso della contemporaneità. L’artista napoletano non dimentica la lezione di Eduardo col quale ha lavorato in gioventù.
17 e 18 marzo – Jesi, Teatro Pergolesi (info: 0731 206888 – www.amat.marche.it)
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FERRUCCIO FILIPPAZZI – ACCADEMIA PERDUTA ZANNA BIANCA
Teatro per ragazzi
Protagonista indiscusso del libro da cui trova origine questo spettacolo è un cane, chiamato Zanna Bianca dagli indiani che, com’è noto, assegnando il nome ad ogni creatura vivente rimarcavano l’appartenenza ineluttabile di questa al mondo della natura. E a questo cucciolo di lupo viene assegnato un nome che rappresenta ciò che lo salverà, che contiene i due poli regolatori della vita selvaggia: il candore e la violenza. Già a questo punto della storia sappiamo di avere di fronte un animale – un carattere - insolito ma ricorrente in ogni epoca, in ogni ambiente: l’unico, il personaggio che si caratterizza immediatamente non per scelta sua, ma perché per lui la vita è regolata dal suo istinto profondo. Anzi, per Zanna Bianca l’istinto è la vita: la conserva, la arricchisce. Quando si trova di fronte a due vie, due vite possibili, entrambe sembrano derivare dall’istinto, e non è ancora la ragione a determinare la scelta: il lupo torna all’accampamento, da Castoro Grigio perché “sentiva l’irresistibile desiderio della protezione e della compagnia dell’uomo”. Istinto e Desiderio. La Vita nuova di Zanna Bianca comincia il giorno in cui fugge dalla capanna per seguire Weedon Scott saltando attraverso una finestra. Quale istinto o desiderio può suggerire ad un lupo la fragilità del vetro? Un’intelligenza divergente si direbbe in termini scolastici; è facile immaginare oggi un bambino-zanna bianca: sarebbe tra quelli che fanno disperare le maestre, con la sua brava segnalazione, un’insegnante di sostegno e percorso personalizzato. Zanna Bianca è violento, rapido, preciso, solitario; più degli altri animali e più di molti uomini conosce e riconosce la diversità; perché, per usare le parole di London, “l’argilla di cui è fatto è stata modellata in questo modo”. Subito appare nella scrittura del romanzo la riflessione sull'Uomo, come singolo e come collettività, come insieme di azioni e di passività, come regista e spettatore della natura fisico-geografica ma anche psicologica: in ogni luogo, anche nel più ostile, c'è la possibilità di sopravvivere e di "riuscire". Ma non in solitudine, nelle avversità emerge chi non sottovaluta l'ambiente e soprattutto chi non dimentica la solidarietà, il rispetto dei valori di fondo, quelli ricevuti dall’argilla di cui si è fatti ma anche dagli incontri, dalle esperienze buone e meno buone; chi sa spingersi fino a sperimentare, comprendere ed accettare l’amore: la cosa più lontana e divergente per un lupo avvezzo a divorare la vita.
18 marzo – Macerata, Teatro Lauro Rossi (info: 0733 230735 – www.amat.marche.it)
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IÑAKI URLEZAGA & BALLET CONCIERTOdirettore artistico Lilián GiovineCARMENcoreografia Alberto Alonso nella versione di Azari Plisetzky musica Rodion Schedrin da Georges Bizet DESTINO BUENOS AIRES coreografie Federico Fleitas, Mariela Morassut musiche Astor Piazzola, Carlos Gardel e altri
Carmen si presenta come un atto unico composto da varie scene. La gitana Carmen, donna di singolare bellezza e sensualità, è terribile nelle sue passioni. Lavora come sigaraia nella fabbrica dove ha litigato con una delle sue compagne e per questo il Capitano Zúñiga ordina a Don José di imprigionarla. Carmen mette in opera la sua astuzia, fascino e seduzione per conquistare Don José e convincerlo a liberarla. Don José, innamorato, è combattuto e diviso tra l’amore e il suo dovere di soldato. Carmen si innamora anche Escamillo, il giovane torero. Don José implora allora Carmen di non abbandonarlo e si strugge di dolore e gelosia. Perso nella sua follia dettata da un amore non corrisposto e tradito, uccide la donna con una pugnalata. La sorte della sigaraia è compiuta. Nell’opera emergono le contraddizioni che sussistono tra la personalità ribelle di Carmen e le forze dominatrici della sua epoca, rappresentate dai personaggi che la circondano: Carmen si confronta e si scontra con una società che con i suoi canoni e i suoi valori la mette di fronte alla possibilità di adattarsi e accondiscendere o morire. Libera, volitiva, spirito individualista, lei preferisce morire.
