Appuntamenti dicembre 2006

 

Informativa relativa agli appuntamenti teatrali promossi dall'Amat nel mese di dicembre 2006 nei teatri di Civitanova Marche, Fermo, Macerata, Urbino, Jesi, Maiolati Spontini

 

Fox & Gould Produzioni - Associazione Teatrale Pistoiese

CIÒ CHE VIDE IL MAGGIORDOMO

di Joe Orton

traduzione di Filippo Ottoni

con Andrea Brambilla (Zuzzurro), Nino Formicola (Gaspare)

Orsetta De Rossi, Eleonora D’Urso

Renato Marchetti, Matteo Micheli

regia Andrea Brambilla

 

In Ciò che vide il maggiordomo i due personaggi principali sono due psichiatri, uno dei due ha il compito di verificare e certificare la follia degli altri in un contesto in cui la follia generale discende dall’impossibilità di controllare i propri impulsi sessuali o di subirli. Così i personaggi che agiscono in scena si dibattono sempre tra un’incontrollabile pulsione sessuale e il bisogno – indotto dalle regole sociali – di apparire “normali”.

Orton riprende i temi ricorrenti della nuova drammaturgia britannica (paura, alienazione, omosessualità, violenza, potere) con uno stile personale che trova nel dialogo paradossale e arguto, in parte influenzato da Wilde e dal teatro dell’assurdo, un risultato espressivo notevole supportato da una costruzione dell’azione brillante e frenetica. L’azione si svolge interamente e in tempo reale nello studio psichiatrico del dottor Prentice, che diventa lo sfondo in cui si susseguono situazioni imbarazzanti, tentativi di seduzione, scambi d’identità, aggressioni e inseguimenti. In scena si origina una folle corsa fatta di litigi, diagnosi affrettate e nascondimenti tra corsie e infermerie. Oltre al protagonista, il dottor Prentice, si agitano sul palcoscenico un’apprendista segretaria un po’ troppo ingenua, la moglie ninfomane e nevrotica del primario, un allucinante e irreprensibile ispettore sanitario, un maldestro fattorino d’albergo e un poliziotto con dubbie capacità investigative. In Ciò che vide il maggiordomo, il ritmo sfrenato delle battute e l’ossessione per la trama ricordano la struttura del vaudeville francese: Joe Orton si diverte a costruire un meccanismo a orologeria che fa saltare qualsiasi certezza e stravolge tutte le logiche, con una grande sagacia linguistica tipicamente inglese, tratteggiando comunque dei personaggi assolutamente credibili.

 

ven 1 dic 06 – Osimo, Teatro La Nuova Fenice (info: 071 2072439 – www.amat.marche.it)

sab 2 dic 06 – Maiolati, Teatro Spontini (info: 071 2072439 – www.amat.marche.it)

 

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Attori & Tecnici

PRIGIONIERO DELLA SECONDA STRADA

di Neil Simon

con Claudia Koll

e con Attilio Corsini, Stefano Altieri

Barbara Abbondanza, Simona Celi

regia di Attilio Corsini

 

A New York, in un'estate molto calda, Mel viene licenziato dopo ventidue anni. Ha quasi cinquant'anni: dove troverà un altro posto? Dopo aver dedicato la vita tutta a lavoro e famiglia, ora si sente smarrito. Di colpo avverte i disagi della grande città: il traffico, i rumori, gli odori, e i difetti del suo appartamento al 14° piano sulla Seconda Strada. Edna, moglie dolcissima, cerca di dargli coraggio. Gli prospetta una nuova vita fuori dalla città, ma Mel è troppo ancorato al suo mondo. Lei si ingegna per mandare avanti la famiglia, tuttavia la depressione di lui peggiora, circondato com’è da una schiera di parenti pronti a "non dargli" aiuto e da una inverosimile serie di inconvenienti. Nel frattempo a New York arriva la neve…

“Scrivo di cose che capitano a qualunque persona e in cui tutti ci si riconoscono” dice Neil Simon per spiegare il suo incrollabile consenso di pubblico e di critica. Un successo costruito dai primi anni Sessanta con una serie quasi ininterrotta di copioni teatrali come La strana coppia, A piedi nudi nel parco, I ragazzi irresistibili, California Suite, Prigioniero della Seconda Strada, quasi tutti diventati film, che raccontano con ironia malesseri e incongruenze del nostro tempo per mezzo di un’abile drammaturgia fatta di accumulo di situazioni e grandi battute.

