Appuntamenti aprile 2007

 

Politeama SRL - Premiere srl

LA PRESIDENTESSA

di Maurice Hennequin e Pierre Veber

con Sabrina Ferilli, Maurizio Micheli

regia e adattamento di Gigi Proietti

 

La commedia, scritta nel 1912, da due dei più rappresentati autori del vaudeville, racconta di Gobette, diva del teatro di varietà, che introdotta nell’abitazione di un noto magistrato di provincia viene scambiata per la moglie di costui nientemeno che dal Ministro della Giustizia, ufficiosamente in visita per verificare la moralità nella magistratura.

La “Presidentessa” Gobette, una volta sedotto il ministro farà promuovere il magistrato nella capitale favorendogli una carriera vertiginosa.

Gigi Proietti, che firma l’adattamento del testo e la regia dello spettacolo, sposta l’azione dalla Francia all’Italia, rendendo più riconoscibile una storia che presenta vezzi e vizi del potere e dell’umana natura attraverso una girandola di equivoci, scambi, agnizioni.

La messa in scena rispetta fedelmente la struttura del testo, applica i canoni fondanti del vaudeville basati sul ritmo e sull’esattezza e privilegia il naturalismo nella recitazione presentando i personaggi nella loro vitalità più che nell’esposizione topica di comportamenti.

Una scelta che amplifica le possibilità comiche, facendo oscillare l’attenzione e il divertimento dello spettatore tra la situazione dipanata dall’intreccio e la costruzione di ogni singolo personaggio.

L’ambientazione si colloca tra la provincia e la capitale in piena età giolittiana, ove si odono in lontananza echi di sentimenti secessionisti e di colonialismo, i primi mutuati da spunti inequivocabili presenti già nel testo francese.

L’adattamento cerca di sottolinearli non senza una velata intenzione satirica che rimane tuttavia sullo sfondo di un racconto che si propone soprattutto di divertire.

 

dal 3 al 5 aprile | Fermo, Teatro dell’Aquila (info: 0734 284295 – www.amat.marche.it)

 

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Teatro Stabile delle Marche

Mercadante Stabile di Napoli

in collaborazione con Comune di Urbino e Amat

TARTUFO

di Molière

con Valerio Binasco, Carlo Cecchi

Iaia Forte, Angelica Ippolito, Licia Maglietta

regia di Carlo Cecchi

 

L’incontro tra Cecchi e Tartufo, atteso da anni come un appuntamento inevitabile, trova finalmente la via della scena. Appuntamento inevitabile perché, se la ricca vicenda degli allestimenti molièriani di Cecchi si svolge sotto il magistero di Cesare Garboli (acuto traduttore ma anche complice di tante avventure sceniche di Carlo Cecchi), è proprio Tartufo – con Don Giovanni – l’archetipo centrale che Garboli pone all’origine della poetica dell’autore francese, per l’impossibilità stessa di definirne lo statuto di personaggio.

 

[…] Chi è Tartufo? Un impostore o un eroe? Un’immagine del profondo, o un piccolo arrampicatore sociale, arrivato senza scarpe nella famiglia che lo ospita? Un bersaglio satirico o il giustiziere di una finzione che si ripete all’infinito, e che Molière coglie in un punto qualunque della sua infinita ripetizione, in quel lampo che è appunto l’intreccio del Tartuffe? Simile al bagliore di una certezza improvvisamente negativa, che rischiari di luce vitrea il buio castello di menzogne nel quale viviamo, questo lampo è insieme di rivelazione e disperazione. Dalla commedia delle finzioni, ci avverte Tartufo, non si può uscire. Protagonista del nostro posticcio universo di frodi, egli stesso si dichiara e ci appare come la finzione delle finzioni, l’ultimo inarrivabile enigma. […]

(Cesare Garboli, dalla Prefazione alla traduzione di Tartufo di Molière, Einaudi Editore 1974)

 