Destino Buenos Aires si presenta come una compilation di vecchi tanghi arrangiati e orchestrati da Astor Piazzolla e dal Sexteto Mayor sui quali Federico Fleitas e Mariela Morassut hanno coreografato e abilmente costruito questo lavoro. Interamente interpretata da Iñaki Urlezaga e dalla sua compagnia Ballet Concierto, quest’opera propone una serie di brani tanto brevi quanto efficaci, in cui protagonista unico è il tango, accompagnato da gesti di balletto e di danza contemporanea. Sfilano così El Regreso, con musica di Astor Piazzola, De milongas y mujeres sulla Milonga de mis amores di Juan D’arienzo, Muchachos del barrio su El esquinazo de Villondo, Ciudad de locos corazones sul tema Quejas de Bandoneón di Juan de Dios Filiberto, e Amor en Primavera, un brano che sa risolvere con delicatezza e maestria il difficile compito di mescolare il tango con il balletto classico e la danza contemporanea sulla musica del leggendario tema El día que me quieras di Gardel-Le Pera. Ad ispirare i coreografi è stata la vita di Iñaki Urlezaga con i suoi continui viaggi e i ritorni a Buenos Aires. La storia si intreccia e viene raccontata attraverso i differenti periodi della storia del tango. La forza della compagnia in tutto il suo splendore si può ammirare nel finale dove danzano tutti i ballerini.
Iñaki Urlezaga inizia le sue lezioni di danza all’età di 8 anni nella sua città natale, La Plata, e ben presto entra a far parte dell’Istituto Superiore d’Arte e Teatro di Colon di Buenos Aires. Grazie alla sua condotta e al suo andamento scolastico riceve una borsa di studio e si reca a studiare per un anno alla Scuola dell’American Ballet Theatre dove viene invitato dal direttore artistico a far parte della compagnia. All’età di 14 anni viene accettato al New York City Ballet come apprendista. Dal 1990 inizia a partecipare a galà internazionali e inizia a frequentare i maggiori teatri del mondo. Successivamente, all’età di 15 anni, entra nella compagnia del Teatro Argentino de La Plata diretto da Esmeralda Aguglia di cui molto presto diviene primo ballerino. Nel 1993 si unisce come primo ballerino alla compagnia del Teatro di Colon di Buenos Aires e danza alcuni dei grandi ruoli dei più celebri balletti come Onieguin, Giselle, Don Quixote, Lo Schiaccianoci, Il Corsaro e La Sylphide. Nel 1996 inizia la sua brillante carriera al Royal Ballet di Londra dove assumerà il ruolo di primo ballerino. Danza con le prime ballerine e le étoiles del balletto classico più importanti del mondo. Per la riapertura del Teatro Reale di Madrid nel 1997, danza, assieme al Royal Ballet e con Silvie Guillame, La Bella Addormentata. Nel 1999 fonda la sua compagnia Ballet Concierto.
Dalla sua creazione il Ballet Concierto si è esibito in alcuni dei più importanti teatri e palcoscenici del mondo. Alcuni coreografi di fama internazionale quali Oscar Araiz, Miguel Elias, Ana Maria Stekelman e Lilián Giovine hanno creato pezzi per il gruppo. Lo stesso Iñaki Urlezaga ha coreografato per la propria compagnia Constanza, Sylvia e Danzarla.Ballet Concierto è la prima compagnia privata di balletto in Argentina che si è esibita al Teatro Colon di Buenos Aires con un ‘calendario non-stop’ dall’anno 2000. La compagnia ha ricevuto premi speciali dalla critica e totale approvazione dal pubblico internazionale.