 

mar 5 dic 06 – Sant’Elpidio a Mare, Teatro Cicconi (info: 071 2072439 – www.amat.marche.it)

mer 6 e gio 7 dic 06 – Macerata, Teatro Lauro Rossi (info: 071 2072439 – www.amat.marche.it)

da ven 8 a dom 10 dic 06 – Fano, Teatro della Fortuna (info: 071 2072439 – www.amat.marche.it)

 

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Società per Attori

LA FORZA DELL’ABITUDINE

di Thomas Bernhard

con Alessandro Gassman

regia di Alessandro Gassman

 

L'unica possibilità vitale nella lotta per sopravvivere è l'arte come forza dell'abitudine, ci dice Thomas Bernhard. In questa rilettura del testo, Alessandro Gassman profonde una grande energia connotandolo come un giocoso, intenso e divertente apologo.

Il lavoro quotidiano maniacale per raggiungere la perfezione viene preteso dal patron del circo come abitudine quotidiana, come forza dell'abitudine. I suoi circensi, il giocoliere, il domatore, la ballerina, il nano buffone, sono costretti a una impossibile ricerca della esemplare esecuzione del quintetto de La trota di Franz Schubert. Sforzo improbabile, inutile, che non porterà mai a un risultato perché la vita stessa di girovaghi che conducono, costellata di incidenti, dissapori, inquietudini, non lo può permettere. L'unico a non arrendersi sarà proprio il patron del circo, convinto che fuori dalla perfezione non c'è vita. E così ogni giorno un'altra città, un altro pubblico, un altro inutile tentativo di raggiungere la compiutezza nell'arte.

 

La forza dell'abitudine è, come tutti i testi di Bernhard, una meravigliosa metafora della vita e dell'incapacità degli artisti a veder realizzata compiutamente la propria arte. Un'utopia che il nostro protagonista, il direttore Caribaldi, da anni non solo anela di raggiungere ma che tenta di imporre ai propri squinternati "subalterni".

La comicità assurda che scaturisce dal gruppo di circensi descritti dall'autore, coinvolge inevitabilmente tutti noi: chi di noi non ha, almeno una volta nella vita, desiderato di raggiungere nell'arte, nel lavoro, mete più alte di quelle che prevedibilmente si era prefissato? Il raggiungimento della perfezione, senza compromessi, senza interruzioni, senza volgarità? Il mestiere dell'attore è curioso. Col passare del tempo, con l'accumularsi delle esperienze, può succedere, come è successo al sottoscritto, di cominciare a vedere i propri limiti, a non accettare più le proprie incapacità, a divenire curiosi del lavoro degli altri attori, a sentire forte la necessità di partecipare in altra maniera alla creazione di uno spettacolo. Quando a tutto ciò aggiungiamo l'amore, più che decennale, per una autore come Bernhard, il passo verso la regia diventa quasi una necessità. Il Circo, la cui arte è in via d'estinzione, dona all'autore e al regista infinite possibilità per far arrivare allo spettatore, divertendo, il senso di impotenza che noi, artigiani dello spettacolo, proviamo di fronte all'avanzare della volgarità, della sordità, dell'appiattimento culturale favorito dai moderni mezzi di comunicazione. Il mio semplice intendimento sarà quello di far emergere la straordinaria capacità di Bernhard nel descrivere tutti noi, attraverso le ridicole e tenere imprese del direttore Caribaldi, del giocoliere, del domatore, della ballerina sul filo e del buffone. Il comico tentativo dei nostri eroi di suonare tutte le sere, dopo lo spettacolo, il quintetto de La trota di Schubert, l'incapacità tecnica e psicologica che li attanaglia, l'incomprensione per l'importanza della "missione", scatena nel direttore una rabbia crescente. La sua maniacale ansia di perfezione e lo sgomento di non riuscire nel suo intento, ne fanno un protagonista esilarante, a volte tirannico (nel quale onestamente mi riconosco, condividendone, ahimé, ansie e paure), al quale forse dovremmo tutti volere un po' bene…

Buon divertimento.