Se tale allestimento può definirsi per Cecchi ‘ineludibile’, non è casuale allora che abbia scelto di affrontare la messinscena con compagni fidati, attraverso i quali poter esplorare fino in fondo le dinamiche di quest’opera ricca di stratificazioni. A partire da Valerio Binasco nel ruolo del titolo, attore formatosi con Cecchi e con il quale – basti ricordare il memorabile Finale di partita di Beckett, che li vide protagonisti – forma una coppia di inesauribile fascino. Iaia Forte, Angelica Ippolito e Licia Maglietta, impegnate nei rispettivi ruoli di Dorina, Madame Pernella ed Elmira, rappresentano una perfetta sintesi di prime attrici che hanno segnato con la loro bravura le diverse fasi del percorso artistico di Cecchi.

 

10 e 11 aprile | Macerata, Teatro Lauro Rossi (info: 0733 0733 230735 – www.amat.marche.it)

 

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TeatrOltre

Carte Blanche Centro Nazionale Teatro e Carcere Volterra

Volterrateatro

Compagnia della Fortezza

IL LIBRO DELLA VITA

ideazione e regia Armando Punzo

dii e con Mimoun El Barouni

 

Mentre camminavo nella strada a Volterra avevo incontrato Armando e m’aveva proposto di fare uno spettacolo raccontando la mia vita, ed avevo accettato.

(Mimoun El Barouni)

 

Il Libro della vita è uno spettacolo autobiografico. Mimoun El Barouni è un attore della Compagnia della Fortezza che, guidato da Armando Punzo, decide di raccontare la sua vita, fatta di un mondo berbero, di rabbia, di non riconoscenza, di poesia. Una piece dura e avvincente, piena didolore e di vita. L’incontro nuovo tra il regista ed il suo attore dà vita ad un confronto con frammenti di realtà raccontati da un’individualità che è quella di Mimoum, ma che, forse, può diventare Emblema. La scommessa è quella di partire da un’apparente non teatralità per aprire nuove finestre di conoscenza sul mondo e sulle possibilità di fare teatro.

Lo spettacolo  affronta temi di grande attualità: immigrazione clandestina, il sogno americano, il viaggio in nave, l'approdo alla realtà, il carcere, attraverso la testimonianza di uno degli attori storici della Compagnia della Fortezza.

 

Lo sguardo della poesia brucia nell'attualità, o l'attualità si consuma e brucia nella presenza di un corpo di poesia? Questa domanda prende le sembianze di un concreto progetto drammaturgico nel racconto in prima persona di Alì, attore marocchino della Compagnia della Fortezza, racconto intervallato alla scansione di versi e teso alla creazione di una forma della biografia, dove tutto si congiunge: esperienza e sogno dell'esperienza, viaggio e sua immaginazione. Il viaggio nell'inferno del nostro tempo sfida non solo la possibilità dell'essere detto, ma anche il dominio della forma, in questo caso della forma di una drammaturgia ridotta veramente all'osso: Un tavolino, una sedia, un quaderno davanti e un uomo che parla. Parla di sé, della sua famiglia lasciata, dell'impegno politico e intellettuale, del carcere, e dà vita a questa forma della biografia sulla scena. Il teatro dell'autobiografia prende il monologo e lo sdoppia di personaggi:il padre , la madre, i ragazzi del popolo, che si alternano felicemente nell'unica voce recitante, screziandola di toni, registri, in felice alternanza: secca e densa insieme. Ombre della propria vita che emergono e prestano le proprie voci a quella, unica e multipla insieme, del protagonista.. La riflessione ostinata sul teatro, il suo senso, continua e diventa testimonianza di uno degli attori della compagnia della Fortezza. Non forma "della" vita, ma forma "nella" vita, dentro di essa, immanente ai suoi stridori. Biografia drammaturgica o dramma di un'autobiografia: lo sbocco necessario di un teatro che possa un giorno fare a meno anche del teatro.