20 marzo - Urbino, Teatro Sanzio (info: 0722 2281 – www.amat.marche.it)
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FACCIO DEL MIO MEGLIO di e con Giorgio Panariello regia di Giampiero Solari produzione Ballandi Entertainment spa
Giorgio Panariello torna dal vivo in teatro con il one man show “Faccio del mio meglio”, un recital che raccoglie il meglio del suo repertorio recente:dai suoi irresistibili monologhi dove sfiora in maniera sarcastica la satira sociale e affronta in maniera comica,col suo inconfondibile stile, i vizi dell’ uomo nella quotidianità. Non mancheranno a questo appuntamento i suoi personaggi più noti. Ci sarà anche spazio per nuovi monologhi e nuovi personaggi che nasceranno e cresceranno serata dopo serata, durante la tournee, arricchendo così il già vasto mondo immaginario del comico toscano. Uno spettacolo comico, col grande ritmo che ha sempre caratterizzato gli spettacoli di Panariello, senza trascurare una pennellata di poesia.
“Tornare in teatro per me è come tornare a casa, al mio paese. È fermarsi un momento, voltarsi indietro e scoprire di essere finalmente… seguito“
21 e 22 marzo – Civitanova Marche, Teatro Rossini (info: 0733 812936 – www.amat.marche.it)
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RBR DANCE COMPANY OPENSPACE coreografia di Cristiano Fagioli
Inteso come spazi aperti e infiniti dove la mente naviga attraverso nuovi orizzonti fluttuando in sonorità nuove come Emma Shapplin, Graeme Revell e Lino Canavacciuolo. Poesia, energia, quiete, effetti luce e colori porteranno i danzatori alla scoperta delle meraviglie del cosmo, senza tralasciare momenti di tecnica e virtuosismi. Dal nulla alla vita. È questo il percorso che i danzatori percorreranno attraverso i loro corpi, creando la grande esplosione e tutta la materia che di seguito si è formata e che oggi ci circonda, dalle stelle ai pianeti, dalle molecole agli atomi. Il pianeta Marte, in particolare, sarà lo scenario principale dove l’uomo dopo anni dalla sua evoluzione si porterà, spinto dalla curiosità, alla scoperta del suolo marziano. Dopo un atterraggio di emergenza tramite Air-Bag, il suolo di Marte misteriosamente animato sarà perlustrato dagli astronauti. Intanto sulla Terra… Durante la prima notte l’ignaro equipaggio è raggiunto da presenze tentacolari che riveleranno la loro esistenza attraverso un sogno premonitore; infuocati alieni s’aggirano sul suolo liberando i loro rossi tentacoli e accendendosi in una danza tentatrice passando poi ad un sensuale passo a due, nato dalla fusione di due corpi sinuosi che darà vita ad un robot di nome Emily inviato dagli astronauti per esplorare il suolo di Marte. Ed è così che si imbatterà in Akta, l’alieno supremo che per primo avrà un contatto spirituale e fisico con il genere umano e instaurerà una profonda alleanza con l’uomo creando una nuova progenie. Sotto un cielo nuovo e su una terra arida si presenta per l’umanità una nuova realtà, un cosmo che pare estraneo, lontano e silenzioso ma che sembra comprendere e rivelare speranze e prospettive per l’unione di due mondi.
24 marzo - Montecarotto, Teatro Comunale (info: 0731 206888 – www.amat.marche.it)
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Teatri di Marca – Città di Sant’Elpidio a Mare Sem Servizi – Fondazione Cassa di Risparmio di Fermo EDIPO REdi Sofocle con Antonio Caracciolo, Giorgio Contigiani, Gianluca D’ercole Vincenzo Di Bonaventura, Isabella Carloni, Arnaldo Taffi Valentini Gianpalolo, Alex Sassatelli, Riccardo Leonelli Marco Grossi, Stefano De Bernardin, Giorgio Montanini Maurizio Marchegiani, Rodolfo Craia, Andrea Baldassarri regia di Franco Branciaroli
Alla violenza reciproca ovunque diffusa, il mito sostituisce la tremenda trasgressione di un individuo unico, Edipo, identificandolo come il responsabile per eccellenza delle sventure della città. Il suo ruolo è quello di un vero e proprio capro espiatorio umano: un solo colpevole, una sola vittima da sostituire a tutte le vittime potenziali per liberare gli uomini dal male, per guarire la città, per vincere la partita con la paura. E allora, come nel gioco degli scacchi, un pezzo deve essere sacrificato...