Alessandro Gassman

 

sab 9 e dom 10 dicembre 06 | Fermo, Teatro dell’Aquila (info: 071 2072439 – www.amat.marche.it)

18 gen 07 – Chiaravalle, Teatro Comunale (info: 071 2072439 – www.amat.marche.it)

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Fondazione Teatro dell’Archivolto

LA LUNGA NOTTE DEL DOTTOR GALVAN

di Daniel Pennac

con Neri Marcorè

regia Giorgio Gallione

 

La lunga notte del dottor Galvan, testo pubblicato in Italia da Feltrinelli, ma inedito in Francia (il titolo originale è Ancien malade des hopitaux de Paris) è un divertentissimo racconto di Daniel Pennac che ancora una volta si affida al Teatro dell’Archivolto e a Giorgio Gallione per la traduzione teatrale della propria opera. Protagonista del monologo è Neri Marcorè, uno dei più interessanti talenti della scena italiana, alle prese con le bizzarre avventure di un giovane medico tirocinante.

 

Ai piedi di un’incombente catasta di letti in acciaio tipici degli ospedali pubblici, in una notte di plenilunio, mentre sogna superlussuosi biglietti da visita per il suo certo radioso futuro da Primario e nel frattempo con incrollabile idealismo “cuce, tampona, ricuce, inietta, sutura, aspira, drena, sonda, zaffa, medica e addirittura previene”, il dottor Galvan si trova coinvolto in una serie incredibile di incidenti, malintesi, assurde e improbabili patologie che invadono la vita di un Pronto Soccorso dai tratti quasi farseschi.

Così, tra medici volanti e malati immaginari, un anomalo paziente possibile “scalino verso la gloria” diviene il folle protagonista di un contemporaneo delirio molieriano in cui tra infezioni eruttive, suicidi abortiti, aborti falliti, sbornie comatose, automobilisti spappolati e spacciatori accoltellati, Pennac disegna un mondo al confine tra scienza e idiozia, dove medici e medicina tentano goffamente di mettere ordine nel caos delle nostra tragicomiche esistenze.

 

mar 12 e mer 13 dic 06 – Urbino, Teatro Sanzio (info: 071 2072439 – www.amat.marche.it)

gio 14 dic 06 – Porto Sant’Elpidio, Teatro delle Api (info: 071 2072439 – www.amat.marche.it)

da ven 15 a dom 17 dic 06 – Ascoli Piceno, Teatro Ventidio Basso (info: 071 2072439 – www.amat.marche.it)

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Diablogues / Teatro Stabile di Sardegna

L’UOMO, LA BESTIA E LA VIRTÙ

di Luigi Pirandello

con Enzo Vetrano, Ester Cucinotti

Giovanni Moschella, Stefano Randisi

Antonio Lo Presti, Margherita Smedile

Giuliano Brunazzi, Francesco Pennacchia

regia Enzo Vetrano e Stefano Randisi

 

Il nostro lavoro su Pirandello, cominciato con la scommessa riuscita di andare oltre la rappresentazione de Il berretto a sonagli e di superare i “limiti” della vicenda narrata, aprendo possibili squarci su altre dimensioni e visioni, prosegue con questa messinscena di un testo molto particolare, quasi un unicum della produzione pirandelliana.

Mai come in questo testo infatti la drammaturgia di Pirandello incontra e si esprime col linguaggio del grottesco e fa nascere un apologo - come lo stesso autore ha voluto definirlo - una favola allegorica o - per citare Marco Praga -  “sotto l’apparenza della farsa… una satira tragica e atroce… una mascherata da trivio imposta ai valori astratti, morali e religiosi dell’umanità.” La situazione che ci racconta è di quelle, tanto care al nostro Autore, al limite del possibile eppure credibilissime, paradossale risvolto di quella società claustrofobica e piena di convenzioni che Pirandello ha saputo scardinare pezzo dopo pezzo coi suoi affondi letterari e teatrali. La società che pratica una falsa onestà, che in apparenza accetta le norme comuni e in segreto le trasgredisce.