È forse un sogno estremo in cui credere con il regista di questo spettacolo Armando Punzo.

(Giacomo Trinci)

 

13 aprile | Fano, Teatro della Fortuna (info: 0721 800750 – www.amat.marche.it)

 

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Civitanova Danza

PRIMI BALLERINI E SOLISTI

DEL CORPO DI BALLO DEL TEATRO ALLA SCALA

GALÀ

 

A testimonianza dello speciale rapporto che, nel nome del comune magistero di Enrico Cecchetti, unisce il Teatro alla Scala di Milano a Civitanova Danza (dalle ripetute ospitalità al concorso “Civitanova Danza per Domani”, organizzato con la Scuola di Ballo dell’Accademia delle Arti e Mestieri del Teatro alla Scala), la chiusura della decima rassegna invernale è affidata ad alcuni tra i migliori ballerini del Corpo di Ballo, diretto con attenzione e passione da Frédéric Olivieri.

Stelle affermate e giovani promesse potranno offrire il meglio della propria preparazione tecnica e interpretativa e far emergere i loro virtuosismi, grazie ad un galà - curato da Paola Vismara - che attraversa il grande repertorio scaligero riassumendone le tappe fondamentali, attingendo brani dalla grande tradizione classica come dagli incontri più recenti con la nuova coreografia italiana ed europea.

 

L’illustre passato della compagnia di balletto del Teatro alla Scala affonda le proprie radici nei secoli precedenti all’inaugurazione, nel 1778, del più celebre teatro musicale del mondo, che ne è tuttora la sede e la sua storia si intreccia alla nascita stessa del genere balletto, promosso proprio nelle corti rinascimentali italiane e in particolare nella splendida dimora degli Sforza, a Milano.

Storia gloriosa che ha trovato nuova linfa all’inizio del 2002, quando la direzione artistica del Corpo di Ballo passa al francese Frédéric Olivieri, già ancienne étoile del Balletto di Monte-Carlo e danzatore celebre nel mondo. Olivieri dedica particolare cura sia alla struttura della compagnia sia ad incrementare il repertorio, attraverso gli incontri con alcuni tra i maggiori coreografi contemporanei, tra cui John Neumeier, Angelin Preljocaj e Maurice Béjart.

Altro biglietto da visita è Sogno di una notte di mezza estate: originale coreografia del 1962 di George Balanchine, fortemente voluta da Olivieri e di cui solo la Scala in questi anni detiene i diritti in Europa. Il suo trionfale debutto, nell’ottobre 2003, al Teatro Mariinskij-Kirov di San Pietroburgo ha riscattato la compagnia scaligera dalla sua secolare assenza su quell’illustre palcoscenico della danza. Grazie a fortunati eventi consimili e ripetuti successi, l’attività del complesso si è intensificata ed è continua la valorizzazione dei suoi talenti. L’incremento delle tournée proietta la compagnia da Milano in Italia e sui palcoscenici internazionali.

 

15 aprile | Civitanova Marche, Teatro Rossini (info: 0733 812936 – www.amat.marche.it)

 

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TeatrOltre

Tommaso Ragno legge

Il grande inquisitore

da I fratelli Karamazov di Fëodor Dostoevskij

 

Protagonista a teatro con maestri della scena come Carlo Cecchi, Luca Ronconi, Massimo Castri e Giorgio Strehler, Tommaso Ragno propone in forma di lettura Il Grande Inquisitore, vertiginoso episodio tratto da I fratelli Karamazov di Dostoevskij. Con la sola forza della parola, l’attore dà vita ad un personaggio grandioso e tremendo in un lucido, terribile monologo. Una lettura di estremo nitore e intensità emotiva dedicata ad una delle pagine più belle della letteratura di tutti i tempi.

Inchiodato alla parola, lo spettatore è come spinto alla ricerca del grado zero del teatro: uno spazio «pericoloso» in cui l'attore deve battersi in un vero e proprio corpo a corpo con l'autore e perfino con se stesso.