Franco Branciaroli viene riconosciuto da giovanissimo come uno dei maggiori talenti del teatro italiano. Si è diplomato alla Civica Scuola “Piccolo Teatro” di Milano. Al Piccolo ha debuttato nell’estate 1970 in La battaglia di Lobowitz di Peter Hacks e ha fatto la prima apparizione significativa diretto da Patrice Chéreau in Toller di Tankred Dorst. Dopo aver incontrato Aldo Trionfo al Teatro Stabile dell’Aquila, dal ‘72 al ‘76 lavora con lui allo Stabile di Torino, interpretando, tra le altre cose, Faust - Marlowe - Burlesque, pastiche di Trionfo e Salveti, in coppia con Carmelo Bene. Con Carmelo Bene è anche Romeo in Romeo e Giulietta ed è Calaf nella Turandot di Virginio Puecher da Gozzi, con Valentina Cortese. Partecipa quindi al Laboratorio di Prato diretto da Luca Ronconi. Lavora con Scaparro e con Squarzina. Mette in scena Synge (Il furfantello dell’Ovest), La vita è sogno di Calderon de la Barca, Peer Gynt e Spettri di Ibsen. Interpreta Confiteor e In exitu di Giovanni Testori guidato dall’autore. Con la regia di Ronconi nel 1990 lavora in Besucher di Botho Strauss e in Féerie - Pantomima per un’altra volta di Celine. Nel frattempo continua il sodalizio Testori. Nel ‘93 realizza la regia di tre spettacoli: Re Lear di Shakespeare, L’Ispettore generale di Gogol’ a quattro mani con Marco Sciaccaluga, I due gemelli veneziani di Carlo Goldoni per la Compagnia del Teatro dell’Arca. L’interpretazione dei grandi capolavori shakespeariani prosegue con Otello per la regia di Gabriele Lavia. Nel 1996 interpreta Medea di Euripide per la regia di Luca Ronconi, che in un allestimento originalissimo viene presentato per oltre 200 repliche nei maggiori teatri italiani. Nel 1997 affronta Riccardo III diretto da Calenda in scena fino all’aprile 1999. In quello stesso anno interpreta Cos’è l’amore di cui è anche autore e Il malato immaginario di Molière, regia di Lamberto Puggelli. Nel 2000 affronta La vita è sogno di Ronconi e Gesù di Dreyer. Nella stagione 2000/01 è Edipo re di Sofocle, regia di Puggelli. La stagione 2001/02 lo vede impegnato in La Moscheta di Angelo Beolco detto il Ruzante con la regia di Claudio Longhi. Nel 2003 riaffronta In Exitu di Testori. Nel 2004 viene messo in scena sempre da Longhi il suo secondo testo, Lo zio. Nel 2006 è Hamm in Finale di partita di Beckett.
24 e 25 marzo - Fermo, Teatro dell’Aquila (info: 0734 284295 – www.amat.marche.it)
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Nuova Scena - Arena del SoleTeatro Stabile di BolognaIL SORRISO DI DAPHNEdue tempi di Vittorio Franceschicon Vittorio Franceschi, Laura Curino, Laura Gambarinregia Alessandro D'Alatri
Da un copione pungente che mescola l’arguzia del dialogo con la capacità di toccare i grandi sentimenti dello spettatore, e dall’incontro del regista di cinema Alessandro D’Alatri (per la prima volta in teatro) con l’autore e attore Vittorio Franceschi, è nato uno spettacolo che con toni da commedia affronta un tema tra i più attuali: l’eutanasia. Protagonisti, uno studioso di botanica (lo stesso Franceschi), sua sorella (una straordinaria Laura Curino), una ex allieva (Laura Gambarin) ed una pianta sconosciuta del Borneo, capace di togliere dolcemente la vita. Il sorriso di Daphne ha ricevuto nel 2004 il Premio "Enrico Maria Salerno" per la Drammaturgia Europea e, nel 2006, il Premio “ETI – Gli Olimpici del Teatro” e il Premio UBU “Nuovo testo italiano”.