Nasce da una novella, Richiamo all’obbligo, e si sviluppa incarnandosi in personaggi-animali immaginati e descritti come maschere grottesche. Paolino, rispettabile professore privato, è l’uomo della vicenda: trasparente, come lo definisce l’Autore, ma con una doppia vita; è infatti l’amante della signora Perella, la virtù in persona, moglie trascurata e infelice del Capitano di marina Perella, la bestia. 

La tresca potrebbe continuare a lungo e senza intoppi, dato che l’indegno marito - fedifrago, violento e irascibile, ormai da anni lontano dal letto della moglie - è sempre per mare, e torna a casa raramente e malvolentieri. Ma un incidente, un’inattesa quanto inopportuna gravidanza, minaccia di sconvolgere quest’ordine e costringe il professore a cercare una soluzione ad ogni costo. Nell’unica notte che il Capitano trascorrerà a casa, tra un porto e l’altro, dovrà assolutamente ottemperare agli obblighi coniugali, e rendere così apparentemente legittimo il frutto dell’amore proibito.

Comincia una frenetica corsa contro il tempo, per far sì che gli istinti sessuali della bestia vengano risvegliati al momento opportuno, e in questa cieca frenesia il professore calpesta e travolge pudore, dignità e sentimenti, pretende pozioni afrodisiache, compra la complicità del petulante figlio della coppia e spinge la casta signora Perella a mettere in mostra i tesori di grazia e bellezza del suo corpo, così gelosamente e santamente custoditi.

Affollano la scena domestiche scorbutiche, vicini invadenti e studenti bistrattati, personaggi descritti dallo stesso Pirandello con “consolanti” aspetti bestiali: galline, volpi, scimmie, caproni o cavalli rinchiusi in questo vociante serraglio. E alla fine, chissà che non sia proprio il bestiale Capitano Perella a incarnare gli unici, autentici, naturali aspetti dell’Uomo…

Nella nostra visione lo spettacolo è tutto come contenuto in un grande armadio che immaginiamo sul fondo del teatro. A poco a poco le ante, i cassetti, le mensole di questo armadio faranno saltar fuori le voci, i gesti, le azioni e i sentimenti dei personaggi, come da un arsenale delle apparizioni in cui tutto è possibile. Il grottesco si esaspera in momenti di forte comicità o si stempera nella poesia, consentendoci di utilizzare registri recitativi a noi congeniali. Eppure, come sempre nel nostro modo di andare in scena, rimanendo credibili, e tornando ad ascoltare le parole del grande Maestro, che chiedeva ai suoi attori di agire sempre per mosse d’animo, innescando una perfetta circolarità tra personaggio e interprete.

 

Enzo Vetrano, Stefano Randisi

 

gio 14 dic 06 | Civitanova Marche, Teatro Annibal Caro (info: 071 2072439 – www.amat.marche.it)

da ven 2 a dom 4 marzo 07 – Ascoli Piceno, Teatro Ventidio Basso (info: 071 2072439 – www.amat.marche.it)

da ven 9 a dom 11 marzo 07 – Pesaro, Teatro Rossini (info: 071 2072439 – www.amat.marche.it)

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ENTE NAZIONALE DEL BALLETTO

BALLETTO DI ROMA

direzione artistica Cristina Bozzolini, Walter Zappolini

LO SCHIACCIANOCI

con la partecipazione straordinaria di Andrè De La Roche

regia e coreografia Mario Piazza

musica Petr Il’ic Cajkovskij

 