 

Parte del grande flusso narrativo dei Fratelli Karamazov, l’episodio de Il Grande Inquisitore si pone anche come frammento dotato di autonomia. Al centro di esso la leggenda di Cristo - che si immagina ritorni tra gli uomini - e dell'inquisitore che lo condanna come eretico. Il Grande Inquisitore, utilizzando il suo potere e la sua autorità, con la condanna di Cristo impedisce che il genere umano - disponendo del libero arbitrio e professando l'amore come legge di vita - possa perdersi. Infatti, impedendo la libertà e l'amore, ha garantito agli uomini la tranquillità e la salvezza, perché essi non sono pronti ad affrontare il peso della libertà; se Cristo potesse avere l'opportunità di riprendere la sua missione provocherebbe invece la loro distruzione.

 

Il fascino del testo ha destato l’interesse di alcuni tra i maggiori maestri della scena europea, da Luca Ronconi a Patrice Chéreau, fino a Peter Brook, che acutamente ha notato come «in un’epoca in cui le dicotomie che hanno retto il mondo per mezzo secolo si sono dileguate forse l’atteggiamento migliore è quello espresso dal Cristo di Dostoevskij, basato sull’azione, l’esperienza diretta, non la discussione. E l’esperienza diretta è proprio ciò che il teatro può offrire».

 

 

17 e 18 aprile | Urbino, Museo della Città / sala Mastroianni (info: 071 2072439 – www.amat.marche.it)

 

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Pergolesidanza

TANGOKINESIS

Compañia de Tango Moderno

TANGO Y VALSES

direzione artistica e coreografia Ana Maria Stékelman

 

Dopo una brillante carriera di ballerina, coreografa e direttrice del Martin’s Theatre Contemporary Ballett di Buenos Aires, Ana Maria Stekelman inizia la sua ricerca che la porterà alla fusione del tango con la danza contemporanea. Il risultato di questa ricerca – che ha richiesto più di dieci anni – è stata la fondazione di una sua compagnia nel 1991. Sin dall’inizio la compagnia è invitata nei festival internazionali di danza, a partire dal Festival di Nantes nel 1992 e 1993 Stekelman presenta per la prima volta Tangokinesis, il brano che avrebbe dato il nome alla compagnia. Da allora la compagnia ha viaggiato e tenuto spettacoli in tutti i più famosi festival e teatri del mondo: Parc de la Villette (Parigi, Francia); Festival de L’Eté (Valence, France); Bienarte (Cordoba, Argentina); Jerusalem Festival (Israele); Municipal Theatre (La Paz, Bolivia); Julio Castello Theatre (Messico); Ocampo Theatre (Cuernavaca, Messico); Cultural International Festival Paiz (La Antigua, Guatemala); Iberoamerican Theatre festival (Spagna); Mostoles Auditorium (Spagna); Leon University (Spagna), Autumn Festival (Madrid); Municipal Theater (Santo Domingo); Lyon Dance Biennal (Francia); Colorado Dance Festival (Boulder, Colorado).

Nel 1997 Tangokinesis partecipa al film Tango del regista spagnolo Carlos Saura. Questo film riceverà una nomination all’Oscar dalla Performing Arts Academy di Hollywood. Lo stesso anno la compagnia apre la stagione di danza di Buenos Aires con la ballerina Eleonora Cassano come ospite.