Dopo i successi del grande schermo, da I Giardini dell’Eden a Casomai, al recente La febbre, il regista Alessandro D’Alatri è approdato al teatro realizzando un sogno che coltivava da tempo. È così che, dall’incontro con l’attore e autore bolognese Vittorio Franceschi (avvenuto proprio sul set della Febbre), nasce Il sorriso di Daphne, una produzione di Nuova Scena – Arena del Sole - Teatro Stabile di Bologna che ha debuttato nel novembre 2005 e che vede come interpreti, assieme a Franceschi, Laura Curino, una tra le più apprezzate attrici/narratrici del teatro italiano, e il giovane talento Laura Gambarin. «La più classica delle scritture teatrali, con personaggi a tutto tondo che a leggerli sembrano già vivi scenicamente»: è questo il giudizio della giuria che nel 2004 ha attribuito al testo di Franceschi, e al progetto produttivo del Teatro Stabile di Bologna, il Premio “Enrico Maria Salerno” per la Drammaturgia Europea, organizzato dal Centro Studi “Enrico Maria Salerno”. Franceschi parla di questo suo testo come di una commedia tragica che non ha uno, ma tre protagonisti: Vanni (lo stesso Franceschi) è un professore di botanica geniale e stravagante che ha girato il mondo alla ricerca di piante sconosciute; Rosa, interpretata da Laura Curino è la sorella di Vanni e vive con lui nella vecchia casa di famiglia dove è tornata ad abitare dopo essere rimasta vedova; Sibilla, ex allieva che subito dopo la laurea accompagnò Vanni in un viaggio di ricerca in Thailandia, è interpretata da Laura Gambarin. Fra libri di botanica e ricordi di viaggio e d’amore, si assiste al tramonto della vita del burbero studioso. La Daphne del titolo è una pianta, esemplare unico e misterioso proveniente dal Borneo, probabilmente la scoperta più importante di Vanni. Il suo nome deriva da quello della ninfa il cui sorriso sensuale e tenero, ammaliante e enigmatico, e per questo pericoloso, fece innamorare Apollo. «Dietro a ogni sorriso c'è un abisso – racconta Franceschi – e anche la nostra Daphne ne nasconde uno, terribile e salvifico. Il paesaggio dei luoghi evocati nel testo (soprattutto quello della Thailandia) è stato in tempi recenti sconvolto dallo Tsunami. Ne sono stato molto colpito e turbato, perché le forze della natura non hanno violentato solo un Paese reale, ma anche un sogno, che non aveva confini precisi ma era collocato là. Non sono mai stato in quei luoghi e anche per questo quel sogno lo sentivo mio». Uno spettacolo che commuove, ma al tempo stesso riesce a strappare la risata e che ha segnato l’esordio nella regia di Alessandro D’Alatri. «Era tempo – spiega il regista – che desideravo lavorare in teatro. Vedo infatti l'opportunità di collaborazione tra attori e regia con quell'intimità spesso negata dal cinema, grazie alla disponibilità di un preziosissimo tempo dedicato: le prove. Si tratta per me dell'opportunità di uscire dal realismo cinematografico ed entrare nel meraviglioso mondo della rappresentazione, dell'invenzione spazio-temporale, della poetica umana».
28 marzo – Urbino, Teatro Sanzio (info: 0722 2281 – www.amat.marche.it)
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QUASI STELLAR / APOSTOLIA PAPADAMAKI [Grecia] THE BEAUTY SERIES Human female study / Male study / Hermaphrodite [prima ed esclusiva italiana]
Civitanova Danza
Un’indagine cruda e sensuale sul corpo umano. Corpi nudi, come appena nati, istintivi e frementi, totalmente innocenti, farfalle in lotta per schiudere la crisalide che li imprigiona. La donna, l’uomo e il mito della loro unità – l’ermafrodito – sono i tre temi che dominano altrettanti assoli di cui si compone questo spettacolo prepotente e dolcissimo, che esplora la contraddizione tra immagine e identità, demolendo lo sguardo pornografico per rivelare l’esistenza, l’unicità e soprattutto la disarmata bellezza del corpo. Ne è autrice Apostolia Papadamaki, coreografa e danzatrice di origine greca, nominata dal Ministero della Cultura greco Presidentessa della Scuola Statale di Danza, ma soprattutto artista in prepotente ascesa sulle scene europee per la ricerca incessante di nuovi orizzonti nell’ambito della coreografia.
The Beauty Series ha a che fare con il conflitto tra l’immagine e l’identità, tra |