Lo Schiaccianoci è divenuto, in un tempo relativamente breve (in Italia debutta nel 1938) un balletto popolarissimo, spesso usato – e abusato – come una sorta di ‘strenna’ natalizia, una specie di fiaba gioiosa dedicata all’infanzia. In realtà, Lo Schiaccianoci è semmai dedicato, verrebbe da dire, alla tragedia dell’infanzia ovvero al doloroso e traumatico atto del crescere, al difficoltoso abbandono del mondo dei giochi e delle sicurezze, al superamento di quella “linea d’ombra” che segna il passaggio verso le tortuosità dell’adolescenza. Adottando l’andamento e gli espedienti del thriller e coniugandoli con il linguaggio della danza contemporanea, Lo Schiaccianoci – con la sua dilatazione mostruosa della dimensione domestica, le sue mini-battaglie, la violenza e l’orrore sottesi in tutta la narrazione – si presta a farsi specchio fedele delle generazioni odierne, precocemente private dell’infanzia (e quindi del diritto all’innocenza) dall’informazione ossessiva dei media, che hanno ormai trasformato la guerra e ogni altra violenza in ‘spettacolo’ da guardare con distratta indifferenza in qualsiasi momento della giornata.

In questa nuova versione, dove spesso situazioni e psicologie vengono letteralmente ribaltate, lo Schiaccianoci – sorta di inquietante alter ego di Drosselmeyer, quasi un Mr. Hyde – diviene il grumo di tutti gli incubi della piccola Clara, sinistro personaggio capace di assassinare il fratellino Fritz o di trasformarsi in una macabra Fata Confetto (simbolo dell’ingannevole ‘dolcezza’ dei malvagi). Passando di spavento in spavento, Clara, novella Alice, si desterà quando ormai l’incubo sembra schiacciarla senza più scampo: ritroverà i suoi cari, ma vedendoli ormai con occhi diversi; gli occhi di chi – forse ancora confusamente – comincia a comprendere che da quegli affetti bisognerà imparare a distaccarsi e a fare da soli. Il tutto narrato secondo le regole e i ‘tranelli’ dei nuovi giochi tecnologici: il sogno si sfrangia nell’incubo di un atroce videogame che ingloba e imprigiona la protagonista, annullando ogni confine tra reale e virtuale, dove non sono più tanto i giocattoli a prendere vita, bensì il giocatore stesso a essere orribilmente trasformato in futile pedina. Ogni possibile ‘riscatto’ andrà cercato dunque secondo tali regole, ma al tempo stesso (ricordiamoci che si tratta di una fiaba e tale deve restare) con i mezzi da sempre a disposizione di ogni creatura umana, ovvero la fede in se stessi e nella nostra parte migliore, uniche vere ‘armi’ per affrontare lo spinoso cammino degli adulti, alla conquista della propria porzione di felicità.

 

Riccardo Reim

 

sab 16 dicembre 06 - Maiolati Spontini, Teatro G. Spontini (info: 071 2072439 – www.amat.marche.it)

 

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Teatro de Gli Incamminati

FINALE DI PARTITA

di Samuel Beckett

interpretato e diretto da Franco Branciaroli

 

Classico del teatro contemporaneo, Finale di partita è riconosciuto come il maggior lavoro teatrale di Samuel Beckett, il testo più importante della produzione drammatica del grande scrittore irlandese e uno dei più significativi di tutta la sua opera.

Branciaroli festeggia il centenario di Beckett (Foxrock, Dublino, 1906), premio Nobel per la letteratura nel ‘69, affrontando sulla scena il personaggio di Hamm, protagonista di Finale di partita. Dopo la grande prova di Gianni Santuccio negli anni Ottanta e quella di Carlo Cecchi nel 1995, è nella dimensione tragicomica particolarmente congeniale alla sua recitazione, che Branciaroli nel pieno della maturità espressiva si confronta con le possibilità interpretative della parola beckettiana.

quello con Beckett è un appuntamento che completa un itinerario di alto profilo che ha impegnato Franco Branciaroli negli ultimi anni nell’affrontare, in scelte teatrali molto complesse, autori poco convenzionali: di forte intensità linguistica come Ruzante, di costruzione filosofica come Camus o di sofisticata elaborazione letteraria come Hoffmanstall.

 

mar 19 e mer 20 dicembre 06 – Teatro Lauro Rossi (info: 071 2072439 – www.amat.marche.it)

 

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