Nel 1998 Tangokinesis presenta per la prima volta Consagracion del Tango interpretato da Julio Bocca e dal suo Ballet Argentino insieme ai ballerini della compagnia all’Auditorium Theatre di Mar de la Plata in Argentina. Nel 1998 Tangokinesis partecipa a numerosi festival internazionali, accrescendo ulteriormente il proprio prestigio: Bogotà (Colombia); Granata (Spagna); Fourth World Tango Summit (Lisbona); Kuopio (Finlandia); American Dance Festival (USA). Nello stesso anno, la compagnia si esibisce al Peacock Theatre di Londra ed effettua la prima tournée in Italia. Nell’ottobre dello stesso anno la compagnia partecipa ad una serata di Gala all’Opera di Parigi con Julio Bocca e il Balletto Argentino alla presenza di importanti autorità francesi. A luglio del 1999 Tangokinesis viene invitata per lo spettacolo finale del Festival d’Avignon, dove esordisce con Tango, Vals y Tango. Nell’agosto dello stesso anno, la compagnia si esibisce per la seconda volta in Italia al Teatro Romano di Verona e in settembre alla seconda edizione dell’International Theatre Festival a Buenos Aires. Nell’autunno del 1999, Tangokinesis effettua una tournée di due mesi negli Stati Uniti, presentando Tangokinesis e Concierto para Bongo ottenendo un grande successo.

Dopo alcune esibizioni in Argentina, Tangokinesis ritorna negli Stati Uniti nel marzo del 2000. Con i loro lavori Tangokinesis e Concierto para Bongo si esibiscono in New Jersey, al World Financial Center di New York e al Kennedy Center di Washington. Nel giugno del 2000 Tangokinesis presenta il nuovo lavoro di Ana Maria Stekelman Different train, sulle musiche di Steve Reich, al Maipo Theatre di Buenos Aires.

Nel gennaio del 2001, la compagnia si esibisce al Villa Vittoria di Mar de la Plata, Argentina con il programma: Tangokinesis, 4Piazzollas e Concierto para Bongo. In febbraio i ballerini della compagnia partecipano ad alcune scene del film Tres esposas, produzione italiana del regista Marco Risi. A marzo dello stesso anno Tangokinesis, insieme alla cantante Susana Rinaldi apre il Festival internazionale del Cinema di Rio de la Plata. Caratteristica della formazione non è solo la fusione di due linguaggi coreografici, la danza moderna e il tango, ma anche l’incontro di due differenti background artistici dei danzatori laddove le ballerine hanno una formazione classico-accademica, mentre i ballerini una formazione specificamente tanguera che fondono però in una sintesi davvero perfetta e assolutamente unica.

A settembre 2002 la compagnia è stata nuovamente ospite della Biennale Danza di Lione in rappresentanza dell’Argentina. Dopo Operatango (creazione 2003), nell’autunno del 2004 ha debuttato la nuova creazione di Ana Maria Stekelman, Lentejuelas seguita da una lunga tournée in America ed Europa.

 

19 aprile | Jesi, Teatro Pergolesi (info: 0731 206888 – www.amat.marche.it)

 

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Compagnia Glauco Mauri

DELITTO E CASTIGO

di Fëdor Dostoevskij

con Glauco Mauri e Roberto Sturno

regia Glauco Mauri

 

“L’uomo è un mistero difficile da risolvere. Io voglio cercare di comprendere questo mistero perché voglio essere un uomo”.

Così scriveva nel 1839 al fratello Michail il giovane Dostoevskij. Aveva soltanto 18 anni ma già sapeva che avrebbe dedicato la sua vita e la sua arte a comprendere quella tenera e crudele creatura che è l’essere umano.

Come tutti i grandi, Dostoevskij non giudica mai ma cerca di capire. Le sue storie sono piene di inaspettate verità: lampi che accecano per l’orrore a cui può arrivare l’uomo o illuminano la possibilità di amare che l’uomo ha dentro di sé. I personaggi nati dalla sua fantasia sono sempre immersi nella realtà della vita: ladri, prostitute, timidi “idioti” pieni di tenerezza, assassini, angeli di bontà. Questo è il mondo di ogni giorno, l’uomo vive la sua lotta tra il bene e il male: una lotta faticosa che però dà alla vita la dignità di essere vissuta.

Così è per Delitto e castigo. “Resoconto psicologico di un delitto” lo definì il suo autore . Ma quale ricchezza umana in questo racconto! Il dramma di Raskolnikov e la solitudine misteriosa di Porfirij ci fanno scoprire verità che tutti abbiamo sepolte dentro di noi.

Siamo perfettamente consapevoli di quanto sia impossibile trasferire dalla pagina scritta al palcoscenico tutte le complessità di un capolavoro come Delitto e castigo, così ricco di personaggi e di storie che si intersecano fra di loro. Nel nostro lavoro abbiamo quindi cercato di raccontare la discesa negli abissi dell’uomo concentrandoci sull’idea originale di Dostoevskij dalla quale si è poi sviluppato tutto il romanzo: il resoconto psicologico di un delitto! L’abbiamo fatto con profondo rispetto ma anche con la libertà (non devastante) di interpreti che ci ha trovato in profonda armonia con la sconvolgente attualità del racconto: l’insensatezza del delitto di Raskolnikov è la stessa dell’uomo di oggi - basta guardarsi intorno!

Il teatro ha bisogno di “favole” da raccontare agli uomini e l’appassionante cammino, dal delitto al castigo, di Raskolnikov è una di quelle grandi “favole” che ci chiedono di essere raccontate perché possono aiutare l’uomo a meglio comprendere sé stesso.

 

23 e 24 aprile | Jesi, Teatro Pergolesi (info: 0731 206888 www.amat.marche.it)

 

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Cooperativa Culturale Jesina

‘900 DESTINI IN FUGA

di Doriano Pela e Gianfranco Frelli

regia Gianfranco Frelli

 

Uno spettacolo riconducibile al filone del “teatro civile”, mirante a focalizzare l’attenzione su una fase importante della nostra storia recente (gli anni del secondo dopoguerra e del boom economico), su un segmento all’epoca maggioritario della popolazione italiana (ossia quella rurale) e su un fenomeno cruciale: la fine del mondo contadino e l’esodo di massa verso le città.

Il testo - che prende le mosse dalla documentazione storica - aspira ad “aprire una finestra” su tale scorcio del nostro passato recente, per porre in evidenza alcune delle modalità attraverso cui è stata scritta tumultuosamente la parola “fine” su una civiltà millenaria (e quindi su usi, costumi, linguaggi, comportamenti), e con cui si è inaugurata la modernità - non priva di contraddizioni - della società italiana.

Una modernità che per gli ex contadini inurbati si materializza, all’epoca, con il lavoro in fabbrica malpagato, con la vita stentata nelle periferie degradate, con la sudditanza psicologica verso i "cittadini" ed i modelli di comportamento diffusi da radio e tv, con lo sfaldamento delle famiglie tradizionali. Ovvero, l’altra faccia della medaglia del miraggio che abbaglia tanti giovani contadini subito dopo la fine della seconda guerra mondiale.  Ed è per l’appunto qui, sul versante della "fine" del mondo contadino, che ci si sofferma, con uno spettacolo che, ripercorrendo tali vicende, suggerisce inevitabilmente  anche spunti di riflessione rispetto al nuovo esodo - diverso ma altrettanto drammatico - degli immigrati extracomunitari. Lo spettacolo, per le sue intrinseche caratteristiche, può essere proposto sia ad un pubblico generico, sia ad una platea più ristretta, ossia quella degli studenti (specie quelli universitari e delle scuole superiori). L’allestimento non utilizza grandi spazi né scenografie complesse essendo incentrato sulla tecnica attoriale: siamo in una località delle Marche, è la primavera 1944. Un gruppo di giovani partigiani di varia estrazione regionale (in una notte qualsiasi, di guardia ad un capannone dove sono rinchiusi dei prigionieri) discute sul significato della lotta di Liberazione in termini di lotta per il cambiamento dei vecchi rapporti di lavoro e di proprietà nelle campagne.

 

Gianfranco Frelli

 

24 aprile | San Marcello, Teatro Ferrari

 

(info: 0731 206888 – www.amat.marche.it )

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